Dall’assemblea al presidio, fino al corteo per manifestare rabbia e preoccupazione contro i 131 esuberi annunciati da Ericsson per il sito genovese. I lavoratori sono scesi in strada questa mattina, lunedì 14 settembre, dopo l’incontro convocato per fare il punto sulla procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale svedese. Su circa 310 dipendenti attualmente in forza, i posti a rischio rappresentano oltre il 40% del personale.
“La situazione è molto preoccupante - spiega Sonia Montaldo, segretaria generale Slc Cgil Genova -. I lavoratori al momento in forza sono circa 310: 131 esuberi significa oltre il 40% della forza lavoro. Abbiamo fatto un’assemblea e poi siamo scesi per un presidio e un piccolo corteo, proprio per cercare di esprimere la rabbia, il malessere e la grande preoccupazione che provano questi lavoratori”.
Una vertenza che, sottolinea il sindacato, va oltre i numeri. “Dietro ci sono delle famiglie, perché sono 131 famiglie, non soltanto 131 esuberi”, prosegue Montaldo.
La procedura era stata comunicata venerdì scorso e riguarda in particolare due settori dedicati alla ricerca e sviluppo. Ericsson prevede la chiusura dell’intero reparto R&D Ottica e una riduzione in un altro reparto R&D, entrambi impegnati nello sviluppo di tecnologie di rete e infrastrutture. Nel dettaglio, i 131 esuberi comprendono 56 impiegati, 64 quadri e 11 dirigenti.
“Si tratta di lavoratori di due reparti che si occupano prevalentemente di ricerca e sviluppo – spiega ancora Montaldo –. Ericsson si occupa di trasformazione delle tecnologie, infrastrutture di rete, apparati e software. È una grande azienda di telecomunicazioni, una multinazionale con sede in Svezia”.
Secondo quanto riportato nella procedura, tra le ragioni indicate dall’azienda c’è la progressiva contrazione del mercato italiano delle telecomunicazioni. Per il sindacato il timore è che una parte delle attività possa essere trasferita fuori dal Paese. “Da quello che abbiamo potuto capire, il mercato italiano è in contrazione, non viene ritenuto competitivo e quindi probabilmente porteranno il lavoro all’estero”, afferma Montaldo.
La mobilitazione, intanto, proseguirà già nelle prossime ore spostandosi sul terreno istituzionale. Martedì 15 settembre i lavoratori saranno in Consiglio regionale, mentre mercoledì è previsto un incontro a Palazzo Tursi con la sindaca Silvia Salis.
“Cercheremo in tutti i modi di sollecitare l’attenzione delle istituzioni locali e anche del Governo - conclude Montaldo - perché comunque l’azienda ha ricevuto contributi pubblici nel corso degli anni e, nonostante questo, continua a licenziare”.






