Oltre la metà dei 679 ponti, viadotti e impalcati stradali di competenza del Comune di Genova è stata classificata con un livello di attenzione alto o medio-alto. Un quadro che Palazzo Tursi definisce “preoccupante” e sul quale torna ad accendersi lo scontro con Regione Liguria per le risorse necessarie ai monitoraggi e ai primi interventi di messa in sicurezza.
A intervenire è l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alle Opere strategiche e infrastrutturali Massimo Ferrante, che chiede alla Regione di dare il via libera ai circa 40 milioni di euro ancora disponibili nell’ambito dei fondi Aspi legati al risarcimento per il crollo del ponte Morandi. “Non possiamo accettare lezioni, né tantomeno speculazioni politiche, sul tema delicatissimo della sicurezza degli impalcati e dei ponti cittadini”, afferma Ferrante. Secondo l’assessore, il Comune avrebbe finora sostenuto con risorse proprie le attività necessarie per rispettare le scadenze previste dalle Linee guida nazionali sui controlli delle infrastrutture.
Il patrimonio da verificare è particolarmente esteso: “A Genova ci sono 679 tra ponti, viadotti e impalcati stradali di competenza comunale. Un numero enorme: basti pensare che in una città come Roma se ne contano circa 400”. Le ispezioni realizzate dal pool tecnico specializzato del Comune hanno portato a classificare più del 50% delle infrastrutture in una classe di attenzione alta o medio-alta.
Ferrante ricorda quindi il tavolo convocato in Prefettura nel gennaio scorso con Comune, Regione Liguria, Autorità di Sistema Portuale e Autostrade per l’Italia. In quella sede, sostiene l’assessore, la Regione aveva assunto l’impegno di mettere a disposizione 5 milioni di euro per ispezioni e monitoraggi, fondi che ad oggi non sarebbero ancora arrivati.
Il nodo, secondo Palazzo Tursi, riguarda la richiesta regionale di presentare prima i progetti degli interventi. Una posizione contestata da Ferrante: “Come si può pensare di sviluppare un progetto senza avere prima l’esito puntuale dei monitoraggi?”. I controlli, sottolinea, prevedono anche l’installazione di sensori e richiedono mesi per fornire dati sufficienti a definire nel dettaglio gli interventi necessari.
La partita principale riguarda però i 108,5 milioni di euro di fondi Aspi destinati a Genova come ristoro dopo il crollo del Morandi. Una quota è stata impiegata nel maxi piano di digitalizzazione della mobilità cittadina e nel progetto Movyon. Secondo il Comune, una volta portati a uno stato avanzato questi interventi, rimarrebbero disponibili circa 40 milioni che potrebbero ora essere utilizzati per monitoraggi e primi lavori sulla rete infrastrutturale.
“Il presidente della Regione aveva bloccato quei fondi, vincolandoli alla messa a terra degli interventi sulla mobilità smart cittadina. Questi interventi sono in una fase avanzata di realizzazione e non possono più essere il pretesto per bloccare un finanziamento essenziale”, sostiene Ferrante.
L’assessore ringrazia invece l’Autorità di Sistema Portuale, che nei giorni scorsi ha destinato al Comune, attraverso Aspi, 4 milioni dei 75 milioni di euro che le spettano nell’ambito dell’accordo di risarcimento post-Morandi. “La verità è che il Comune di Genova finora è stato lasciato praticamente da solo in una battaglia campale che incrocia la vita delle persone, la sicurezza delle infrastrutture e il futuro della città”, conclude Ferrante, auspicando che nel prossimo tavolo in Prefettura arrivi il via libera definitivo ai 40 milioni di euro richiesti per il piano di sicurezza di ponti e impalcati cittadini.






