Era il 15 maggio del 1938. I lavori per la costruzione del primo ospedale pediatrico di Genova, e in futuro punto di riferimento per l’Italia e non solo, erano conclusi.
Il cantiere dell’ospedale Giannina Gaslini, iniziato sei anni prima, era stato ultimato e quel giorno c’era grande attesa per la cerimonia di inaugurazione.
Tra le personalità invitate a prendere parte all’importante momento c’era anche lei, Maria José del Belgio, principessa di Piemonte, moglie di Umberto II di Savoia, futura ultima regina d’Italia, colei che per il mondo sarebbe diventata semplicemente ‘la Regina di maggio’.
Un incontro incredibile per quei piccoli degenti: lei, la principessa, stava porgendo loro saluti e carezze, dispensando sorrisi a chiunque. Circondata da medici, infermieri e autorità, camminava lungo i corridoi di quell’ospedale che rappresentava la speranza per numerose famiglie.
L'istituto era nato per volontà dell'industriale genovese Gerolamo Gaslini, che aveva deciso di trasformare il dolore per la perdita della figlia Giannina, stroncata da una peritonite non diagnosticata a 12 anni, nel 1917, in un'opera destinata a cambiare la pediatria italiana.
In quei mesi Genova è spesso al centro dell'agenda della famiglia reale.
La principessa di Piemonte era passata da Genova due mesi prima, il 9 marzo, visitando l’area dei cantieri dove sarebbe stata accolta l’Esposizione Universale. Ma la visita al nosocomio era ben altro.
Prima di diventare la ‘Regina di maggio’, la colta e intelligente Maria José aveva costruito attorno a sé un importante ambiente culturale. Da sempre oppositrice del regime fascista, allo scoppio della Guerra era stata nominata presidente della Croce Rossa. Quel rapporto diretto con il conflitto a cui l’Italia ancora non partecipava, l’aveva convinta del grosso passo falso che il governo Mussolini stava per compiere diventando parte attiva del conflitto ma a nulla è valso il suo impegno per evitarlo. In numerose occasioni ha provato a far uscire l’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale, senza ottenere risultato, fino a finire ‘esiliata’ in Svizzera dal Re, Vittorio Emanuele III, padre del marito.
Maria José da sempre è stata ben voluta dal popolo per il suo impegno sociale e la foto che la ritrae al Gaslini il giorno dell’inaugurazione ne è la prova visibile.
Quello voluto dal senatore Gerolamo non era solo un nuovo ospedale, rappresentava una delle opere sanitarie più moderne d'Europa e costituiva un motivo di prestigio nazionale. La presenza della principessa contribuiva a sottolinearne l'importanza.
Le fotografie restituiscono un clima molto diverso da quello che si potrebbe immaginare oggi.
I bambini sono ordinatamente sistemati nei letti dei reparti, le suore e il personale sanitario accompagnano gli ospiti, mentre Maria José si sofferma a parlare con i piccoli pazienti.
Non è difficile capire perché quello scatto sia rimasto nella memoria dell’ospedale, che da sempre ha avuto al suo fianco non solo le teste coronate d’Europa (vedasi il Re di Monaco) ma ha visto passare cantanti, attrici, calciatori e sportivi di ogni disciplina e persino pontefici.
Nel 1938 il Gaslini altro non era che una promessa, quella di offrire cure pediatriche altamente specializzate sulla scia di Firenze e delle altre capitali europee che si muovevano in questa direzione. L’ospedale voleva essere una risposta concreta a un’epoca in cui la mortalità infantile era ancora troppo alta. Tra le aree verdi, i padiglioni e i corridoi, bambini e bambine erano al centro dell’attività che, oggi come all’ora è di avanguardia.
La visita dell’ultima regina d’Italia quando ancora quel titolo era distante continua ancora oggi a dimostrare l’importanza della fiducia nel progresso scientifico e sociale. Un messaggio potente che oggi, come novanta anni fa, ha conservato la sua forza.






