Ha voluto essere circondato da donne, per festeggiare il suo 101esimo compleanno, e non ha voluto regali: per questa importante ricorrenza Giordano Bruschi, il partigiano Giotto, ha chiesto di trasformare gli auguri in donazioni destinate a Emergency e ad Assopace Palestina, a sostegno di progetti di pace. Oggi pomeriggio, all'Auditorium di Molassana, la città di Genova intera si è stretta attorno a uno dei suoi testimoni della Resistenza, grazie all'impegno di tanti amici: a cominciare dalle anime del Circolo Sertoli, punto di riferimento della Vallata, passando per il Municipio stesso e per le tante altre associazioni amiche.
Nonostante le richieste, a Giordano è stata donata anche una maglietta, con sopra stampata una sola parola: "Provocatore". Un termine scelto per riconoscere una delle caratteristiche rimastegli addosso in oltre un secolo di vita: fare domande, mettere in discussione le certezze, provare a far cambiare idea e, soprattutto, proporre e mettere in atto azioni e idee differenti.
Nel lungo pomeriggio in Val Bisagno sono intervenute diverse persone che, nel corso degli anni, hanno incrociato la sua storia e il suo impegno: amici e compagni, ognuno portando con sé affetto e stima, ricordi e curiosità. Perché, come ha ricordato Luca Borzani, Bruschi sa essere curioso anche a 101 anni, ed è proprio questo a fare la differenza, a impedire che si riduca a un semplice monumento alla memoria, per farne invece qualcosa di concreto, capace di muoversi nel presente.
Musica, poesia, letture, racconti, sorrisi, mentre Giotto continua a guardare soprattutto a ciò che accade oggi. E quando gli abbiamo chiesto che cosa si auguri per il nuovo anno della sua vita, la risposta torna a essere politica nel senso più concreto del termine: libertà, lavoro, condizioni economiche più giuste. "Mi augurerei una maggiore libertà in Italia, ma servirebbe anche che i lavoratori ricevessero un riconoscimento economico maggiore. Sono uno di quelli che vede ridursi ogni anno il valore della pensione: stiamo economicamente molto peggio, e vorrei che ci fosse presto un cambiamento".
Poi c'è il presente politico e il timore per un ritorno del fascismo. Giotto parla ai più giovani partendo da un ricordo che per lui non è mai soltanto un ricordo. "Quando sento parlare della Decima Mas, il primo ricordo è una visione: il 29 luglio 1944, quando trovai in piazza a Ivrea un partigiano impiccato, impiccato dalla Decima. E quando in Italia c'è chi vuole tornare in qualsiasi modo al fascismo, provo questa preoccupazione, ma sento anche la volontà del popolo di lottare contro questo ritorno fascista".

La sua memoria attraversa così decenni e continenti, ma torna spesso a Genova e alle esperienze attraverso cui la città ha costruito la propria idea di solidarietà internazionale. Bruschi ha ricordato in particolare il viaggio della nave "Australe", organizzata nel 1973 per portare aiuti al Vietnam. "Nel 1973 Genova organizzò la solidarietà con un Paese straniero: allora era il Vietnam, oggi è la Palestina. Preparai una piccola nave, l'Australe, riempiendola di aiuti". A bordo si trovavano cinque marittimi. Bruschi ha ricordato il tentativo di bloccare la nave e il ruolo che in quella vicenda ebbe l'allora segretario di Stato americano Henry Kissinger, prima del ritiro e della prosecuzione del viaggio.
Per Giotto, la storia della Resistenza continua anche attraverso la possibilità di consegnarla alle generazioni successive, e in questo senso ha parlato del "Calendario della Resistenza", nel quale ogni giorno è dedicato alla storia di un partigiano: proprio il calendario rappresenta, nelle sue parole, una delle eredità più importanti da lasciare. Tra le 365 storie di partigiani, Giotto ha voluto ricordare Giuseppe Di Vittorio, figura che ha avuto una grande influenza sulla sua vita: dopo il licenziamento del 1951, racconta di essere stato assunto dalla Camera del Lavoro, dove si occupava di "stampa e propaganda", e fu lì, in via Cesarea 9, che ebbe modo di incontrare Di Vittorio. Il ricordo si concentra su un episodio in particolare, la permanenza di Di Vittorio a Ventotene e il lavoro agricolo a cui fu destinato durante la prigionia. Nato contadino a Cerignola, Di Vittorio avrebbe coltivato lenticchie, contribuendo a sfamare la colonia dei detenuti. "Andate a vedere sul calendario: l'11 è dedicato a Giuseppe Di Vittorio, l'uomo delle lenticchie, ma è soprattutto l'uomo della libertà".
Ritrovarsi tutti insieme, ancora una volta, ogni anno sembra avere un po' più senso: per abbracciare una persona che ha continuato, e continua, a interrogare il presente, che ha attraversato la Resistenza, il lavoro, la politica, la cultura e l'impegno civile senza mai smettere di considerare la memoria come qualcosa che deve servire a fare, a capire, a prendere posizione.














