La situazione, almeno per ora, è sotto controllo. Ma di estate siccitosa si continua a parlare e le riserve idriche della provincia di Genova continuano a essere monitorate anche perché ogni anno è più complesso rispetto a quello precedente. E, quindi, quella che ora può essere considerata una lieve criticità può diventare, a lungo andare, una vera e propria emergenza.
Nei giorni scorsi la Regione Liguria ha fornito i dati di riempimento degli invasi di Genova aggiornati alla fine di luglio. Il principale invaso a uso potabile della Liguria è il lago artificiale del Brugneto che, a piena capienza, cuba circa venticinque milioni di metri cubi con un volume utile utilizzabile di venti milioni di metri cubi. Attualmente il bacino presenta un volume invasato pari al 63% del volume massimo, con oltre quindici milioni di metri cubi a disposizione, che però vanno ripartiti anche con la provincia di Piacenza (e nei giorni scorsi si è assistito a un intenso e animato dibattito sull’utilizzo dell’acqua del Brugneto, e in particolare sulle quantità a disposizione dall’una e dall’altra parte del confine regionale, alla fine in Emilia sono andati quattro milioni di metri cubi in più).
Se il Brugneto rimane la fonte principale di approvvigionamento idrico, sono comunque importanti, in quanto sempre afferenti al sistema dell’acqua potabile genovese, anche il Gorzente, il lago di Val Noci e il lago della Busalletta: sono pieni, rispettivamente, al 43% (con 3,4 milioni di metri cubi di acqua), al 45% (con 1,5 milioni di metri cubi) e al 58% (con 2,6 milioni di metri cubi).
Gli invasi del Gorzente, come ricorda la Regione Liguria, “sono soggetti a limitazioni di riempimento, a causa della necessità di lavori strutturali”. Quanto alle “mappe delle anomalie di precipitazione previste dall’ECMWF (ovvero il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, ndr) segnalano ad oggi un’estate siccitosa con temperature sopra la media”.
Non si ravvisa, almeno per adesso, la necessità di razionamenti, ma gli occhi di tutti sono rivolti al cielo, anche per capire se - e in che modo - gli invasi torneranno a essere riempiti.
Più difficile, invece, la situazione nel Ponente Ligure: le criticità maggiori si registrano in alcuni comuni della Riviera, ma anche dell’entroterra, al punto che sono già parecchi i comuni ad aver alzato al grado medio l’allerta siccità e ad aver pubblicato ordinanze specifiche. Si vieta di riempire le piscine private, di lavare le automobili e i cortili con acqua potabile, e sono inoltre state introdotte delle limitazioni orarie per l’utilizzo delle docce in spiaggia. Il tutto accompagnato da piani a lungo termine, come il tavolo di confronto avviato nei giorni scorsi con la Regione Piemonte per la progettazione di nuovi invasi condivisi nelle Alpi Marittime, già a partire dal prossimo autunno.
Un particolare vademecum per l’utilizzo consapevole dell’acqua lo si deve, ad esempio, al Comune di Laigueglia, ma il testo sta per essere preso a modello anche da altre amministrazioni. Il sindaco, Giorgio Manfredi, ricorda: “Annaffiare giardini e orti unicamente la sera o al mattino presto; evitare il riempimento e il rabbocco non essenziale di piscine private; preferire la doccia al bagno in vasca e chiudere sempre i rubinetti inutilizzati; utilizzare lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico e nelle ore notturne; monitorare, riparare o segnalare subito eventuali perdite agli impianti idrici; installare dispositivi di riduzione del flusso per contenere i consumi; sensibilizzare i turisti e gli ospiti delle strutture ricettive locali; limitare l’erogazione di docce e lavapiedi negli stabilimenti balneari. Si ringraziano i residenti, gli operatori e i turisti per la collaborazione. Il rispetto delle regole è fondamentale per salvaguardare il nostro territorio”.
A sovraintendere il tema del riempimento degli invasi, per conto della Regione Liguria, è l’assessore con delega alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone. Viene in mente, con un po’ di nostalgia rispetto a queste giornate afose, quando nel novembre del 2023 la diga del Brugneto fosse prossima a tracimare, perché il lago non era più in grado di contenere tutta l’acqua all’interno. Poi, sono arrivati i tempi ardui. Non è ancora l’ora delle difficoltà estreme ma, come in tanti casi legati ai cambiamenti climatici, è sicuramente l’ora di una maggiore responsabilità.






