La musica che ci gira intorno - 26 settembre 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - GnuQuartet, vent'anni di note scolpite: “Questo è il regalo che vogliamo farci”

Il 28 settembre il quartetto genovese porta sul palco del teatro Carlo Felice due decenni di carriera insieme a De Gregori, Bersani, Fabi, Subsonica e alla scena musicale della città. Rebaudengo: “Il concerto è un rito che si fa insieme, un'alchimia vera che scatta tra chi sta sul palco e il pubblico”

Vent'anni sono tanti, per un gruppo che ha sempre lavorato di fino: dischi, arrangiamenti cesellati, incursioni fuori da ogni etichetta. Il 28 settembre il Teatro Carlo Felice diventa la casa per una notte di "20 anni di GnuQuartet - Live with Friends", il concerto con cui Francesca Rapetti (flauto traverso), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello) chiudono due decadi di attività portandosi dietro, sul palco, praticamente mezzo mondo della canzone italiana.

La lista degli ospiti è quella che fa girare la testa: Francesco De Gregori, Samuele Bersani, Niccolò Fabi, Simone Cristicchi con Amara, Ermal Meta, Giuliano Sangiorgi, Mauro Ermanno Giovanardi, L'Aura, Vittorio Cosma, e le entrate a sorpresa di Samuel e Boosta dei Subsonica. A tenere il filo con la città, anche Giua, Federico Sirianni e FiloQ.

“Mettiamo insieme questa grande festa senza uno spirito autoreferenziale”, racconta Rebaudengo lanciando qualche anticipazione sullo spettacolo. “Non ci sarà un racconto trionfalistico di questi vent'anni di carriera. È una specie di regalo che ci facciamo e che vogliamo fare alle persone che vengono, quello di raccogliere tutte le grandi differenze che ci sono tra i nostri amici. De Gregori e Sangiorgi condividono il mondo musicale ma non la vocalità, la scrittura o le armonie. Sarà un concerto molto vario, in cui speriamo emerga anche tutto ciò che abbiamo imparato da ciascuno di loro sul palco e dal punto di vista musicale”.

Il quartetto, del resto, si è formato proprio così: assorbendo pezzi di mondi diversi da chi ha condiviso il palco con loro negli anni. “A partire da Gino Paoli abbiamo sempre imparato qualcosa, sia musicalmente sia proprio sul modo di ‘mangiarsi il palco’. Con gli Afterhours e con Manuel Agnelli è stato un approccio fondamentale per confrontarci con chi non ha la tua stessa visione dell'armonia. E con i Subsonica siamo entrati nel mondo dell'elettronica e della produzione del suono. Siamo felici di portare sul palco tutte queste nuance”.

Tra i ricordi più curiosi della carriera del quartetto c'è un incrocio inatteso con Madonna: “Siamo stati pignoli sulla pronuncia - racconta - e poi ci siamo messi a improvvisare, una specie di jam session, mentre lei cantava in cuffia Like a Virgin”. Poi c'è Arisa, con cui il rapporto è diventato presto complicità.

Ma è quando si parla di identità che Rebaudengo si apre di più: “Una volta un discografico mi chiese: ‘Ma io in che scaffale lo metto il vostro disco?’. Gli risposi che non mi interessava lo scaffale, bastava che si vedesse! Fa parte del nostro divertimento. Nel nostro ultimo album su Paganini andiamo oltre la dimensione rock per esplorare la musica contemporanea, sostenuti dalla scrittura di Stefano Cabrera, eseguito persino dalla BBC Symphony Orchestra. A Genova siamo sempre molto dimessi e sottotono, ma i fatti dimostrano che dietro c'è un grande lavoro. La nostra cifra è stata essere sempre veri e spontanei, senza filtri verso la fama delle persone. Quando andammo da Gino Paoli a dargli il disco per invitarlo a suonare con noi, due giorni dopo mi chiamò al telefono. Molti artisti che sembrano inavvicinabili hanno solo bisogno di un rapporto umano normale. Ritrovare la semplicità e rimettere in gioco le cose è un ingrediente fondamentale”.

Chiesto della musica di oggi, tra streaming compulsivo e intelligenza artificiale, Rebaudengo non gira intorno alla domanda: “Su Spotify l'ascolto medio dei brani è ormai arrivato a 13 secondi. La gente skippa e basta prima ancora del ritornello: è l'arma a doppio taglio dell'iperproduzione. Ma io vedo anche che i ragazzi, come mio figlio diciottenne, riscoprono i vinili e il giradischi per riappropriarsi del tempo dell'ascolto. Sono convinto che la strada dell'utilizzo commerciale si separerà sempre più da quella della musica come rito e arte. Mi auguro che le persone riconoscano un valore sempre maggiore al concerto vero, suonato, rispetto alla ‘musica di plastica’ generata dall'altra parte. Il concerto è un rito che si fa insieme, un'alchimia vera che scatta tra chi sta sul palco e il pubblico”.

Sul palco del Carlo Felice, promette Rebaudengo, non ci sarà bisogno di troppa scenografia: "Il palco sarà semplicissimo: ci saremo noi, un pianoforte e basta. Gli ospiti entreranno presentandosi l'un l'altro, con pochissime parole per lasciare spazio alla musica. Ci saranno omaggi a Gino Paoli, a Vittorio De Scalzi, ma anche versioni speciali di Bocca di Rosa con L'Aura e brani di De André scelti da Giovanardi. Con Cristicchi e Amara eseguiremo La cura di Battiato. E poi si passerà dalle raffinatezze contemporanee di Boosta alle cariche pop di Tutti i miei sbagli insieme a Samuel. Vogliamo che la gente esca piena di musica, orgogliosa che a Genova non ci siano solo il pesto e la focaccia ma anche tanta grande musica”.

Spenta la ventesima candelina, il quartetto è già altrove con la testa: “Stiamo preparando il seguito del lavoro su Paganini con un concerto alla Paganiniana di Sestri Levante a novembre. Vista la chiusura di molti club in Italia, il futuro del nostro progetto sarà sempre più legato ai teatri e agli spazi d'ascolto, dove poter continuare a creare quella magia unica con chi ci ascolta”.


 

Isabella Rizzitano - Chiara Orsetti

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