'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
Si chiama Giulia Corona, ha ventun anni ed è genovese; in arte, però, ha scelto di farsi chiamare Giglio Rosso, un nome che nasce da un bisogno preciso di identità. "Ho iniziato a pubblicare le mie prime due canzoni senza nome d'arte, quindi inizialmente ero Giulia - racconta - però poi ho notato che comunque è un nome molto comune, quindi non mi sentivo un'identità forte". Da qui la scelta di un fiore, legato all'estetica naturalistica che pervade la sua musica: "Ho scelto il giglio perché è quasi un po' simile al mio nome, e l'ho scelto rosso per unire la purezza a un aspetto più passionale, di forza, di fuoco".
Giglio rosso ha iniziato a suonare il pianoforte a sei anni, a danza e ancora prima, e poi è venuto il canto, coltivato prima con lezioni private e a undici anni nel coro delle voci bianche del Carlo Felice. "Non mi bastava più cantare canzoni di altre persone, avevo proprio bisogno di scrivere di me". Il blocco si è sciolto proprio grazie a un ritorno allo studio del pianoforte, che le ha dato l'appoggio armonico che le mancava quando scriveva solo testi: le prime canzoni sono arrivate verso i quindici anni, in modo più sistematico intorno ai diciassette, affinate anche grazie a workshop di composizione , tra cui, ricorda, uno con Emanuele Dabbono.

Quanto ai riferimenti, Giulia cresce ascoltando Elisa - "l'artista con cui ho anche iniziato a cantare, c'è un video di quando ero piccolissima che canto 'Gli ostacoli del cuore'" - per poi allontanarsene attraverso una fase più jazz, complice la scoperta di Serena Brancale. Un percorso che, dice, si sta chiudendo ad anello: "Nelle ultime canzoni sono tornata lì, inconsciamente sono tornata un po' a quel modello". Nel mezzo, altre influenze eterogenee: Lady Gaga per il primo brano scritto, mai pubblicato, e più di recente Raye, "che è esplosa ultimamente e che mi piace tantissimo". E poi c'è Genova, con il suo cantautorato: "Nel secondo brano che ho pubblicato si può sentire non nella musicalità ma nel significato, quel cantautorato genovese di De André che comunque mi sento nel mio subconscio; ho notato questa cosa, che molti cantautori genovesi se lo portano dentro. Nessuno pensa di scrivere come De André; è bello integrare tante cose, sia del vissuto della città in cui si vive, sia le esperienze individuali".
Il 1° settembre uscirà il suo nuovo singolo, intitolato "Anima di Vento", tassello di un progetto più ampio che nella sua testa è già concluso, anche se vedrà la luce solo tra qualche tempo. Il filo conduttore è la natura, e in particolare la figura della strega: "Vuole rappresentare una figura oppressa, ribelle, contro un sistema che lascia poco spazio all'individualità; un sistema globalizzato, in cui domina la violenza, l'oppressione, le ingiustizie". Lo stesso universo simbolico da cui era partita "Tempesta", anche se con un'identità sonora diversa, frutto del lavoro di Federico Masala, il nuovo produttore a cui si è affidata. Curiosa la coincidenza notata dalla stessa Giulia con l'ultimo album di Francesca Michielin, altra delle sue prime interpreti di riferimento insieme a Elisa e Arisa: stessa figura della strega, stesso ritorno a sonorità quasi ancestrali, sebbene declinate diversamente – più medievali in Michielin, mentre nei brani di Giglio Rosso convivono il tamburo sciamanico e una produzione che resta ancorata all'R&B, "quasi urbana".
Non un disco unico, quindi, ma due percorsi paralleli che nel tempo confluiranno in uscite distinte: da un lato il progetto legato ad "Anima di Vento", dall'altro un filone più R&B, blues e soul, di cui fa già parte l'ultimo singolo pubblicato, "Unico Accordo". "Pubblicherò un po' di entrambi i progetti" spiega Giulia, "ma il primo a vedere la luce sarà quello di Anima di Vento, perché ha le cose più preparate e un'idea più forte".

Sul significato più intimo del brano, l'artista si sofferma a lungo: "L'ho chiamata Anima di Vento proprio perché quando l'ho scritta mi sembrava di cantare la mia anima; è stata un'esperienza molto intensa, e parla di una sorta di memoria collettiva". Una memoria che si lega di nuovo al territorio, come nel caso di De André, ma questa volta declinata al femminile, "sempre la figura della strega, però come memoria collettiva di connessione con l'energia che ci circonda, con la terra, con la consapevolezza che alla fine siamo tutti la stessa cosa". Un messaggio che, pur nella sua apparente semplicità, Giulia rivendica come tutt'altro che scontato oggi: "È banale dirlo, non dovremmo farci la guerra, ma non è così banale". E aggiunge una riflessione sull'ambiguità della scrittura: "Anima di Vento può anche essere interpretata come qualcuno; la mia è nata così, ma penso si possa leggere in modo diverso a seconda della propria esperienza".
Il debutto dal vivo del brano è fissato per il 5 settembre, in un contesto insolito per lei: il Festival Arcadia di Boscopiano, a Borghetto di Borbera in provincia di Alessandria, con workshop di yoga al mattino e concerti nel pomeriggio. Sarà la prima esecuzione ufficiale della versione definitiva del brano, dopo un primo tentativo, ancora in forma diversa, portato al Fantastico Festival.
A Genova, invece, l'appuntamento è per il 10 settembre ai Giardini Doria, nell'ambito di "Arte Nomade", rassegna promossa dal Municipio IV Media Valbisagno che unisce musicisti, poeti e ballerini con l'obiettivo di portare cultura nelle periferie, spesso escluse dai circuiti culturali cittadini.









