Corse cancellate, nessuna comunicazione e utenti a terra.
Quella di ieri, martedì 4 agosto, è stata una mattinata di disagi e caos per pendolari e residenti della Val Fontanabuona, del Tigullio e del Golfo Paradiso che si spostano con i mezzi pubblici. Il trasporto pubblico locale extraurbano gestito da AMT, infatti, ha avuto una serie di pesanti disservizi.
A sollevare formalmente la questione sono i consiglieri di Città Metropolitana di Genova Carlo Gandolfo, Giuseppe Pastine, Fabrizio Podestà, Andrea Rossi, Flavia Pastorino, Albino Armanino, Elisabetta Ricci, Laura Repetto e Vincenzo Falcone, che si sono fatti portavoce delle numerose lamentele ricevute dagli utenti.
Ciò che ha esasperato maggiormente la cittadinanza è stato il totale difetto di informazione.
Lo ribadiscono i consiglieri nella loro nota, i tagli al servizio sono avvenuti "senza peraltro che ci fosse stata alcuna comunicazione preventiva o informazioni sul sito di AMT". L'assenza di avvisi ha avuto ripercussioni immediate sulla vita quotidiana del territorio: "Questa grave situazione ha impedito a molte lavoratrici e molti lavoratori di raggiungere ieri mattina il posto di lavoro o di farlo con grave ritardo e ha creato disagio a tutti gli utenti in genere".
Preso atto che diversi primi cittadini del territorio si sono già mossi autonomamente per pretendere spiegazioni, l'intero gruppo di consiglieri metropolitani ha deciso di incalzare l'amministrazione e l'azienda per evitare che l'episodio si trasformi in una costante dell'estate. Nella lettera inviata si chiede infatti "quali siano le iniziative che vorrete porre in essere per scongiurare il ripetersi di tali disservizi ed eventualmente quali canali comunicativi vorrà attivare l’Azienda per contenere le situazioni di disagio causate dalla soppressione di pubblico servizio".
Non siamo più di fronte a semplici errori di gestione o a una serie di sfortunate coincidenze. La situazione in cui versa il trasporto pubblico locale provinciale appare ormai come un disegno lucido, costante e quasi orchestrato per depotenziare il servizio, peggiorare le condizioni di lavoro del personale e spianare la strada a logiche di privatizzazione che penalizzeranno unicamente l'utenza e il territorio.
USB Lavoro Privato denuncia con forza il progressivo smantellamento della rete e l'assoluta inadeguatezza delle scelte politiche e aziendali che stanno strangolando il Tigullio e l'intera provincia.
Partiamo dall'ultimo paradosso: l'ordine di servizio sulle linee provinciali
L'ultimo capitolo di questa gestione scriteriata è l'ordine di servizio che impone di caricare gli utenti urbani sulle linee provinciali. Una decisione del tutto avulsa dalla realtà operativa, che apre a criticità gravissime fin dai primissimi punti:
Posto guida completamente aperto e rischio aggressioni: I mezzi provinciali non dispongono di una paratia interna di protezione per il posto guida, che risulta quindi aperto. Ammassare un numero eccessivo di persone significa avere l'utenza a ridosso del conducente, facendo impennare il rischio di aggressioni, un fenomeno purtroppo decisamente crescente, specialmente nell'ultimo periodo nella città di Genova.
Mezzi inadeguati: I bus provinciali nascono con sole due porte lente e non con quattro porte veloci, oltre a disporre di spazi e capienze ridotte per i posti in piedi.
Il dramma dell'entroterra: Ammassare troppi passeggeri urbani significa ostacolare materialmente la discesa delle persone provenienti dall'entroterra, allungando a dismisura i tempi di sosta alle fermate.
Tempi insostenibili: Con percorrenze mai riviste né adeguate alla realtà della strada, il risultato inevitabile sono ritardi cronici accumulati fino ai capilinea, a scapito della regolarità del servizio e dello stress psicofisico degli autisti.
Un rosario di criticità irrisolte sul territorio
Questo provvedimento si inserisce in una lista interminabile di scelte miopi e dannose che si trascinano da anni senza che nessuno intervenga:
Piazza della Nazione a Rapallo: Una rivisitazione urbanistica scellerata che crea gravissime difficoltà di manovra ai bus in ingresso, a cui si aggiunge la scandalosa autorizzazione concessa ai bus Flixbus di sostare proprio nella stessa piazza (autorizzati da chi ? ) e negli stessi orari previsti per le linee di trasporto pubblico.
Lo smantellamento del presidio del capopiazza a Rapallo: Una figura fondamentale di controllo e sicurezza lasciata colpevolmente vacante, privando gli autisti di un punto di riferimento immediato sul campo.
Il capolinea di Chiavari (Torre Fara Piazza, Nassiriya ,Lungomare): Lo spostamento ha comportato aggravi di costi per circa 150.000 euro all'anno solo di gasolio, creando disagi continui.
Promesse e impegni presi con AMT e sindacati a Chiavari
Torre Fara: L'amministrazione comunale aveva assunto impegni precisi — mai mantenuti — sull'installazione di servizi igienici e di un riparo per i lavoratori. Con la calura estiva, gli autisti sono costretti a sostare per 25 minuti sotto il sole cocente con i motori spenti e senza aria condizionata, ripartendo in condizioni di sicurezza e salute compromesse. E nessuno vigila su questi accordi disattesi.
Piazza Nassiriya: Gli impegni presi per l'implementazione della segnaletica orizzontale sono stati totalmente disattesi.
Piazza Sant'Antonio a Sestri Levante: Si ripete la criticità della sovrapposizione degli spazi di sosta con i bus Flixbus negli orari in cui devono sostare i mezzi di linea.
Lo smantellamento della rimessa di Uscio mai sostituita da un capolinea adeguato (rimessa smantellata per criticità salvo poi diventare deposito di autocarri e mezzi d'opera ben più pesanti dei bus.
Quasi totale mancanza di controlli sulla rete extraurbana che favorisce evasione e mancanza di controllo delle regole di viaggio.
Le voci dello spostamento del presidio di centrale operativa e addetti esercizio da Chiavari a Carasco (zona esondabile che in fase di allerta rossa va evacuata e come si fa in quei giorni ? Si sta senza centrale operativa?)
Tutte tessere di un unico mosaico: rendere il servizio provinciale inefficiente, costoso e disagevole per poi poter gridare al fallimento del pubblico.
La provocazione della privatizzazione: i privati tagliano i servizi, non li migliorano
E la "ciliegina sulla torta" arriva dalle recenti, inaccettabili dichiarazioni di qualche sindaco che invoca l'ingresso di aziende private per "gestire meglio" il trasporto pubblico.
A queste persone va ricordato quanto accade ovunque il TPL venga svenduto ai privati: l'unico obiettivo è il profitto
Gli esempi già ci sono , in Umbria , in Toscana , in Veneto , in provincia di Torino, basta verificare sulle fermate di questi luoghi quanti passaggi fanno le corriere per capire .
Tradotto in pratica significa il taglio netto dei rami secchi, ovvero la cancellazione totale delle corse a bassa frequentazione, isolando definitivamente i piccoli comuni e le zone dell'entroterra. Certi proclami farebbero bene a tenerseli in tasca.
La domanda aperta
Vogliamo capire con urgenza dove vogliono andare l'amministrazione del Comune di Genova, Città Metropolitana e l'Azienda. Qual è la strategia reale per il trasporto pubblico provinciale? Si vuole continuare sulla strada del degrado programmato per giustificare svendite future, o si intende finalmente sedersi a un tavolo per ripristinare decoro, sicurezza e dignità al lavoro degli autoferrotranvieri e al diritto alla mobilità dei cittadini?
USB Trasporti non resterà a guardare. Pretendiamo risposte immediate e interventi correttivi concreti.