Cronaca - 16 luglio 2026, 16:05

Ponte Morandi, il sollievo e l’amarezza dei familiari: “Oggi i nostri cari hanno dei colpevoli, ma per noi la vita non tornerà più quella di prima”

Le reazioni di Michele Matti Altadonna, fratello di Luigi, e Marcello Bellasio, padre di Manuele e Camilla, dopo la sentenza di primo grado. “Soddisfatti all’80%, è stata restituita dignità alle vittime”. Ma resta la critica al sistema giudiziario: “Per i condannati finora non è cambiato nulla, per noi è cambiato tutto”

Ponte Morandi, il sollievo e l’amarezza dei familiari: “Oggi i nostri cari hanno dei colpevoli, ma per noi la vita non tornerà più quella di prima”

Un respiro di sollievo, la soddisfazione per le responsabilità riconosciute dal Tribunale, ma anche un dolore che nessuna sentenza potrà cancellare. Dopo la lettura del verdetto di primo grado per il crollo del ponte Morandi, i familiari delle 43 vittime affidano alle parole emozioni contrastanti, maturate durante otto anni di attesa e quattro di processo.

Tra loro c’è Michele Matti Altadonna, fratello di Luigi Matti Altadonna, morto il 14 agosto 2018 a 34 anni, lasciando quattro figli.

“La reazione è un respiro di sollievo”, ha dichiarato dopo la sentenza. Matti Altadonna ha quindi rivolto un pensiero al lavoro svolto dall’allora procuratore capo Francesco Cozzi e dalle centinaia di persone che hanno contribuito alle indagini e alla ricostruzione delle responsabilità.

“C’è stata una coerenza tra le richieste dei pubblici ministeri e le condanne effettive. Siamo soddisfatti all’80 per cento, non pienamente soddisfatti, ma oggi i nostri familiari, morti assassinati, hanno dei colpevoli”.

Una battaglia condotta anche per restituire dignità al fratello e alla sua famiglia. “Io ho perso mio fratello Luigi Matti Altadonna, 34 anni, che ha lasciato quattro figli a casa. Io e la mia famiglia combattiamo per loro e per ridare dignità a mio fratello. Non possiamo dire altro”.

Accanto al sollievo per le condanne resta però una profonda amarezza per il funzionamento del sistema giudiziario. A esprimerla è Marcello Bellasio, che nel crollo ha perso i figli Manuele e Camilla. 

“È importante che qualcosa ci sia stato”, ha spiegato Bellasio, precisando di non avere critiche nei confronti del lavoro compiuto da magistrati, avvocati, periti e investigatori. Il suo giudizio riguarda invece le regole e i tempi della giustizia.

“Non mi è mai piaciuto il sistema. Nella mia ignoranza da cittadino vedo che, dopo quel giorno, la mia vita è cambiata. Non è più una vita: uno cerca di non pensare a quello che ha perso e prova ad andare avanti. Ma per questa gente, in otto anni, è cambiato qualcosa? E dopo queste condanne sta cambiando qualcosa?”.

Bellasio ha sottolineato la distanza tra le conseguenze vissute quotidianamente dai parenti delle vittime e quelle che, almeno fino a una sentenza definitiva, ricadono sugli imputati condannati in primo grado.

“Può anche andarmi bene il numero di anni stabilito dai giudici, ma non mi va bene che per loro continui a non cambiare niente, mentre per noi è cambiato tutto e non si tornerà mai più indietro. Almeno adesso qualche restrizione in più cercherei di metterla”.

Il padre di Manuele e Camilla ha espresso anche la propria preoccupazione per i successivi gradi di giudizio e per la possibilità che le pene vengano ridotte.

“Un 12 anni a Castellucci potrà andare sempre meglio per lui, perché per un motivo o per l’altro potrebbe scendere. Anche questo sistema non fa molto piacere”.

Nonostante le critiche, Bellasio ha riconosciuto l’impegno e la rapidità con cui è stato condotto un procedimento estremamente complesso.

“Nel complesso è andata. Abbiamo visto il lavoro fatto dai giudici e abbiamo sempre apprezzato quello di tutti, fin dall’inizio: dalla Guardia di finanza a chi è intervenuto sul posto. Per un processo così sono stati veramente celeri, anche i giudici. Il sistema purtroppo è quello che è e anche loro si muovono al suo interno, quindi non ho da criticarli su questo”.

Federico Antonopulo

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