Le segreterie genovesi di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati si schierano contro l'ipotesi di un nuovo aumento della Tari a Genova. I sindacati fanno riferimento alle indiscrezioni emerse sui media, secondo cui il Comune starebbe valutando un incremento del 6,7%, che porterebbe il capoluogo ligure a essere la città metropolitana con la tassa sui rifiuti più alta d'Italia.
Nel documento diffuso oggi, le organizzazioni sindacali mettono a confronto la situazione genovese con quella di altre grandi città italiane. Milano, sottolineano, negli ultimi anni ha ridotto la Tari del 9% e quest'anno applicherà un aumento inferiore al 3%, mentre Torino manterrà invariate le tariffe estendendo le agevolazioni alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro.
"Esprimiamo la nostra più convinta contrarietà a questo eventuale aumento – affermano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati –. Il peso dei prodotti energetici e delle bollette sulle pensioni diventa insostenibile e alla fine sono sempre le famiglie a soccombere".
I sindacati riconoscono la necessità per il Comune di garantire l'equilibrio del bilancio di Amiu e ribadiscono la volontà di tutelare l'azienda partecipata e i suoi lavoratori. Allo stesso tempo, però, chiedono all'amministrazione di individuare soluzioni alternative che consentano di evitare nuovi rincari per i cittadini.
Tra le proposte avanzate figurano l'utilizzo del futuro gettito derivante dalla rottamazione delle imposte approvata dal Comune, l'incremento delle utenze domestiche registrato negli ultimi anni (+2.489), una quota della tassa di soggiorno e i dividendi Iren, pari a 34 milioni di euro, tre milioni in più rispetto all'anno precedente. Le organizzazioni chiedono inoltre di accelerare la chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso la realizzazione degli impianti di smaltimento.
"Comprendiamo che un bilancio si regga anche su queste entrate – concludono i sindacati – ma riteniamo che la valutazione sociale sulla necessità di non gravare ulteriormente sui più deboli debba essere accolta, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. In generale non può passare il principio che si possano dare meno servizi e più costosi".






