Arrivare al tavolo convocato per lunedì al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con un documento unitario per chiedere il ritiro della procedura di licenziamento e l'apertura di una trattativa sul futuro di Ericsson e delle sue attività sul territorio. È questo l'obiettivo del Consiglio regionale e dei parlamentari liguri di fronte alla decisione dell'azienda di avviare la procedura per 131 dipendenti.
La vicenda era stata affrontata il 15 settembre in una conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale, alla quale avevano partecipato rappresentanti sindacali e lavoratori Ericsson.
"Pochi giorni prima avevano ricevuto una lettera di licenziamento per 131 persone. Sono numeri molto significativi: parliamo di 131 lavoratori su poco più di 300, quindi di una riduzione di circa il 40% della forza lavoro di Ericsson. Nel corso degli anni si è passati da 920 dipendenti agli attuali poco più di 300. Non voglio pensare che i 130 vengano mandati a casa, ma si tratta comunque di una riduzione davvero significativa", è il quadro tracciato dal presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari.
Sul tavolo anche il sostegno pubblico ricevuto dall'azienda per l'insediamento agli Erzelli e le conseguenze per i lavoratori: "È una questione di dignità, non soltanto locale ma nazionale, perché parliamo di un'azienda che è venuta a investire in Italia e che non può semplicemente fare quello che vuole. C'è poi la questione di 130 famiglie, di 130 persone che si ritrovano dall'oggi al domani senza un lavoro. Parliamo di tecnici laureati in ingegneria o informatica che svolgono il loro lavoro con grande competenza e capacità e che, proprio per questo, possono avere anche maggiori difficoltà a ricollocarsi".
Il passaggio al Mimit servirà innanzitutto a verificare quali margini esistano per riaprire la trattativa. "Dobbiamo essere presenti, vedere quali saranno le posizioni e le risposte e capire che cosa potrà mettere in campo il Ministero per riaprire una trattativa. Il fatto che ci sia questa trasversalità, tanto tra i consiglieri regionali quanto tra i parlamentari, per un documento che chiede il ritiro dei licenziamenti, è un segnale importante che non potrà essere trascurato neppure a livello nazionale", sottolinea Ilaria Cavo.
La deputata e consigliera comunale torna anche sull'audizione di Ericsson Italia in Commissione Attività produttive: "È stata un'audizione importante per quello che è stato detto, ma anche per quello che non è stato detto. L'azienda non ha risposto sulla sospensione, sul ritiro o sul congelamento dei licenziamenti. Abbiamo già contattato l'azienda e la casa madre per ottenere l'audizione della proprietà, per andare all'origine del tema e del problema".
Il nodo industriale riguarda soprattutto la ricerca. "Non abbiamo ancora capito che cosa ne sarà della ricerca che veniva fatta a Genova: verrà trasferita oppure no in Svezia e all'estero?". Per Cavo, il tema assume un peso particolare alla luce delle risorse pubbliche destinate ai progetti genovesi: "Se la ricerca venisse trasferita, questo sarebbe un punto importante, perché non si può delocalizzare dopo aver ricevuto finanziamenti pubblici". I finanziamenti relativi a progetti genovesi ammontano, secondo i dati citati dalla consigliera, a 2,1 milioni di euro, oltre ad altri finanziamenti per progetti nazionali ancora pendenti. "Ericsson ha dichiarato in modo chiaro e inequivocabile di voler rimanere in Italia e che non è previsto uno smantellamento della presenza nazionale. Ericsson non può dire che vuole rimanere in Italia, continuare il dialogo con il Governo e la progettualità italiana, e contemporaneamente fare un passo indietro su Genova".

Dal fronte dei lavoratori, il deputato del PD Alberto Pandolfo porta invece l'attenzione sulle modalità con cui è stata comunicata la procedura: "Ho parlato con moltissime persone preoccupate, anche perché spesso hanno tra i 40 e i 50 anni, una fascia nella quale è difficile ricollocarsi. Per molti è stato un fulmine a ciel sereno: essendo ingegneri, ricercatori e persone altamente qualificate, probabilmente avrebbero intrapreso un'altra strada se avessero saputo prima quello che stava accadendo. C'è stata una selezione molto mirata anche rispetto all'età. È un atteggiamento inaccettabile, soprattutto per le modalità con cui sono stati annunciati i licenziamenti".
Il primo obiettivo del tavolo resta il ritiro della procedura: "Lunedì ci sarà il tavolo al Ministero. Speriamo di poter incontrare i decisori, l'amministratore delegato, gli azionisti, insomma chi può realmente prendere decisioni su questa vicenda. Il primo punto che abbiamo condiviso è il ritiro di questa procedura. Riteniamo che debba esserci un confronto anche sul tema delle norme che riguardano le delocalizzazioni e sulla situazione dell'unità ottica".
Per il capogrupo del PD in Regione Armando Sanna, la richiesta è quella di un intervento che vada oltre i soli posti di lavoro coinvolti: "Tutti i capigruppo insieme ai parlamentari sono oggi uniti nel chiedere di bloccare una situazione che rappresenta una grandissima preoccupazione per lo sviluppo della nostra regione e, prima di tutto, per i lavoratori: 131 dipendenti".
La richiesta riguarda "il blocco dell'intera procedura di licenziamento e garanzie sull'indotto e sullo sviluppo tecnologico della nostra città". Sanna richiama anche il precedente ridimensionamento seguito al trasferimento agli Erzelli: "Ericsson già nel passaggio agli Erzelli aveva perso personale. Vogliamo quindi risposte concrete".
Il tema dello sviluppo industriale torna nelle parole del consigliere Gianni Pastorino, che contesta l'ipotesi di affrontare la vertenza attraverso incentivi all'uscita: "Non si tratta di mettere soldi per incentivare la fuoriuscita dal lavoro. Si tratta non solo di salvare 131 lavoratori e lavoratrici con le loro famiglie, ma di mantenere un impegno di Ericsson in Italia e sul nostro territorio. È un problema di sviluppo".
Sul passaggio agli Erzelli, Pastorino ricorda l'intervento pubblico previsto: "Quando passò da Sestri agli Erzelli, era previsto un intervento pubblico di 42 milioni e 921 mila euro per alcuni progetti. Non tutti quei soldi sono stati effettivamente erogati, ma da parte del pubblico c'era certamente l'idea di finanziare l'attività di Ericsson".
Da qui la richiesta di interrogarsi sul progressivo ridimensionamento della sede genovese: "Non si passa in 13 anni da 922 dipendenti a 170-180 e non si perde quello che è il cuore dell'azienda, cioè la ricerca e sviluppo nel settore delle fibre ottiche, senza porsi delle domande. Ericsson ha sempre messo risorse da questo punto di vista, ma il problema non è favorire la fuoriuscita. Il problema è capire come Ericsson possa rimanere attraverso un sistema di relazioni industriali".
Infine, il consigliere Alessandro Bozzano porta il confronto sul rapporto tra impresa e risorse pubbliche: "Quando si costruiscono percorsi di sviluppo di un territorio, si fanno dei patti e i patti devono essere rispettati da tutti. Quando si decide di essere alleati di un Governo che vuole sviluppare un territorio, ognuno deve fare la propria parte. Fino a ieri poteva essere un'attività discrezionale, ma quando si beneficiano di soldi pubblici non è più un'attività discrezionale".






