Attualità - 06 agosto 2026, 19:41

Strage di Crans-Montana, la Svizzera nega all'Italia la costituzione di parte civile: la Farnesina presenta ricorso

La Procura del Vallese respinge le richieste di Roma dopo il rogo di Capodanno costato la vita a sei giovani italiani. Il governo impugna la decisione facendo leva sulla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

Strage di Crans-Montana, la Svizzera nega all'Italia la costituzione di parte civile: la Farnesina presenta ricorso

La giustizia elvetica chiude la porta alla Repubblica Italiana nel procedimento penale sulla tragedia di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno 2026 un incendio divampato nel bar "Le Constellation" ha provocato la morte di sei ragazzi italiani e il ferimento grave di altri quattordici. Con un provvedimento firmato dalla Procura del Cantone del Vallese e indirizzato al legale che cura gli interessi del Governo italiano, Romain Jordan, la magistratura svizzera ha respinto la richiesta dell'Italia di costituirsi parte civile nell'inchiesta che vede contestati i reati di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni personali gravi colpose.

Alla base del no elvetico vi è una stretta interpretazione giuridica sulla definizione di persona lesa. Affinché allo Stato sia riconosciuta tale qualità, si legge nella decisione della Procura, "non è sufficiente che sia colpito dall'infrazione in questione per quanto riguarda i suoi interessi pubblici che ha il compito di tutelare o promuovere; deve essere leso direttamente nei propri diritti personali, al pari di un soggetto privato. Quando un organo statale agisce in quanto titolare del potere pubblico, difende degli interessi pubblici e non può essere contemporaneamente colpito direttamente in interessi individuali propri". In tal caso, precisano i magistrati cantonalisti, la tutela degli interessi pubblici spetta unicamente al ministero pubblico.

L'ordinanza ribadisce che i beni giuridici tutelati dalle norme penali violate sono la vita, l'integrità fisica, la salute e la proprietà. Di conseguenza, "assumono in particolare la qualità di persone lese i clienti dell'esercizio i cui beni giuridici personali sopra indicati sono stati direttamente colpiti o messi in pericolo dall'incendio, e non lo Stato di cui essi possiedono la nazionalità". Per la Procura elvetica non bastano dunque né la cittadinanza delle vittime né le spese sostenute dall'Italia per prestare loro assistenza per conferire allo Stato italiano la veste di persona lesa ai sensi del codice di procedura penale elvetico. Respinte anche le analogie con una sentenza del Tribunale federale del 2010 relativa a reati di riciclaggio e corruzione di funzionari esteri, così come l'attribuzione di qualsiasi altro status processuale di parte terza o speciale.

La risposta dell'Italia non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, la Farnesina ha confermato che il Governo italiano ha già presentato un ricorso dettagliato e articolato contro l'ordinanza per confutare le tesi del giudice svizzero. La posizione italiana sostiene che le prospettazioni della magistratura elvetica debbano ritenersi superate anche alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo, insistendo affinché venga garantita l'ammissione dell'Italia come parte civile.

La battaglia istituzionale si affianca al sostegno verso le famiglie dei giovani coinvolti. Lo scorso 30 luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato Francesco Riva, presidente dell'associazione "Oltre Crans Montana 1° gennaio 2026 - famiglie italiane dei sopravvissuti" e padre di uno dei ragazzi rimasti feriti nel rogo. Il sodalizio, nato il 7 luglio per dare voce alla maggioranza dei familiari e sollecitare l'accertamento della verità, ha ricevuto la piena vicinanza dell'esecutivo. In quell'occasione Tajani, oltre a confermare l'impegno a fare piena luce sull'accaduto e a sostenere la cooperazione tra la magistratura italiana e quella svizzera, ha reso noto di aver impartito precise disposizioni al nuovo Ambasciatore italiano a Berna, Luca Sabatucci, affinché continui a ribadire alle autorità elvetiche la forte aspettativa di Roma per una rapida e rigorosa individuazione di tutte le responsabilità civili e penali.

Redazione

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