Vivere con le tapparelle abbassate anche in pieno giorno per evitare che le ramificazioni degli alberi entrino dentro le finestre, o dover tenere serrati i balconi per il terrore che i topi, arrampicandosi sui fusti sporgenti, cadano dai rami o si intrufolino negli appartamenti.
È la realtà quotidiana raccontata dai cittadini del quartiere di Oregina, esasperati da decenni di mancata manutenzione ordinaria del verde pubblico e delle scarpate comunali che collegano le principali vie della zona.
La protesta sta coinvolgendo centinaia di famiglie ed è sfociata in un formale atto di denuncia. I residenti delle aree comprese tra via Achille Papa, via Pietro Balestrazzi e via Candido Giusso hanno infatti inoltrato una lettera indirizzata all'Assessore all'Urbanistica e Verde Urbano del Comune di Genova, alla Presidenza del Municipio I Centro Est e ai consiglieri municipali per chiedere interventi di messa in sicurezza e di manutenzione del verde.
Il cuore delle criticità risiede nella gestione dei 35.000 metri quadrati di scarpate che caratterizzano la conformazione urbana del quartiere.
Negli anni '50 lungo questi pendii furono piantati numerosissimi esemplari di bagolaro che, in assenza di interventi di potatura periodici da ormai diversi decenni, hanno raggiunto altezze imponenti, superando in molti casi i 15 metri e arrivando a ridosso persino del quinto piano dei palazzi adiacenti.
Questa giungla incontrollata genera un effetto domino di disagi che i residenti stanno vivendo da oramai diverso tempo.
In primo luogo, le chiome fitte oscurano completamente la luce solare, costringendo i residenti ad accendere le luci artificiali anche a mezzogiorno. Lo racconta un’anziana signora della zona, costretta ad accendere la luce a ogni ora del giorno.
Non solo, la zona, notoriamente esposta a forti raffiche di vento, è soggetta al rischio costante di crollo rami sulle autovetture e sui passanti. In passato qualche caduta si è registrata e nelle recenti giornate di maltempo l’apprensione da parte delle persone è stata elevata.
Ma non è tutto. La continuità fisica tra i rami e i balconi o le ringhiere stradali costituisce una vera e propria "autostrada" per i topi. “Tengo chiuso perché sono preoccupata mi possano entrare i topi. Sono anziana e ho paura”, racconta ancora una residente che fa sapere di aprire le finestre solo quando si trova nella stanza.
In passato le scarpate venivano bonificate tramite i contratti di servizio dedicati. Negli ultimi anni la pulizia sistematica è venuta meno, causando l'accumulo di fogliame e detriti che ostruiscono i tombini e provocano infiltrazioni e allagamenti nelle strutture condominiali sottostanti durante i fenomeni piovosi.
Le famiglie ci tengono a sottolineare un punto cardine: nessuna di loro vuole l'abbattimento del verde, ma chiede al Comune e al Municipio una gestione responsabile e pianificata dell'ambiente urbano. Nonostante le raccolte firme promosse nel tempo, le risposte operative tardano ad arrivare, limitate spesso a sporadiche disinfestazioni o ad interventi d'emergenza eseguiti solo dopo segnalazioni eclatanti.
“Chiediamo un piano straordinario e programmato di potatura e alleggerimento”, fanno sapere, invocando il ripristino della pulitura periodica delle scarpate.
Dal comitato di quartiere si levano toni fermi: se la richiesta di intervento non troverà un'adeguata copertura finanziaria e un riscontro immediato da parte della civica amministrazione, i residenti sono pronti a dare vita a proteste ed iniziative pubbliche più incisive per tutelare la vivibilità e la sicurezza delle proprie abitazioni









