Sanità - 02 ottobre 2026, 14:38

Gaslini, un test del sangue distingue infezioni batteriche e virali nei neonati in 30 minuti

Lo studio presentato al Congresso europeo di medicina d’urgenza di Parigi: analizzati 85 lattanti con meno di 90 giorni. Il test utilizza due proteine del sistema immunitario e potrebbe ridurre esami invasivi e uso di antibiotici

Gaslini, un test del sangue distingue infezioni batteriche e virali nei neonati in 30 minuti

Un semplice test sul sangue potrebbe aiutare a distinguere in appena 30 minuti un’infezione batterica da una virale nei lattanti con meno di tre mesi che arrivano in pronto soccorso con la febbre. È il risultato di uno studio condotto all’Istituto Giannina Gaslini di Genova e presentato a Parigi, in occasione del Congresso europeo di medicina d’urgenza (Eusem).

La ricerca è stata portata avanti dal dottor Tommaso Bellini, medico della Uoc Medicina d’Urgenza del Gaslini, in collaborazione con Stefano Volpi, direttore della Uoc Immunologia clinica e sperimentale, e con la dottoressa Genny Del Zotto del Laboratorio Core Facility per le Scienze Omiche dell’istituto.

Il problema nasce dalla particolare gestione dei neonati molto piccoli con febbre. "Quando un lattante con meno di 3 mesi di vita arriva in pronto soccorso con febbre - scrive l'ospedale in una nota -, viene considerato a rischio di infezione batterica invasiva fino a prova contraria. Tutte le principali raccomandazioni, sia europee che americane, sono concordi nel sottoporre il paziente ad un iter diagnostico volto a confermare o escludere una infezione batterica. Questo atteggiamento comporta una sensibilità maggiore del 95% nel diagnosticare una infezione batterica, ma pecca in specificità (minore del 50%). Considerando che le infezioni batteriche rappresentano il 15-20%, significa che 4 pazienti su 5 sono sottoposti a un iter diagnostico, talvolta invasivo, pur soffrendo di un'infezione virale. Inoltre, i test ad oggi disponibili per distinguere il tipo di infezione richiedono almeno alcune ore, ed è per questo che, per precauzione, molti lattanti ricevono una terapia antibiotica empirica, contribuendo alla diffusione dell’antibiotico-resistenza".

Per cercare una risposta più rapida, i ricercatori del Gaslini hanno studiato 85 lattanti di età inferiore ai 90 giorni, arrivati in pronto soccorso con febbre e senza precedenti problemi di salute rilevanti. Nei campioni di sangue sono state analizzate due proteine di membrana, CD64 e CD169, che rispondono in modo differente alla presenza di infezioni.

Il CD64 aumenta infatti sui neutrofili in risposta alle infezioni batteriche, mentre il CD169 aumenta sui monociti in presenza di infezioni virali. Il gruppo di ricerca ha confrontato i livelli delle due proteine e il rapporto tra i rispettivi valori.

I risultati ottenuti sono stati particolarmente significativi nel gruppo analizzato: il test ha identificato correttamente tutti i 15 casi di infezione batterica, tutti i 44 casi di infezione virale e i 26 casi di controllo. L’analisi è stata completata in laboratorio in circa 30 minuti.

La prospettiva è ora quella di portare il test direttamente nei luoghi in cui vengono assistiti i piccoli pazienti. Il gruppo del Gaslini sta infatti lavorando a una versione point-of-care, utilizzabile direttamente in pronto soccorso o al letto del paziente, mantenendo la stessa rapidità di risposta.

Lo studio si inserisce in un filone di ricerca già avviato negli anni scorsi. Nel 2021, il test aveva mostrato la propria affidabilità negli adulti in pronto soccorso, mentre successivamente altri gruppi di ricerca lo hanno replicato e verificato anche nei bambini più grandi.

Il lavoro del Gaslini rappresenta, secondo l’istituto, un ulteriore passo avanti perché i marcatori vengono valutati per la prima volta in una fascia d’età particolarmente delicata, quella dei lattanti nei primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è ancora in fase di sviluppo.

Il prossimo passaggio sarà la verifica su una platea più ampia. Il dottor Bellini è infatti impegnato in uno studio prospettico multicentrico su 300-500 lattanti, che coinvolgerà centri italiani ed europei. L’obiettivo è confermare i risultati ottenuti e valutare la possibilità di inserire questa metodica nei principali algoritmi utilizzati per la gestione del lattante febbrile in pronto soccorso.

Redazione

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