Mantenere viva la memoria del ventitreenne ucciso durante le giornate del G8 e di riflettere sul significato politico e civile di quegli eventi: questo lo spirito del presidio "Per non dimentiCarlo" che oggi, lunedì 20 luglio, è in corso in piazza Alimonda. L'iniziativa promossa dal Comitato Piazza Carlo Giuliani propone un fitto programma di interventi, testimonianze e momenti musicali che si protrarrà fino alla sera, per ricordare il ventitreenne che ha perso la vita 25 anni fa durante il G8.
Per garantire lo svolgimento della manifestazione sono stati predisposti specifici servizi di sicurezza e vigilanza da parte delle forze dell'ordine, secondo quanto definito nei tavoli tecnici coordinati dalla Questura.
L'evento comporta anche alcune modifiche alla circolazione: Fino alle 22 è vietato il transito in diversi tratti di piazza Alimonda, di via Ilice e di via Caffa, dove sono stati istituiti anche divieti di sosta. Previsti inoltre l'obbligo di svolta a sinistra tra via Caffa e via Odessa per i veicoli provenienti da via Tolemaide, oltre all'istituzione di sensi unici in via Crimea (direzione monte-mare) e in via Teodosia (direzione levante-ponente).
Prevista inoltre, per domani sera, una fiaccolata da Piazza Tommaseo alla scuola Diaz.
Nel pomeriggio anche la sindaca di Genova Silvia Salis ha preso parte al presidio.
Presente anche la sorella di Carlo Giuliani, Elena: "Il senso di questa giornata, che ripetiamo ormai da 25 anni, è duplice - ha dichiarato-.Da una parte si fa memoria di quello che è successo per chiedere verità sui fatti di Genova, perché per Carlo, ad esempio, per l'omicidio di Carlo, non è mai stato celebrato un processo: il caso è stato archiviato molto rapidamente. Dall'altra, perché i temi di allora sono ancora tutti terribilmente, tragicamente presenti oggi. Parliamo delle guerre, parliamo del genocidio in Palestina, parliamo del collasso climatico e ambientale, ma parliamo anche di problemi più immediati: il lavoro, la scuola, la repressione che continua. Ricordiamo anche solo quello che è successo ieri a Bologna: un'altra persona è stata uccisa durante un intervento delle forze dell'ordine. Questo significa che quello che noi chiedevamo allora è ancora tutto valido, è ancora estremamente necessario. E anche il modo in cui siamo stati trattati allora, la repressione che è stata condotta contro il movimento, è qualcosa che continua, continua e continua".
"Quel 20 luglio 2001 è vicinissimo - continua -. La repressione nelle strade è una realtà ancora attuale, lo dimostrano anche i fatti di ieri a Bologna. Per questo bisogna finalmente iniziare a fare un ragionamento su come gestire l'ordine pubblico, su come affrontare il dissenso e i problemi del Paese e del mondo. Forse non è corretto, come ci hanno voluto far credere allora, affrontarli con la violenza, con la guerra, con i licenziamenti o con modalità repressive. Bisogna invece ricostruire una società democratica, che rispetti la nostra Costituzione e i principi democratici.
Sapere quello che è stato fatto a mio fratello e vedere oggi forme di quella repressione, di quel trattamento, ripetersi è il motivo per cui siamo qui da 25 anni. Quello che chiediamo è che ci sia un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e che si faccia un ragionamento politico a livello nazionale su come sono state gestite le cose, proprio per evitare che quei fatti si ripetano. Che si ripetano nelle strade, nelle carceri, nei centri di detenzione per i migranti, ai nostri confini.
Il racconto di quei fatti è stato in parte travisato e non ha restituito esattamente tutto quello che è successo. Non è stato raccontato tutto quello che si chiedeva allora e non è stata affrontata fino in fondo la violenza, la repressione che si è scatenata nelle strade di Genova. Il fatto di non aver fatto luce su piazza Alimonda, ma anche su tanti altri episodi, da piazza Manin a via Tolemaide, è una ferita che continuiamo a portarci dietro e che continua a lasciare una scia di sangue nel Paese. Bisogna dire basta".
Accanto al ricordo di Carlo Giuliani, la manifestazione ha voluto rivolgere lo sguardo anche alla tragedia di Gaza. Alcuni partecipanti hanno srotolato in piazza un lungo lenzuolo bianco, trasformato in un simbolico sudario collettivo, mentre veniva letto un testo dedicato alle vittime palestinesi e ispirato al libro Sudari per Gaza di Paola Caridi.
Nel corso della lettura il telo bianco è stato descritto come il simbolo dei sudari che avvolgono i corpi delle vittime palestinesi, non per nasconderli ma per sottrarli all'oblio e restituire loro dignità. Il testo ha ripercorso la storia di Gaza, denunciando la distruzione provocata dalla guerra, il numero ancora incerto delle vittime e la necessità di "non dimenticare neanche un nome", sottolineando come dietro ai numeri ci siano persone, famiglie, vite e storie.
Il momento si è concluso con un lungo applauso e con alcuni slogan scanditi dalla piazza, tra cui "Palestina libera" e "Carlo è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai", a unire idealmente il ricordo del giovane ucciso durante il G8 del 2001 alla solidarietà espressa verso il popolo palestinese.