Attualità - 23 settembre 2026, 13:35

Diecimila firme contro le sedi neofasciste, domani la consegna in Prefettura

Dopo la tappa a Palazzo Tursi, giovedì 24 settembre alle 17.30 il presidio in largo Lanfranco. I promotori chiedono la chiusura delle sedi riconducibili a movimenti neofascisti e lo stop alla concessione di spazi pubblici e privati

Diecimila firme contro le sedi neofasciste, domani la consegna in Prefettura

Dopo Palazzo Tursi, le oltre diecimila firme raccolte per chiedere la chiusura delle sedi riconducibili a movimenti neofascisti arriveranno anche in Prefettura. L'appuntamento è fissato per domani, giovedì 24 settembre, alle 17.30 in largo Lanfranco, dove le associazioni promotrici hanno organizzato un presidio simbolico in occasione della consegna delle sottoscrizioni.

La mobilitazione prosegue dopo la prima tappa di martedì, quando le firme raccolte in pochi mesi sono state portate in Consiglio comunale. Al centro della petizione ci sono la richiesta di chiudere le sedi che i promotori riconducono a realtà neofasciste presenti sul territorio cittadino e quella di non concedere a questi movimenti spazi pubblici e privati per iniziative e manifestazioni.

A portare avanti la raccolta è stata una rete di associazioni, sindacati e forze politiche antifasciste, tra cui Anpi, Cgil, Arci, Partito Comunista Italiano, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Carc, Valpolcevera Antifascista, Emergency Genova, Rete dei Comitati, Music for Peace, Genova Antifascista e Partito Comunista di Unità Popolare.

Secondo gli organizzatori, a sottoscrivere la petizione sono state migliaia di persone tra giovani, studenti, lavoratori e pensionati. Nel comunicato diffuso alla vigilia del presidio, le associazioni sostengono che le sedi oggetto della mobilitazione non rappresentino “luoghi di democratica aggregazione”, ma realtà nelle quali vengono elaborate iniziative che definiscono “di stampo neofascista”.

I promotori denunciano inoltre la diffusione, da parte di queste realtà, di messaggi che a loro giudizio fanno leva su xenofobia e razzismo e alimentano una visione “totalitarista, autoritaria e nostalgica”, contribuendo ad aumentare la tensione sociale.

Redazione

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