Come lavoratrici e lavoratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia siamo fortemente preoccupati per la situazione occupazionale ed economica che si sta delineando in Fondazione.
Su circa 1.700 lavoratori, solo un terzo ha un rapporto non precario. Nel personale tecnico-amministrativo, oltre un quarto risulta non stabilizzato, nonostante in molti casi si tratti di professionalità consolidate, con ottime prestazioni e impiegate in mansioni strutturalmente necessarie.
La scelta che i lavoratori denunciano tramite l’RSU è quella del continuo ricorso a contratti a termine e sostituzione di personale già formato, anziché procedere alla stabilizzazione. Parallelamente assistiamo alla nascita di nuove linee di ricerca che necessitano di personale, una situazione che amplifica la dimensione del precariato.
Il quadro contrattuale è, inoltre, fortemente frammentato: quasi 70 dirigenti hanno il CCNL Dirigenti Industria, mentre oltre 700 dipendenti sono inquadrati con il Contratto collettivo aziendale di lavoro (CCAL) e, infine, la maggior parte dei ricercatori opera con contratti di collaborazione.
Tutto questo si verifica mentre la Fondazione indica il taglio di circa 10 milioni di euro del finanziamento statale, come motivazione delle difficoltà economiche e delle conseguenti scelte sulla stagnazione dei salari e la mancata stabilizzazione dei lavoratori.
Sul tema l’assemblea dei dipendenti riunitasi il 17 settembre e l’RSU pretendono chiarezza. Alla luce delle dichiarazioni di maggio della Fondazione, che presentava un bilancio vicino ai 200 milioni di euro, definito il migliore di sempre, riteniamo indispensabile conoscere l’allocazione delle risorse e i motivi reali per cui la stabilizzazione dei lavoratori precari e la crescita delle retribuzioni finiscano sistematicamente in fondo alle priorità dell’Istituto.
In questi giorni è proprio la questione salariale a destare forte preoccupazione: in un contesto di carovita galoppante gli aumenti proposti dalla Fondazione per il rinnovo economico del CCAL non consentono di recuperare nemmeno la perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni.
Le risorse complessive destinate a oltre 700 dipendenti, includendo anche buoni pasto e premio di risultato, superano di poco il milione e mezzo di euro. I buoni pasto, inoltre, sarebbero riconosciuti per un numero limitato di giornate e solo in assenza di mensa nella sede di lavoro dei dipendenti, creando serie criticità per chi non può usufruirne per gravi intolleranze o specifiche esigenze alimentari e comunque generando una disparità ingiustificabile tra lavoratori afferenti a sedi diverse.
Considerato che il confronto fino a oggi si è protratto senza produrre alcun risultato, nemmeno sulla chiarezza dei numeri, l’assemblea dei dipendenti e l’RSU chiedono alla Fondazione un cambio di passo, da attuarsi a partire dal prossimo tavolo di trattativa economica previsto per martedì 22 settembre u.s.
In quella sede porremmo una sola questione dirimente: scorporare dalla trattiva sugli aumenti salariali il conguaglio dei buoni pasto 2025, i buoni pasto del biennio 2026-27 e il ricalcolo del premio di risultato.
Per portare questa richiesta alla Fondazione con la massima incisività, il 17 settembre u.s. l’assemblea dei dipendenti, a larghissima maggioranza ha deliberato di indire 2 ore di sciopero in concomitanza del tavolo sindacale che si terrà domani, 22 settembre, presso la sede IIT di Erzelli dalle ore 16.






