Attualità - 18 luglio 2026, 17:00

Gli autisti di Amt: “Non guidiamo più sulla linea 71”. Adesso la sicurezza non è più uno scaricabarile politico

Non è accettabile rischiare la pelle sul proprio posto di lavoro. E scortare costantemente un bus lungo il suo percorso è un oltraggio al buon senso e al vivere civile

L'autobus della linea 71 distrutto a sassate da un gruppo di sudamericani ubriachi

L'autobus della linea 71 distrutto a sassate da un gruppo di sudamericani ubriachi

“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, scriveva più di duemila anni fa lo storico romano Tito Livio: mentre a Roma si tiene consulto, Sagunto viene espugnata. È un’espressione diventata proverbiale per indicare quando ci si perde in lungaggini, e si finisce per non avvistare più il vero obiettivo. 

Proprio come, a Genova, sta avvenendo in questi ultimi tempi in tema di sicurezza. Mentre la politica litiga su competenze e numeri delle forze dell’ordine, mentre il centrodestra organizza le ‘passeggiate pacifiche’, mentre il centrosinistra ripete come un disco rotto che occorre la ‘pattuglia interforze’, mentre la Prefettura viene tirata in ballo da tutte le parti, mentre il Governo fa melina e mentre si elevano sceriffi improvvisati e autoproclamati condottieri della mandria social (non da ultimo un commerciante pegliese), succede che un bus della linea 71, tra quelle che dovrebbero essere maggiormente attenzionate nella stagione estiva, viene distrutto a sassate tra due bande di sudamericani ubriachi fradici, in mezzo alla strada, sotto gli occhi di un autista a dir poco terrorizzato che solo grazie alla sua prontezza d’istinto è riuscito a mettersi in salvo. 

Un episodio gravissimo, che è solo la punta dell’iceberg di quanto in città avviene ormai da troppo tempo. Ma mentre la politica parla e parla e parla, adesso c’è un elemento in più che non si può non considerare. C’è un fatto che non può essere né taciuto né tacciato come opinione. Gli autisti dell’Amt hanno scioperato immediatamente dopo questo episodio e dopo che, la sera stessa, una collega della linea 161 è stata presa a schiaffi da un motociclista che pretendeva di avere la precedenza e sosteneva che dovesse essere il mezzo pubblico a fare retromarcia.

Ecco allora che la sicurezza ha smesso di essere uno scaricabarile politico, ha smesso di essere una percezione, perché quando si rischia la pelle sul posto di lavoro, allora significa che si è abbondantemente passato il segno. Tutti quanti. 

Siamo a un livello di impunità, di violenza e di odio sociale che la tragedia, quella più grave di tutte, è veramente dietro l’angolo. È sempre più vicina. Questa mattina nessun bus della linea 71 è partito da piazza Rapisardi alla volta di San Carlo di Cese. Partirà solamente quando ci sarà una scorta continuativa da parte delle forze dell’ordine. Altrimenti, motori spenti. 

Siamo arrivati a questo punto: siamo arrivati al punto di litigare talmente tanto sulla sicurezza (ma sarebbe meglio dire sulla mancata sicurezza), in mezzo a consigli monotematici surreali e a dichiarazioni muscolari di chi si dovrebbe soltanto nascondere, che un servizio pubblico viene interrotto così, di punto in bianco, perché non ci sono le condizioni minime per poterlo assicurare. 

E chi ci rimette? Chi va in gita ai laghetti oppure chi in Val Varenna e lungo le pendici verso San Carlo ci risiede? Per la demenza di pochi (ma sono poi veramente così pochi?) pagano tutti quanti: anche questo è un vecchio adagio, anche questo tristemente vero. 

Sono almeno vent’anni che il tema della sicurezza in Val Varenna è di stringente attualità. Sono passate le amministrazioni, e siamo costantemente punto e accapo. Forse la soluzione è una sola: chiudere per sempre l’accesso ai laghetti, o almeno renderlo molto più difficoltoso. Qualcosa va fatto, perché non può diventare la normalità il fatto che un autobus per partire dal capolinea debba essere scortato. È un oltraggio al buon senso oltre che al vivere civile. 

Oggi, dopo che gli autisti dell’Amt hanno perso la pazienza, e con piena ragione, tutti si impegnano a fare qualcosa. La politica incassa un’altra lezione di maturità da lavoratori che chiedono solamente di poter fare il loro mestiere e tornare a casa dalle loro famiglie. È chiedere troppo? Forse più che agli autisti, l’assistenza servirebbe a chi regge le istituzioni. Magari qualche decisione anche lontanamente intelligente sarebbero in grado di prenderla. 

Redazione La Voce di Genova

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