Non più una scorta a ogni corsa da e verso San Carlo di Cese, ma dei presìdi fissi sia in piazza Rapisardi che in cima a San Carlo, ovvero i due capolinea del bus 71. È quanto deciso nel corso del vertice in Prefettura di Genova che si è svolto ieri, alla presenza dei rappresentanti di Amt, dei sindacati dell’azienda, degli assessori comunali Arianna Viscogliosi ed Emilio Robotti (delegati rispettivamente a Sicurezza e Mobilità) e della prefetta, Cinzia Torraco.
Il tema del 71 non poteva non essere toccato: non solo a seguito dei gravissimi danneggiamenti a un mezzo avvenuti venerdì scorso (una vera e propria sassaiola contro l’autobus, i cui vetri sono stati infranti in più parti), ma anche perché è considerato una delle linee più sensibili dal punto di vista dell’ordine pubblico, l’autobus che gli autisti si rifiutano di guidare, a meno che non siano garantite le minime condizioni di sicurezza.
La novità, rispetto alla situazione delle ultime settimane che è stata più che difficoltosa, è che accanto alla Polizia Locale ci saranno i Carabinieri Forestali: a loro toccherà il compito di monitorare su e giù la Val Varenna, evitando che le ‘fieste’ dei latino-americani, che amano popolare la zona dei laghetti, finiscano per sfuggire di mano, come avvenuto nei giorni scorsi.
Basterà? Gli autisti di Amt lo sperano perché, come ribadito anche ieri in Prefettura, “al minimo problema di ordine pubblico e alla minima mancanza di sicurezza nei nostri confronti, torneremo a chiedere la sospensione della linea”.
Le sigle che riuniscono i lavoratori sono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal. La loro pazienza è ampiamente finita: “Abbiamo sottolineato - spiegano i rappresentanti dei lavoratori - come alcune delle azioni previste dal Protocollo della Sicurezza e dai suoi periodici aggiornamenti siano state solo parzialmente poste in essere con continuità e come altre abbiano bisogno di un continuo monitoraggio per apportare le azioni aggiuntive necessarie a diminuire il rischio aggressioni per il nostro personale. Tutti vari corpi delle forze dell’ordine hanno manifestato la loro attenzione al tema sicurezza nel Tpl e nello specifico: il questore e il generale dei Carabinieri ha richiesto di poter avere da Amt la mappatura in merito a capilinea, linee ed orari più a rischio per mettere in campo azioni mirate di presidio del territorio; la Guardia di Finanza si è detta disponibile a rafforzare i suoi presidi soprattutto in zona Caricamento. Per quanto riguarda la linea 71, saranno effettuati più controlli dei Carabinieri Forestali e garantito il presidio fisso nelle giornate di maggior afflusso nella Val Varenna; resta inteso che in caso di turbative legate al servizio ed ancor di più alla sicurezza riteniamo inevitabile la sospensione del servizio”.
Secondo le sigle sindacali, “la convocazione in Prefettura rappresenta il primo incontro in cui sono stati messi allo stesso tavolo tutti gli interlocutori istituzionali, aziendali e sindacali e soprattutto tutti i corpi delle forze dell’ordine: abbiamo ribadito la necessità di ulteriori incontri utili a monitorare il fenomeno per poter intervenire nelle varie zone della città”.
Tutto giusto e tutto doveroso, ma viene da chiedersi: come mai il problema non è stato affrontato preventivamente? Come mai è stato permesso il verificarsi di un episodio di tale gravità, come un bus preso a sassate? Dov’erano prima dell’estate i rappresentanti istituzionali, quando c’era da organizzare la sicurezza sul territorio in vista dell’estate? Lo si scopre oggi che c’è un enorme problema in Val Varenna legato ai laghetti di San Carlo? Lo si scopre oggi che questa situazione va avanti da decenni e, di fatto, non è mai migliorata?
Gestire la sicurezza è un tema complesso. Chi la liquida con dei post sui social network all’insegna del ‘abbiamo già fatto tutto’ o è completamente in malafede o è completamente rimbambito.






