Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
Nel 2014, in un momento in cui il fenomeno migratorio a Genova stava assumendo forme nuove e ancora poco raccontate, un gruppo di lavoratori della biblioteca De Amicis e alcune persone di origine straniera decisero di dare vita a un'associazione mista, capace di tenere insieme mondi diversi attorno a un obiettivo comune: offrire sostegno a chi arrivava in città senza un punto di riferimento. Nasceva così Semi Foresti, che oggi, dopo oltre un decennio di attività, continua a essere un presidio del volontariato nel centro storico genovese. Ne abbiamo parlato con Ivana Callegari, tra le fondatrici dell'associazione.
“Già dal 2008 venivano stranieri e anche persone in difficoltà in biblioteca, perché è uno spazio pubblico e gratuito dove si può ascoltare musica, vedere film, collegarsi a Internet per sentire le persone rimaste al paese d'origine - racconta Callegari -. Non era come adesso, in cui tutto più semplice: allora era l'unico modo per restare in contatto con casa. Abbiamo cominciato ad aiutarli, perché c'erano i centri di accoglienza, certo, ma servivano anche altre cose molto pratiche: un posto per dormire, un posto per mangiare. E abbiamo capito che con un'associazione avremmo potuto fare meglio e di più”.
La prima attività portata avanti dal gruppo, oltre al supporto nel disbrigo dei documenti e nei rapporti con la Questura, furono i corsi di italiano, avviati proprio negli spazi della biblioteca De Amicis. Per anni l'associazione non ha avuto una sede propria, spostandosi tra diversi spazi messi a disposizione dal Comune, dalla salita della Fava Greca al Centro Scuole e Nuove Culture, continuando comunque a organizzare corsi e attività. Poi, poco prima della pandemia, Semi Foresti ha vinto un bando per la gestione dello spazio del Municipio che occupa tuttora. È qui che, accanto ai corsi di italiano ormai consolidati, è nato anche il corso di sartoria, ancora attivo, e si sono aggiunte nel tempo nuove iniziative: laboratori teatrali, presentazioni di libri, attività per bambini e, più di recente, incontri di "Human Library". Ma è un altro progetto, inaugurato nel 2023, ad aver in qualche modo trasformato l'identità dell'associazione: la biblioteca, con una sezione per ragazzi e una per adulti. “Non è grande, ma funziona esattamente come una biblioteca comunale: abbiamo un sito consultabile online, dove si possono vedere i libri disponibili, e un sistema di catalogazione e prestito che abbiamo acquistato apposta, con prestiti e restituzioni regolari”.
Accanto alla biblioteca è nato anche un piccolo mercatino di libri, alimentato dai doppioni, e uno spazio esterno dove l'associazione espone gratuitamente oggetti donati come libri, vestiti e giochi per bambini che chiunque può prendere liberamente: “Non è un book-crossing vero e proprio, ma qualcosa di molto simile: le persone sanno che ogni giorno può esserci qualcosa di nuovo nei nostri mobiletti fuori, e c'è un giro continuo di chi viene a guardare cosa abbiamo messo”.
Dietro un'attività così articolata si muovono oggi circa cinquanta persone, tra volontari, insegnanti, borse lavoro e tirocinanti: “Funzioniamo un po' come un'azienda, anche se non lo siamo. La gestione non è affatto semplice, anche per il peso della burocrazia, e più cose si fanno, più ce ne sono sempre altre da fare. È un classico, però la voglia di andare avanti resta: ci sono momenti migliori e momenti più complicati, ma se ci si fermasse davanti alle difficoltà non si farebbe più nulla. Anche quando i momenti non sono facili, quello che facciamo alla fine dà soddisfazione, e siamo contenti di farlo”.
In più di dieci anni di attività, secondo Callegari, è cambiato molto anche il tessuto sociale del centro storico e le esigenze di chi si rivolge all'associazione: “All'inizio avevamo un gruppo di ragazzi che faceva teatro insieme, ci si vedeva, si costruivano cose insieme: era quasi una novità, per l'epoca. Oggi quei gruppi si sono persi. Sono cambiate le persone, è cambiata l'immigrazione, sono cambiate le esigenze: manca un po' quella parte associativa e attiva che c'era prima, adesso ci si muove più che altro sul bisogno immediato”. Un cambiamento, precisa, che non riguarda solo le persone straniere: “È cambiato un po' per tutti, non solo per chi arriva da fuori. Le persone che arrivavano in quegli anni avevano speranze diverse, un'accoglienza diversa da quella che c'è adesso; ma non sono cambiati solo loro, sono cambiate anche le migrazioni stesse, con aspettative molto diverse rispetto al passato. C'era più umanità allora, ed è un'umanità che abbiamo perso un po' tutti: lo si vede sull'autobus, camminando per strada, in certe frasi che si sentono dette con leggerezza su cose che leggere non sono affatto. Il mondo è diventato così, purtroppo: ci sono tante sofferenze, tanti giovani sottopagati, anche laureati trattati male. È una situazione sociale complessa e difficile, e non è facile essere giovani oggi, che si sia stranieri o no”.

Tra le esperienze più recenti, Callegari cita con particolare soddisfazione l'iniziativa realizzata insieme al Celivo al Museo del Mare, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato dello scorso 20 giugno, nell'ambito di un progetto con la Chiesa Valdese che ha portato per la prima volta a Genova un incontro di "Human Library": “Sono venute molte persone, e il racconto umano è stato bellissimo, sia da parte di chi lo ha condiviso sia da parte di chi è venuto ad ascoltare: tutti erano contenti, è stata un'esperienza davvero bella”. Un formatore ha seguito per due incontri le persone coinvolte nella narrazione delle proprie storie, guidandole nella costruzione del racconto. Nonostante una pubblicità limitata, l'iniziativa ha avuto un buon riscontro di pubblico, e proprio per questo l’appuntamento non resterà isolato: da settembre l'associazione ne ha già in programma altri tre.
Al momento i volontari attivi, tra insegnanti e staff, sono una trentina, “i più operativi, poi ce ne sono altri più sporadici”. L’associazione è sempre pronta ad accogliere nuovi iscritti: “Non servono requisiti specifici, la porta è aperta a tutti, poi ci si organizza strada facendo. Certo, se una persona ha già una competenza specifica è sempre meglio: abbiamo chi si occupa della comunicazione, chi segue i bandi, chi si occupa della catalogazione in biblioteca. Ma serve anche chi si occupa delle pulizie, chi mette in ordine: serve davvero tutto”. Anche per l'insegnamento, aggiunge, non è indispensabile un percorso da docente: “Non tutti i nostri insegnanti sono stati insegnanti di professione, ma alcuni si rivelano bravissimi lo stesso. È anche un'occasione per tirar fuori un talento che magari nella vita si era lasciato da parte: ho sentito insegnare persone che non hanno mai fatto questo mestiere, e li ascolto pensando che stiano insegnando benissimo. Serve soprattutto la voglia di esserci. Ognuno può trovare il proprio modo di contribuire e, spesso, scopre capacità che non pensava di avere”.










