Attualità - 17 luglio 2026, 08:06

Due euro per un 'carro bestiame', l'odissea di chi viaggia sui bus Amt

La denuncia di una lettrice che ha atteso per diverso tempo alla fermata di piazza Ortiz: "25 minuti sotto al sole. Poi ci si chiede perché la gente si muove coi mezzi propri"

Un biglietto da 2 euro per viaggiare su un 'carro bestiame', su bus pieni all'inverosimile, facendo i conti con il caldo asfissiante, attendendo venticinque minuti sotto al sole cocente di una fermata priva di qualsiasi zona d'ombra. La stessa fermata che, in inverno, viene sferzata da una tramontana gelida.

Questa è solo l'ultima denuncia in ordine di tempo che arriva da chi utilizza i mezzi pubblici a Genova. Questa volta a raccontare l'odissea vissuta è una lettrice, colta da malore subito dopo essere ritornata a casa.

La cittadina si è trovata ad attendere un mezzo in servizio sulla linea 13 in piazza Ortiz, lungo la circonvallazione a mare, dove si trova anche il comando della Polizia Locale. Venticinque minuti alla fermata, sotto al sole, senza la possibilità di spostarsi verso un'area ombreggiata. Non un caso isolato, ma il ritratto quotidiano che si trovano a vivere migliaia di genovesi che tentano di preferire il mezzo pubblico all'auto o allo scooter, ma con sempre maggiore fatica.

Ben sapendo che una parte di questi disservizi sono da imputare al complesso momento che sta attraversando Amt - in queste settimane si discute il piano di risanamento aziendale e si moltiplicano incontri con residenti e commercianti per far fronte ai tagli come quello della navetta del Lagaccio - riconoscendo l'enorme sforzo economico messo in campo dal Comune per scongiurare il fallimento, occorre però chiedersi se questa necessaria e doverosa razionalizzazione non stia diventando un 'boomerang' per l'azienda. Nello specifico: è chiaro che davanti alla difficile situazione economica dell'Amt non si possa far altro che rivedere i costi e ridurre le spese. Tuttavia il servizio che viene garantito rischia di svuotare i bus, spingendo gli utenti e i potenziali tali a preferire soluzioni diverse.

La lettrice lo scrive con amara chiarezza: "Poi ci si chiede perché la gente compra lo scooter o si muove in auto. Se non avessi avuto un appuntamento, sarei andata a piedi".

Chi ha la possibilità di scegliere, inevitabilmente, inizia a scendere dai mezzi pubblici e a salire sulle proprie auto e moto. Riconquistare gli utenti che, dopo aver provato attese di quasi mezz'ora sotto al sole con un viaggio che si trasforma in un'esperienza fisica debilitante è un compito quasi impossibile.

Lo avevamo già raccontato alcune settimane fa, a proposito del disservizio della funicolare Zecca - Righi che, a seguito di quel primo episodio, era rimasta ferma poi per diversi giorni.

Occorre anche un po' di onestà intellettuale: da anni (e come è giusto) le istituzioni di qualunque livello promuovono campagne di sensibilizzazione per incentivare la mobilità sostenibile, quella dolce e l'uso del mezzo pubblico a discapito di quello privato. Chiunque comprende che utilizzare bus, treni, corriere, è un'arma per migliorare la qualità dell'aria in città, per ridurre l'inquinamento e per contrastare il riscaldamento globale i cui effetti sono sempre più devastanti.

Questa transizione ecologica non si porta avanti con frasi a effetto, ma si promuove con servizi dignitosi. 

Salvare Amt dal fallimento economico è una priorità assoluta per Genova. Ma per salvarla davvero non basta far quadrare i conti in tribunale: bisogna garantire che viaggiare sulla linea 13, o su qualsiasi altra tratta cittadina, torni a essere una scelta civile e non una prova di resistenza fisica. Altrimenti, quando i bilanci saranno finalmente in salvo, il rischio è quello di ritrovare un'azienda sana, ma senza più passeggeri a bordo.