E' una vigilia di campionato che da un lato vede un grande sospiro di sollievo per la conclusione di quello che forse è il momento più “temuto” dagli allenatori, ossia il calciomercato, e dall'altra l'attesa per una delle sfide contro uno degli avversari più ostici.
Parola dello stesso Daniele De Rossi che quest'oggi, presentando l'anticipo di domani sera contro il Como per la terza giornata di questa Serie A edizione '26/'27. Un incontro che il tecnico rossoblù inquadra subito come una delle prove più difficili della stagione, contro una squadra ormai cresciuta di categoria. “Ci aspettiamo una partita difficile, perché il Como è forse la squadra che ha fatto meglio negli ultimi anni, che è cresciuta di più - ha ammesso il mister - Forse anche quella che ha giocato meglio per un tratto più lungo di campionato, è stata veramente una sorpresa per tutti quanti, non una sorpresa in quanto valore, ma una sorpresa per la crescita veloce che ha avuto, sia a livello societario che a livello di gioco proprio”. Un giudizio che De Rossi ribadisce senza mezzi termini: “Ormai la consideriamo a tutti gli effetti una big del nostro campionato, anche perché si è qualificata in Champions League, quindi non a caso. E tutte le squadre si possono battere, tutte le squadre si possono affrontare con coraggio e noi faremo questo”.
In questo contesto c'è poi il duello tattico col collega Cesc Fabregas: “Non mi piace sfidarlo, è difficilissimo - ha ammesso il tecnico romano - È veramente una delle partite più difficili da preparare, devi pensare a mille cose, anche sui calci piazzati sono bravi, li cura Marco Cassetti che è un mio fratello”. E ancora, sull'allenatore spagnolo: “È stato votato come miglior allenatore della stagione, quindi non è solo una mia opinione che Fabregas sia molto bravo. C'è una grande stima da parte mia, ed è un piacere affrontare gente che ti mette in difficoltà”.
E se la testa è ora tutta sul campo, impossibile non parlare dei riflessi che su di esso avrà anche il mercato chiuso ieri (anche se insistenti sono le voci che vedrebbero l'arrivo di un altro svincolato, l'esterno ex Udinese Ehizibue) e dove De Rossi non ha nascosto le difficoltà nel gestire una rosa in continuo movimento. “Noi sappiamo che siamo un club che deve rispondere a delle necessità di mercato, di vendere giocatori - ha detto chiaro - E a volte più che la necessità di vendere è la tempistica che ti frega, no? E ti blocca un pochino. Ma è così per noi, è così penso di poter dire che è così per tante altre squadre... e a volte le tempistiche ti lasciano un po' in quel limbo lì”.
Fatto salvo questo aspetto, però, le ultime ora hanno portato al ritorno di El Shaarawy. E su di lui l'idea del mister pare abbastanza chiara ma con qualche interrogativo comunque: “Nella mia testa è un quinto, perché quando l'ho allenato ha fatto il quinto ed era il migliore in campo tutte le partite. Sono passati un paio d'anni in cui lui il quinto ci ha giocato poco. Dobbiamo capire se usarlo da quinto e magari spomparlo un po' di più, o usarlo un po' più sottopunta e averlo per un po' più di tempo, e magari invece si rimette subito in condizione”.
Guardando poi al campionato nel complesso, De Rossi sottolinea anche quanto la corsa salvezza possa essere più complicata rispetto alle previsioni, considerando il livello delle squadre che si sono rafforzate nella parte bassa della classifica: “La sensazione forte che ho è che si siano rinforzate quelle sotto. Per me il Monza ha fatto una squadra forte, per me il Frosinone c'ha una squadra forte, per me il Venezia che era una neopromossa ha giocatori forti, squadre che ti danno la sensazione che non stanno qui per fare un anno e tornare giù, ma che vogliono salvarsi”.
Da qui il primo appello del tecnico che è per il gruppo, con la necessità di concentrarsi esclusivamente sulla squadra a disposizione e sull'obiettivo stagionale: “Per me questa è la squadra più forte di tutti, i giocatori più forti di tutti, lo dico adesso. Il patto fra di noi è di non guardarsi indietro, di non contare chi non c'è più, di non contare chi poteva arrivare e chi non è arrivato, si parte, si fa una guerra, fra virgolette, sportiva calcistica che finirà a maggio e siamo convinti di poter raggiungere l'obiettivo, almeno quello della salvezza”.
Perciò l'ultimo pensiero è per il “Ferraris”, per la sfida di domani ma non solo, perché diventi un fattore autentico a favore dei rossoblù: “Credo sia lo stadio più simile in Italia alla Bombonera, sia per una delle tifoserie più affini, sia per storia, sia per vicinanza, sia per calore, e lo dobbiamo far diventare la nostra Bombonera. Che per me è l'esperienza più vicina all'inferno positivo che ho vissuto”. Un rapporto con la tifoseria che, secondo il tecnico, va letto soprattutto attraverso ciò che accade sugli spalti, tralasciando le discussioni via etere: “È bello difendere questi colori, essere parte di quelle due ore lì dentro quello stadio perché c'è un amore folle, che non va di pari passo con quello che leggiamo sui social, con quello che sentiamo sulle vostre televisioni. Lì c'è sostegno, positività, amore, aiuto. E invece qui dopo due partite un pochino... in città si sente un'aria un po' diversa nei social. Allo stadio, che è l'unica cosa che deve contare, si vola, si parte, sono carichi, ci sostengono e poi se faremo molto male ci contesteranno anche”.






