È stata presentata il 1° ottobre 2026 a Genova, nella Sala Trasparenza di Palazzo della Regione Liguria, nell'ambito delle iniziative di "Liguria Capitale del Dono 2026", la 9ª edizione del Rapporto "Noi doniamo", che ogni anno traccia la geografia della solidarietà in Italia. L'incontro, moderato dalla vicedirettrice di RAI Parlamento Annamaria Baccarelli, è stato realizzato dall'Osservatorio sul dono dell'Istituto Italiano della Donazione (IID) con il sostegno di BPER Banca, che accompagna la ricerca per il terzo anno consecutivo. L'evento apre simbolicamente il mese del dono, in vista del Giorno del Dono del 4 ottobre, istituito dalla legge 110 del 2015.
I DATI
I dati Istat fotografano un consolidamento della propensione a donare, dopo la frenata degli anni della pandemia. Nel 2025 la quota di cittadini dai 14 anni in su che ha effettuato donazioni economiche ad associazioni è salita all'11,9%, rispetto all'11,6% del 2024. Più marcato l'incremento del volontariato organizzato, passato dall'8,4% al 9,2% della popolazione, a cui si aggiunge un ulteriore 2,9% impegnato in altre forme di associazionismo gratuito.
A commentare le dinamiche generali della partecipazione è Cinzia Di Stasio, direttrice dell'Istituto Italiano della Donazione (IID): "L'Italia è da sempre un paese generoso, quindi non possiamo negare questa evidenza. Chiaramente sono numeri che parlano di una ripresa dal punto di vista economico, ma anche del volontariato, dal 2021 in avanti, perché chiaramente anche lì il 2021 con il Covid sono stati due anni in cui c'è stata una battuta d'arresto della propensione a donare, perché comunque eravamo preoccupati anche da altro. Adesso sta risalendo piano piano la china: abbiamo circa l'11,9% di donatori di denaro a dati ISTAT e per i volontari arriviamo al 9,2%. Vuol dire che ci sono 6 milioni e mezzo di italiani che si impegnano a offrire risorse economiche al Terzo Settore e circa 4 milioni e mezzo di volontari che ogni giorno danno del tempo agli altri. Non sono numeri altissimi, possiamo sicuramente migliorare, ma sono numeri stabili, quindi il Terzo Settore può contare su questa parte di cittadini che da sempre partecipa con generosità”.
Sul fronte degli importi, l'indagine Ipsos Doxa "Italiani solidali" mostra che la donazione media annua destinata agli enti non profit si attesta a 61 euro, sette euro in meno rispetto al 2024. Le donazioni informali, effettuate dal 49% della popolazione, vanno invece in controtendenza: l'importo medio è salito a 37 euro, con un incremento di 16 euro rispetto al 2023.
Per la prima volta la presentazione ufficiale dell'Osservatorio è stata ospitata a Genova anziché a Milano, una scelta che punta l'accento sul valore del territorio ligure e sul radicamento della sua economia sociale. A spiegare le ragioni del posizionamento dell'istituto di credito è Elisa Belfiori, responsabile Terzo Settore di BPER Banca: “BPER Banca da alcuni anni ha un proprio posizionamento di pervenire comune verso gli attori dell'economia sociale, quindi il Terzo Settore militare e sport, militari e ecclesiastici, perché crede fortemente nel ruolo del Terzo Settore come veicolo per riuscire a fare in modo che il territorio possa progredire e possa raggiungere i benefici. In questo senso per noi accompagnare gli enti del Terzo Settore che vivono di raccolta e quindi vivono di donazioni è cruciale e fondamentale, e pensiamo che in una situazione in cui ci sono enti grandi che aumentano le raccolte e gli enti più piccoli che le diminuiscono ci sia uno spazio, possiamo dire la nostra, e possiamo accompagnarli e fare in modo che intraprendano un percorso di capacitazione affinché si rafforzino. In questo senso noi investiamo in termini di competenze, strumenti e servizi che mettiamo a disposizione di questi enti affinché possano svolgere il loro ruolo di collettori di raccolte da parte della cittadinanza. Pensiamo anche che in questo modo il Terzo Settore possa svolgere anche un ruolo importante in una transizione demografica che è in corso, perché chiaramente la partecipazione da parte della popolazione più giovane non avviene attraverso il dono meramente economico ma anche il dono di tempo e quindi in questo senso anche fare in modo che gli enti del Terzo Settore si formino e si strutturino e imparino ad innovarsi può portare un beneficio”.
Ancora: “Essere qui a Genova e in Liguria per noi è assolutamente cruciale, siamo la banca con il maggior numero di sportelli sul territorio, il Terzo Settore del territorio è in grande fermento, per noi è particolarmente rilevante anche in termini di clientela e quindi abbiamo pensato quest'anno, accompagnando per il terzo anno l'Istituto Italiano della Donazione nella presentazione dell'osservatorio, che avesse senso organizzare l'evento di presentazione qui a Genova e non come abbiamo sempre fatto a Milano, per dare il giusto peso al territorio e la giusta importanza al fatto che eventi di questo tipo possano veramente riuscire a innescare un certo tipo di approccio rispetto alla donazione”.
Sull'opportunità offerta dalla cornice regionale, Cinzia Di Stasio aggiunge: “L'Istituto Italiano della Donazione ha voluto portare il Giorno del Dono in Liguria per raccontare un territorio che effettivamente non sempre viene raccontato da questo punto di vista come invece dovrebbe, perché è un territorio molto ricco di realtà di Terzo Settore, di esperienze anche di dono molto interessanti e particolari. Abbiamo voluto dare l'occasione a questo territorio di potersi raccontare attraverso queste nostre giornate. È chiaramente l'inizio di un lavoro che speriamo di lasciare in eredità perché vogliamo che venga continuato. Per quanto riguarda come si colloca la Liguria, il 14 ottobre faremo proprio un'analisi specifica dei dati liguri rispetto al contesto nazionale. Certo, è comunque una regione che ha tanto di sommerso da questo punto di vista e i numeri ufficiali a volte raccontano una situazione sottorappresentata rispetto alla forza e alla generosità del territorio”.
Sul valore interpretativo, più che statistico, dell'indagine, la direttrice IID osserva: “La natura multidimensionale del dono lo rende non soltanto un comportamento da osservare, ma anche una possibile chiave di lettura della società e dei territori. Se il dono incorpora dimensioni economiche, sociali, culturali e relazionali, osservare come si dona può aiutarci a comprendere meglio le caratteristiche di una comunità e il contesto in cui vive. È questo il cambio di prospettiva proposto dall'analisi territoriale di ‘Noi Doniamo’ 2026: non soltanto leggere il dono attraverso i territori, ma leggere i territori attraverso il dono”.
Elisa Belfiori approfondisce infine la necessità di affiancare gli enti anche sotto il profilo organizzativo: “L'evoluzione delle forme del dono e della partecipazione raccontata dal Rapporto dimostra come il Terzo Settore sia chiamato oggi a un salto di qualità organizzativo e culturale. Accanto a realtà in forte crescita, permangono infatti situazioni che richiedono un rafforzamento delle competenze e degli strumenti a disposizione degli enti. Per BPER sostenere la ricerca dell'Osservatorio consente di approfondire la conoscenza di un segmento strategico di economia civile e fornisce linee di indirizzo utili per continuare ad investire in iniziative di formazione, educazione finanziaria e accompagnamento organizzativo: vogliamo infatti contribuire alla crescita di un Terzo Settore capace di operare con efficacia, visione e sostenibilità, come protagonista dello sviluppo delle comunità e interlocutore sempre più qualificato per istituzioni, imprese e cittadini”.
LA MAPPA REGIONALE DEL DONO
Per la prima volta il Rapporto ha incrociato la propensione al dono con gli indicatori socio-economici delle regioni italiane, analizzandone 19 - resta fuori dal confronto il Trentino-Alto Adige, che si conferma comunque al primo posto assoluto a livello nazionale con il 23% complessivo di donatori (25,1% a Bolzano, 21% a Trento).
Nelle donazioni economiche la classifica regionale è guidata a pari merito da Lombardia ed Emilia-Romagna (15,1%), seguite da:
- Valle d'Aosta - 15,0%
- Marche - 14,9%
- Friuli-Venezia Giulia - 14,8%
- Toscana - 14,4%
- Veneto - 13,8%
- Piemonte - 13,3%
- Liguria - 12,5%
Tutte queste regioni restano sopra la media nazionale dell'11,9%. Più indietro Umbria e Lazio (11,9%), Sardegna (11,8%), Abruzzo (10,3%), Molise (10,0%), Basilicata (9,8%), Puglia (7,6%), Calabria (7,5%), Sicilia (6,7%) e Campania (5,3%). A livello macro-regionale, la quota di donatori di denaro si attesta al 15,3% nel Nord-Est, al 14,0% nel Nord-Ovest, al 13,1% nel Centro, al 7,0% al Sud e all'8,0% nelle Isole.
Nel volontariato organizzato la graduatoria cambia volto: al primo posto c'è il Veneto (14,1%), seguito da:
- Valle d'Aosta - 11,7%
- Lombardia ed Emilia-Romagna - 11,6%
- Friuli-Venezia Giulia - 10,8%
- Piemonte - 10,2%
- Basilicata - 10,1%
- Liguria - 9,8%
- Toscana - 9,5%
a fronte di una media italiana del 9,2%. Seguono Marche (9,3%), Umbria (7,8%), Sardegna (7,1%), Abruzzo (7,0%), Lazio (6,6%), Puglia (6,5%), Molise (6,4%), Sicilia (6,0%), Calabria (5,7%) e Campania (5,3%).
Dall'incrocio con gli indicatori territoriali emerge che la ricchezza economica, misurata dal reddito disponibile pro capite, e l'istruzione universitaria correlano positivamente con la donazione monetaria. La ricchezza, però, non basta da sola: all'aumentare della disuguaglianza nella distribuzione del reddito, misurata dall'indice di Gini, si registra una contrazione sia delle donazioni economiche sia del volontariato. Un ruolo chiave è svolto invece dalla fiducia interpersonale, i cui livelli più elevati accompagnano una maggiore partecipazione solidale in entrambe le dimensioni.
Commenta così questi risultati Marco Rasconi, presidente dell'Istituto Italiano della Donazione (IID): “Il dono è un gesto individuale che non nasce mai nel vuoto. Si alimenta delle relazioni, della fiducia, delle opportunità di partecipazione e delle condizioni economiche e sociali presenti nelle comunità in cui viviamo. La nuova analisi territoriale ci aiuta a comprendere che non conta soltanto quante risorse una comunità possiede, ma anche quanto le persone possono davvero sentirsi parte della vita collettiva e contribuire al bene comune”.
Per la Regione Liguria, il riconoscimento di Capitale Italiana del Dono 2026 è motivo di soddisfazione. Commentano congiuntamente Simona Ferro, vicepresidente di Regione Liguria con delega alla Scuola, e Massimo Nicolò, assessore alla Sanità e al Terzo Settore: “Il dono è un valore che tiene insieme le persone e rafforza le comunità: non riguarda soltanto ciò che scegliamo di dare, ma il modo in cui ci sentiamo parte di una società e ci prendiamo cura degli altri. Per questo siamo particolarmente orgogliosi che la Liguria sia stata scelta come Capitale Italiana del Dono 2026. È un riconoscimento che valorizza il patrimonio di solidarietà e volontariato della nostra regione e rappresenta la responsabilità di trasformare questo titolo in un'occasione concreta per far crescere la cultura del dono”.
I GIOVANI E LA PARTECIPAZIONE
Un capitolo centrale del Rapporto riguarda le nuove generazioni, nella fascia 14-34 anni. I giovani costituiscono il 12,8% dei donatori di denaro (i 14-19enni si fermano all'1,2%), ma la loro incidenza raddoppia nel volontariato, dove raggiungono il 23,8% dei volontari nelle organizzazioni (con i 14-19enni al 6,4%). I giovani rappresentano inoltre il 24,6% di chi opera in altre associazioni e altrettanto, il 24,6%, dei partecipanti a realtà impegnate su ecologia, diritti civili e pace.
Sulle caratteristiche dell'attivismo giovanile, Cinzia Di Stasio precisa: “Un elemento importante che voglio sottolineare è la partecipazione giovanile, che vediamo crescere lentamente ma costantemente di anno in anno. Una partecipazione che, al di là della parte economica che è marginale, si concentra soprattutto sul fronte del volontariato. I ragazzi vogliono partecipare, hanno voglia di fare, ma chiedono anche delle modalità diverse, che siano più in linea con le proprie caratteristiche, quindi soprattutto in modo meno vincolante. Vogliono poter cambiare, vogliono poter provare diverse modalità e diverse esperienze.
Infatti non è tanto centrale l'organizzazione, ma la causa. I ragazzi si muovono volentieri se sentono una causa vicina, principalmente nella sfera dei diritti: pace, giustizia, ambiente, su cui c'è un numero molto alto che cresce di anno in anno. Invitiamo le associazioni del Terzo Settore a guardare i ragazzi con un occhio diverso”.
A confermare questa tendenza è anche la rilevazione Eumetra, secondo cui il 47% dei giovani - quasi uno su due, contro il 32% degli over 55 - ha dedicato denaro, beni o tempo alle esigenze dirette della propria comunità o del proprio gruppo di riferimento.
Il Rapporto evidenzia anche un mutamento strutturale nel rapporto tra cittadino ed ente: solo il 45% dei donatori dichiara di sostenere stabilmente le medesime organizzazioni, mentre la maggioranza orienta le proprie scelte in base alla causa specifica del momento. Il 47% degli italiani, inoltre, si attiva autonomamente per verificare le informazioni su trasparenza e impatto sociale degli enti a cui dona.
Sul fronte tecnologico, il 60% delle organizzazioni non profit impiega ormai strumenti digitali per la raccolta fondi, mentre il 43% ricorre all'intelligenza artificiale, un balzo netto rispetto al 25% registrato l'anno precedente.
La XXIV Indagine IID sull'andamento delle raccolte fondi, condotta su 344 enti insieme a CSVnet, rileva una crescente polarizzazione del settore: nel 2025 il 39% delle organizzazioni ha registrato un aumento delle entrate da fundraising, ma contestualmente sale al 22% la quota di chi segnala invece una diminuzione. Tornano intanto al primo posto tra i canali più utilizzati gli eventi in presenza scelti dal 50% degli enti, con un rialzo di 20 punti percentuali.
Nei rapporti con il mondo profit, il 44% degli enti ha ricevuto contributi da fondazioni, contro il 34% della rilevazione precedente, mentre scende al 49% la quota di chi non ha alcuna entrata da aziende. Restano però ostacoli organizzativi non piccoli: il 36% degli enti lamenta carenza di tempo e risorse interne per gestire il corporate fundraising, il 33% trova difficoltà nel primo contatto con le imprese, e quasi il 90% non ha mai attivato progetti di volontariato d'impresa. Come evidenzia l'analisi di Massimo Coen Cagli, della Scuola di Fundraising di Roma, la collaborazione tra aziende e Terzo Settore si sta comunque evolvendo verso partnership strategiche fondate sui criteri ESG e sulla generazione di valore condiviso.
A completare il quadro, i dati Istat indicano che il 12,3% delle istituzioni non profit considera ormai i donatori come stakeholder significativi, coinvolgendoli nella definizione delle attività (44,1% dei casi) e nella realizzazione concreta dei progetti (27,4%).
Secondo l'analisi di Walden Lab, la solidarietà si colloca al quarto posto tra i valori guida degli italiani, dopo onestà, rispetto e famiglia, sia per i donatori (28%) sia per i non donatori (22%). Chi dona, però, tende a estendere l'attitudine solidaristica ben oltre la sfera privata: verso la comunità locale (29% contro il 21% dei non donatori), la propria città (26% contro 19%) e la società nel suo complesso (24% contro 19%). Il 56% di chi dona denaro pratica anche volontariato, contro il 40% dei non donatori, e indica l'individualismo diffuso come il principale ostacolo alla coesione sociale.
Sul fronte normativo e fiscale, il contributo di ASSIF traccia il bilancio dei primi vent'anni del 5x1000: nel 2025 le scelte hanno superato 18,4 milioni di firme, pur restando ferma al 40% la quota di contribuenti potenziali che effettivamente partecipa.
Capitolo a parte, e dati tra i più positivi dell'intero Rapporto, quello delle donazioni biologiche:
- Sangue e plasma: circa 3 milioni di donazioni di sangue, garantite da 1,66 milioni di donatori, per un totale di 920 mila chilogrammi di plasma raccolto.
- Trapianti di organi: il 2025 segna il record storico assoluto in Italia, con 4.678 interventi.
- Midollo osseo: il registro IBMDR raggiunge quota 525.682 iscritti.
- Donazione del corpo post-mortem: un approfondimento curato dall'Università dell'Insubria e dalla LIUC Università Cattaneo promuove la conoscenza della donazione del corpo alla scienza, per finalità di formazione medica e ricerca scientifica.












