La decisione del Municipio Levante di assegnare la gestione dello spazio di piazzale Rusca, a Quinto, a un’altra associazione del territorio ha aperto una frattura profonda nella comunità locale. A perdere la sede è il Centro Anziani La Rotonda, realtà che da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio sociale e aggregativo per la delegazione. Ma a contestare l’esito del bando non sono solo gli anziani: anche il gruppo giovanile Quinto Gen Zena, coinvolto nel progetto presentato dalla Rotonda, denuncia una “occasione persa per Genova”.
Un gruppo di ragazze e ragazzi genovesi, insieme a diverse realtà del territorio, aveva infatti immaginato per quello spazio un progetto di comunità, inclusione e partecipazione. Dopo la decisione, il gruppo aveva scelto di non alimentare polemiche, osservando in silenzio lo sviluppo della vicenda. Ma oggi, di fronte alla piega che ha preso il dibattito, rivendica il valore di un percorso costruito dal basso. “Avevamo deciso di investire tempo, energie e competenze per creare qualcosa che andasse oltre la semplice gestione di un circolo”, spiegano. “Un luogo aperto al territorio, capace di mettere in relazione generazioni diverse e di rispondere ai bisogni del quartiere”.
Il progetto non era nato in solitudine. Attorno alla proposta si era formata una rete ampia e solida: gli anziani che per anni hanno custodito La Rotonda, il Cesto, la Cooperativa La Comunità, Il Rastrello e altre realtà impegnate nell’inclusione sociale, nell’educazione, nella cura degli spazi pubblici e nella costruzione di comunità.
Durante i mesi del bando, questa rete aveva già iniziato a lavorare insieme: incontri, ascolto del territorio, coprogettazione. “Eravamo convinti che La Rotonda dovesse diventare un bene realmente aperto al quartiere, come richiesto dal bando”, spiegano i giovani. “Non un luogo da assegnare, ma da condividere”.
Oggi la discussione pubblica si concentra su chi debba gestire il bene. Ma per i giovani la questione è un’altra: "Perché, quando le nuove generazioni si organizzano, costruiscono reti e si assumono responsabilità, questa energia finisce sempre in secondo piano?". “Chiediamo che il protagonismo giovanile venga considerato una risorsa strategica, non un elemento marginale da citare solo nei convegni o nei programmi elettorali”, affermano.
Per il gruppo, la vicenda della Rotonda non deve trasformarsi in una contrapposizione permanente. Può diventare invece l’occasione per aprire un nuovo percorso di coprogettazione che valorizzi il lavoro svolto in questi mesi e metta davvero insieme competenze, esperienze e generazioni diverse. “La forza del nostro progetto era questa: non sostituire qualcuno, ma unire. Non dividere il territorio, ma renderlo protagonista”, spiegano. “Noi continueremo a esserci, perché il futuro di Genova non può essere deciso senza i giovani. Il nostro auspicio è che prevalga la volontà di ricostruire un progetto condiviso, aperto e realmente partecipato. Perché la città non ha bisogno di vincitori e vinti, ma di luoghi capaci di generare comunità. E questa occasione, per i giovani di Genova, è troppo importante per essere archiviata".






