Attualità - 28 agosto 2026, 08:00

Ilva, l'ex Ad Morselli torna indagata per bancarotta fraudolenta. Ceraudo: “La siderurgia italiana non è stata sconfitta, ma tradita”

L'accusa è di aver indebolito l’ex Ilva per favorire Arcelor Mittal. Il presidente del Medio Ponente, dipendente di Acciaierie d'Italia dal 1999, ripercorre gli anni della gestione Mittal, dalla trattativa del 2017 alle battaglie sindacali: “La verità l'avevo denunciata fin dal primo giorno"

Ilva, l'ex Ad Morselli torna indagata per bancarotta fraudolenta. Ceraudo: “La siderurgia italiana non è stata sconfitta, ma tradita”

La riapertura dell’inchiesta milanese sulla gestione dell’ex Ilva riporta Lucia Morselli nel registro degli indagati e riaccende, anche a Genova, uno scontro che per una parte dei lavoratori dello stabilimento di Cornigliano va avanti da parecchi anni. Tra questi c’è Fabio Ceraudo, oggi presidente del Municipio VI Medio Ponente ma soprattutto dipendente dell’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, dal 1999 e protagonista in prima persona di una lunga stagione di vertenze sindacali.

L’ex amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e successivamente di Acciaierie d’Italia è nuovamente indagata dalla Procura di Milano per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Il precedente fascicolo era stato archiviato, ma i pm hanno chiesto e ottenuto dalla gip Silvia Perrucci la riapertura delle indagini dopo il deposito, lo scorso giugno, di una relazione dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia. Nel documento sarebbero state individuate possibili condotte distrattive e ipotesi di falso in bilancio che ora dovranno essere verificate dagli investigatori.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal pm Luigi Luzi, dovrebbe partire dall’acquisizione di una vasta documentazione relativa alla gestione del gruppo e potrebbe portare ad approfondimenti su altre ipotesi di reato o ulteriori soggetti. Il procedimento milanese corre parallelamente a quello aperto dalla Procura di Taranto sugli ex vertici dell’acciaieria. Sullo sfondo c’è inoltre l’azione civile avviata dai commissari straordinari, con una richiesta di risarcimento nell’ordine dei 7 miliardi di euro nei confronti di soggetti che avevano responsabilità gestionali durante la stagione Mittal. Secondo la ricostruzione dei commissari, ancora tutta da accertare sul piano giudiziario, alcune decisioni avrebbero contribuito a indebolire Acciaierie d’Italia con un possibile vantaggio per ArcelorMittal. La difesa di Morselli respinge le accuse e ribadisce la convinzione nella completa innocenza dell’ex amministratrice delegata.

È su questo scenario che interviene Ceraudo, affidando ai social una lunga ricostruzione della sua esperienza dentro la vertenza. “Oggi tutti si stupiscono. Io no. Questa deriva l’ho denunciata fin dal primo giorno”, scrive il presidente del Medio Ponente.

Il suo non è soltanto un intervento politico, dato che Ceraudo lavora nello stabilimento genovese dalla fine degli anni Novanta e negli anni ha ricoperto ruoli sindacali, prima nella Uilm e successivamente nell’USB. Nell’ottobre del 2021 fu proprio lui, insieme ad altri lavoratori, uno dei protagonisti dell’ingresso dell’Unione Sindacale di Base dentro Acciaierie d’Italia a Genova, dopo una rottura maturata nei mesi precedenti con la Uilm.

Nel suo intervento Ceraudo torna ancora più indietro e ricorda la trattativa del 2017 sulla cessione dell’Ilva, quando al Ministero dello Sviluppo economico sedeva Carlo Calenda. “Io ero seduto in fondo, dietro i ‘big sindacali’”, racconta. Secondo la ricostruzione di Ceraudo, l’allora ministro indicava ArcelorMittal come la soluzione per l’acciaieria e, durante uno dei passaggi più tesi del confronto, avrebbe detto ai rappresentanti dei lavoratori: “Accettate o per me siete tutti disoccupati”. Una frase che Ceraudo attribuisce direttamente a Calenda e che oggi richiama per spiegare le ragioni della sua opposizione a quella stagione.

Da lì, sostiene, sarebbe cominciata “una lunga agonia” fatta di cassa integrazione, difficoltà sugli investimenti e progressivo deterioramento degli impianti. Un allarme che negli anni successivi è stato sollevato più volte anche nello stabilimento di Cornigliano: nel 2023, durante una delle mobilitazioni dei lavoratori genovesi, i sindacati denunciavano la scarsità dell’acciaio proveniente da Taranto e problemi legati alla manutenzione degli impianti.

Ceraudo ricorda anche di aver portato la protesta contro la gestione dell’acciaieria davanti alle istituzioni europee a Bruxelles e racconta un confronto diretto con la stessa Morselli durante una visita in fabbrica, quando le avrebbe contestato il tema delle manutenzioni e il rischio di una progressiva riduzione dell’occupazione.

Poi la rottura sindacale. Nell’estate del 2021 la vicenda di Ceraudo provocò forti tensioni all’interno della fabbrica genovese: le Rsu denunciarono la revoca della sua agibilità sindacale da parte della Uilm e la sua collocazione in cassa integrazione. Pochi mesi dopo arrivò il passaggio all’USB, che da allora lo ha visto impegnato in numerose mobilitazioni sulla vertenza ex Ilva.

Ora, davanti alla riapertura dell’indagine di Milano, Ceraudo rilegge quella storia alla luce delle contestazioni su cui stanno lavorando i magistrati. Le responsabilità penali e la fondatezza delle ipotesi formulate dovranno naturalmente essere stabilite dall’inchiesta, ma per il presidente del Medio Ponente quanto sta emergendo riporta al centro questioni che i lavoratori avevano posto da tempo.

Ho scelto la coerenza. Ho scelto la comunità. Ho scelto la verità”, scrive. E chiude con una frase che riassume la sua lettura dell’intera vicenda: “La siderurgia italiana non è stata sconfitta: è stata tradita”.

Federico Antonopulo

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