Genova torna ad accogliere la World Press Photo Exhibition, l'esposizione che ogni anno raccoglie e presenta le immagini più significative del fotogiornalismo e della fotografia documentaria.
Dal 25 settembre all’8 dicembre 2026, la Loggia degli Abati di Palazzo Ducale ospita circa 140 fotografie selezionate tra le 57.376 immagini presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. La mostra, organizzata da Cime, Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam, in collaborazione con Fondazione Palazzo Ducale Genova, aprirà al pubblico oggi alle 16.
L'edizione genovese propone così uno sguardo ampio sulla contemporaneità attraverso immagini pubblicate anche da alcune delle principali testate internazionali, tra cui The New York Times, Le Monde, National Geographic, El País e Die Zeit, oltre alle agenzie Reuters, Associated Press e Agence France Presse. Le fotografie sono quelle arrivate alla 69ª edizione del concorso e sono state valutate da una giuria indipendente presieduta da Kira Pollack, ricercatrice presso lo Shorenstein Center di Harvard.
"Dopo il grande successo dello scorso anno - spiega il direttore di CIME Vito Cramarossa - siamo particolarmente felici di tornare a Genova con la World Press Photo Exhibition e di rinnovare la collaborazione con Palazzo Ducale, un partner prezioso con cui condividiamo l’impegno nel promuovere la cultura fotografica e il fotogiornalismo". Cramarossa ha voluto sottolineare anche la scelta di prolungare il periodo di apertura durante l'autunno, con l'obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio e coinvolgere le scuole.
Per Sara Armella, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, la mostra rappresenta anche un'occasione per rafforzare il rapporto tra Genova e la dimensione internazionale: "Palazzo Ducale vuole essere un luogo in cui Genova incontra il mondo e questa mostra interpreta pienamente questa vocazione". Nelle immagini, aggiunge Armella, convivono "guerre, emergenze umanitarie e questioni sociali, ma anche dignità, resilienza e cambiamento".
A conquistare il titolo di World Press Photo of the Year 2026 è stata la fotografa statunitense Carol Guzy con Separati dall’ICE, pubblicata dal Miami Herald. L'immagine documenta il dolore delle figlie di fronte all'arresto del padre, un migrante ecuadoriano, avvenuto dopo un'udienza presso il tribunale per l'immigrazione di New York il 26 agosto 2025.
"Questo premio - racconta - mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende l’avversità, mi ha toccato profondamente. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me".
Tra i finalisti trovano spazio altri due temi centrali dell'edizione: la crisi umanitaria a Gaza e la violenza sulle donne. Il fotografo palestinese Saber Nuraldin ha raccontato la corsa dei palestinesi verso un camion di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, mentre Victor J. Blue ha documentato la vicenda delle donne Achi in Guatemala, protagoniste di un processo per violenze e crimini contro l'umanità.
La giuria richiama così il ruolo del fotogiornalismo come strumento di testimonianza. "Il fotogiornalismo - ha dichiarato Kira Pollack - non è mai stato un lavoro facile. Non è mai stato redditizio, né sicuro, né garantito. Eppure i fotografi partono. Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto, negli angoli più silenziosi del mondo, dove la storia si sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove contino".
Accanto alle immagini dedicate ai conflitti e alle emergenze, la mostra racconta anche trasformazioni culturali e sociali. La fotografia simbolo dell'edizione ritrae Ghita Jhiata, una ragazza intenta a domare un cavallo durante la tradizione equestre marocchina della Tbourida. Lo scatto documenta la presenza delle farīsāt, le Amazzoni marocchine, in una pratica per secoli quasi esclusivamente maschile.
È proprio questa varietà a caratterizzare il percorso genovese: immagini provenienti da ogni parte del mondo che permettono di passare dalle guerre ai mutamenti sociali, dalle emergenze umanitarie alle battaglie individuali, mostrando attraverso la fotografia realtà spesso lontane e difficili da conoscere senza una testimonianza diretta.
La World Press Photo Foundation, organizzazione indipendente e senza scopo di lucro con sede ad Amsterdam, sostiene il fotogiornalismo e la fotografia documentaria e promuove un'informazione visiva libera e accessibile. La mostra internazionale nasce nel 1955 e dal 1972 ha iniziato il suo percorso al di fuori dei Paesi Bassi, trasformandosi in un appuntamento itinerante che oggi raggiunge oltre 60 città nel mondo.









