La Rsu di Adi in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria di Genova annuncia per settembre la ripresa dello stato di agitazione dei lavoratori.
Al termine dell’assemblea convocata per fare il punto sulla vertenza ex Ilva, la Rsu di Acciaierie d'Italia e Ilva in amministrazione straordinaria annuncia per settembre la ripresa dello stato di agitazione dei lavoratori.
La Rsu richiama l’attenzione sulla scadenza fissata dalla Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la bonifica degli impianti dell’area a caldo di Taranto entro 90 giorni, pena la chiusura degli stessi. Il termine indicato scadrà il prossimo 28 ottobre. “Seguiamo con molta attenzione il dibattito che si è acceso nel Parlamento italiano e tra le forze politiche sulla transizione energetica e sulla riconversione – spiegano i lavoratori – processi che possono durare molti anni, come avviene in Europa, richiedendo un profondo ricambio generazionale.Entro la scadenza del novantesimo giorno ci devono spiegare come tenere vivo il ciclo siderurgico da Taranto, passando per Genova e per l’intero Nord Italia”.
Nel documento diffuso dalla Rsu non manca un riferimento al futuro delle aree di Cornigliano, sulle quali negli ultimi giorni si è acceso un confronto politico e cittadino: “Si è acceso anche un dibattito tra sciacalli sulle aree di Cornigliano, che, lo ribadiamo, sono ipotecate per il progetto siderurgico da Taranto al Nord e non sono, per noi, oggetto di discussione”. I lavoratori chiedono quindi risposte concrete e immediate: “Da settembre lo stato di agitazione dei lavoratori chiederà queste soluzioni per garantire continuità produttiva a noi siderurgici”.
E sulle ipotesi di trasformazione e sui progetti alternativi che riguardano il futuro industriale della città, la Rsu avverte: “Le prospettive e i progetti futuristici su cui si spendono molti incantatori della politica e la varia imprenditoria cittadina non ci troveranno impreparati. A settembre cominceremo a verificare le proposte. Non c’è alternativa a tenere vivo il processo a partire dalle bramme a Taranto da trasformare in rotoli con cui alimentare tutto il processo di verticalizzazione. Noi chiediamo lavoro e reddito, questo Paese non può permettersi di rinunciare all’acciaio. Ci vediamo a settembre aspettando queste risposte sul nostro futuro immediato. Il tempo delle chiacchiere è finito”.