Meraviglie e leggende di Genova - 09 agosto 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Il ponte che contava le miglia

Pontedecimo porta un nome romano sopravvissuto ad alluvioni, guerre di fazione e fusioni comunali. Ma perché questo borgo di Val Polcevera si chiama così?

Meraviglie e leggende di Genova - Il ponte che contava le miglia

Chissà quante volte, magari scendendo dal treno alla stazione, qualche anima curiosa si sarà chiesta il perché Pontedecimo si chiami proprio così.

Pontedecimo, decimo ponte. A pensare al numero dieci, il collegamento immediato è al calcio, alla maglia che chi ama quello sport vuole indossare.

E anche qui il dieci è un numero fondamentale. Ma la storia del nome di questo borgo della Val Polcevera, fino a cento anni fa vero e proprio comune, ha radici antichissime.

La storia comincia nel 148 a.C., quando il console Spurio Postumio Albino Magno fa costruire la via Postumia, la grande arteria che collega via terra i due porti più importanti del nord Italia romano: Genova e Aquileia. Lasciata la città, la strada risale la Val Polcevera in cerca dei valichi appenninici. A un certo punto deve attraversare il torrente Riccò, e lì i romani costruiscono un ponte a schiena d'asino, a due arcate: il Pons ad decimum miliarium, il ponte del decimo miglio, proprio nel luogo in cui il Riccò incontra il Verde e dà origine al Polcevera.

È questa l'etimologia che le fonti più autorevoli considerano l'unica davvero fondata: Pontedecimo è tra i pochissimi toponimi dell'area genovese di diretta discendenza latina, senza mediazioni dialettali o leggende posteriori a complicare le cose.

Va detta però una cosa: del ponte originale oggi non resta nulla.

Travolto da una piena nel \1834, venne ricostruito una cinquantina di metri più a monte. Salendo verso la Bocchetta, dunque, si incontra la nuova costruzione, oggi intitolata a Gaetano Dadomo.

Prima di chiamarsi Pontedecimo sulla carta, quel pezzo di Val Polcevera aveva già un'altra vita amministrativa, e un altro nome: San Cipriano. È così che compare nei documenti di età medievale e moderna, quando costituiva una delle pievi della podesteria suburbana della valle. Con questo nome diventa comune autonomo nel 1798, sull'onda delle riforme della Repubblica Ligure, e da lì comincia un valzer di appartenenze amministrative degno della miglior burocrazia italiana: prima il cantone di Rivarolo, poi la giurisdizione del Centro, poi il mandamento di San Quirico.

Bisogna aspettare un regio decreto del 7 maggio 1853 perché il comune assuma finalmente il nome che conosciamo oggi, diventando peraltro capoluogo di mandamento al posto della stessa San Quirico. Il borgo, nel frattempo, aveva già trovato la sua vocazione: crocevia di merci e persone dirette verso l'entroterra, sede di mulini, pastifici, fornaci, primi opifici tessili e metallurgici.

Non fu però una posizione facile da difendere. Nel Trecento, quando Genova si dilania nelle lotte tra le fazioni dei Rampini e dei Mascherati, rispettivamente Guelfi e Ghibellini, il castello di Pontedecimo viene distrutto, insieme a quelli di Sant'Olcese e Bolzaneto. Delle fortificazioni medievali, la cui costruzione originaria risalirebbe al XII secolo, restano oggi solo i ruderi

Il capitolo amministrativo si chiude nel 1926, quando Pontedecimo, insieme ad altri diciotto comuni della cintura genovese, viene assorbito nella Grande Genova, il progetto che porta Voltri, Sestri Ponente, Sampierdarena, Bolzaneto e gli altri borghi della valle a diventare quartieri e delegazioni del capoluogo. 

Pontedecimo ancora oggi resta un filo diretto con la storia di Roma, portando con orgoglio quel nome che sembra solo voler assolvere una funzione ma in realtà racconta molto di più di quanto non lasci immaginare.

Isabella Rizzitano

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