In una nota congiunta diffusa lunedì 24 agosto 2026, nove sigle tra comitati, associazioni e rappresentanze dei pendolari (WWF Genova Città Metropolitana, Parents For Future, Comitato SiTram, Rete Famiglie Senz'auto, Amici di Ponte Carrega, Comitato Difesa Trasporti Valle Stura ed Orba, Associazione Utenti Trasporto Pubblico, Ecoistituto Reggio Emilia Genova e Pendolari Novesi) hanno espresso forte preoccupazione per la situazione aziendale di AMT e per le prospettive della mobilità genovese. Secondo i sottoscrittori, le difficoltà attuali sono l'esito di una lunga serie di scelte gestionali fallimentari e di decisioni urbanistiche che negli anni hanno incentivato il trasporto privato a scapito di quello pubblico.
Nel documento vengono contestati sia gli storici errori strategici — come la gestione delle manutenzioni, la vendita della rimessa di Boccadasse e l'abbandono dei filobus — sia il ricorso all'indebitamento durante le recenti amministrazioni comunali.
Le associazioni ritengono che il piano di risanamento presentato da AMT, fondato su tagli al personale e alle corse, rischi di innescare un circolo vizioso: la riduzione dei chilometri percorsi comporterà infatti una perdita di utenza, una contrazione dei ricavi da bigliettazione e un calo dei contributi ministeriali, oltre a complicare i rapporti con i fornitori per via del saldo solo parziale dei debiti.
I comitati sottolineano inoltre le pesanti ripercussioni sociali, ambientali e di sicurezza stradale per la città e per l'entroterra metropolitano, dove l'ulteriore riduzione dei servizi di bus rischia di accentuare l'isolamento dei comuni interni. Per invertire la rotta, la nota richiede la revisione completa del piano aziendale, l'azzeramento dell'attuale dirigenza di AMT e un piano strutturato di investimenti da parte di Comune di Genova e Regione Liguria volto al potenziamento del servizio pubblico.






