Quando una bottega di quartiere chiude i battenti, non se ne va solo un'attività commerciale: si spegne un punto di riferimento, un luogo di ritrovo e un pezzo d'identità collettiva.
Lo sanno bene gli abitanti di Sestri Ponente, che il 1° agosto si sono trovati ad affrontare un addio, quella della Macelleria Bisio che ha abbassato per l'ultima volta la sua serranda al Mercato Comunale, mettendo un punto a 73 anni di storia, iniziati nel lontano 1953 con la prima generazione della famiglia.
Un saluto commosso, non un fulmine a ciel sereno per la verità, perché già da mesi era stata annunciata la chiusura dell’attività commerciale ma non per questo non meno sentito.
In tanti si sono affacciati per un ultimo acquisto, ma soprattutto per un ultimo saluto tra i banchi del Mercato del Ferro e i messaggi di affetto non sono certo mancati. Basti pensare al video che gli stessi clienti hanno voluto realizzare ripercorrendo non soltanto la storia della storica bottega, soprattutto evidenziando il profondo legame che si è creato negli anni tra i clienti e la famiglia Bisio.
“Una bottega di quartiere, un sapere tramandato. Patrizia, Gianni e Sonia: tre nomi e una stessa passione, la cura dei clienti. Nelle botteghe di quartiere si respira ancora aria di famiglia, aria di Genova, aria di Sestri. Per ogni cliente servito non è mai mancato un consiglio, una ricetta, un racconto divertente accaduto nei tanti anni di lavoro e qualche aneddoto immancabilmente in genovese”, ricordano le parole del video.
“Sulle nostre tavole addobbate a festa non mancavano mai l'arrosto legato a mano da Sonia, il coniglio disossato da Patrizia, o le costine tagliate una a una da Gianni tra un mugugno, un omaggio, e l'immancabile occhiolino scherzoso. Con un sipario genovese che si chiude, è una serranda sestrese che stavolta chiude per sempre. Ma nonostante il sipario si chiuda, per noi clienti il cuore per voi resta aperto” continua.
Una gratitudine reciproca, quella tra la famiglia Bisio e i cittadini di Sestri Ponente, che i titolari hanno affidato a una toccante lettera aperta diffusa sui canali social della macelleria, proprio assieme al video: “Non avremmo mai pensato che sarebbe arrivato questo giorno. Oggi, per l'ultima volta, abbiamo aperto quella porta, acceso quelle luci, preparato il banco e accolto i nostri clienti con il sorriso. Non si chiude soltanto una macelleria. Si chiudono 73 anni di storia, iniziata nel 1953. Una storia fatta di mani che hanno lavorato con passione, di sacrifici, di notti insonni, di sorrisi, di fiducia e di amore per questo mestiere".
Un legame indissolubile con intere generazioni di famiglie cresciute tra le corsie del mercato: “Tra quel bancone sono passate generazioni intere. Abbiamo visto bambini diventare genitori, abbiamo conosciuto nonni, figli e nipoti. Per noi non siete mai stati semplicemente clienti. Siete stati parte della nostra famiglia. Le serrande oggi si sono abbassate. Ma i ricordi non si abbasseranno mai”.
Qualche settimana fa era stata proprio Sonia, con un post via social, a ripercorrere la storia della macelleria: “Vi parlo con un nodo nel cuore, come figlia di questa macelleria, figlia di un sogno che pulsa da 73 anni. Mio nonno, nel 1953, ha aperto qui, con la bisnonna, al Mercato Cortellazzo a Sestri Ponente, un luogo fatto di sacrificio, di 35 banchi, di sguardi, di passi. Mia nonna, a 16 anni, scendeva ogni mattina dal palazzo di fronte, dove lavorava come parrucchiera, per prendere l’acqua alla fontana. È lì, con il profumo di ‘acqua e carne’, che ha incontrato mio nonno, un uomo forte e possente".
La storia di un amore che ha sostenuto la crescita dell’attività: “Da quel primo sguardo è nato un amore che ha cambiato tutto. Lei ha imparato il mestiere, e insieme hanno costruito un mondo, una famiglia, Lorenzo, Anna e Patrizia, la mia mamma . Poi mia madre, con pazienza, ha seguito le loro orme, ha studiato, ha lavorato con loro. E mio papà Giovanni, da ragazzo, era un garzone che lavorava in un banco di macelleria li di fianco. Si sono innamorati ‘giovani come l’acqua’, hanno camminato insieme, e quando mio nonno ha compiuto 50 anni, ha passato il testimone a mio padre e mia madre. È stata la scelta più giusta: loro, con amore, hanno custodito questo sogno per tutti questi anni”.
Poi il suo arrivo: “Per 15 anni ho affiancato loro e quando Giovanni, con la voce strozzata dal magone, ha abbracciato mia mamma e mio papà, ho capito che non eravamo solo quelli che ‘tagliano la carne’. Siamo stati un pezzo del loro cuore, un rifugio dove scambiarsi un abbraccio, una parola. E così come loro, ogni cliente, vecchio e nuovo, è diventato un amico”.
Per Sonia, così come per la famiglia ogni cliente “non è un numero, è un nome, è una storia, è un legame che porteremo sempre con noi”.






