Gen Z - il mondo dei giovani - 04 ottobre 2026, 09:30

Gen Z - Il mondo dei giovani - Quando una scadenza diventa un pensiero fisso

Esami, colloqui, lauree e appuntamenti importanti: il conto alla rovescia può aumentare l'ansia e farci perdere di vista tutto quello che succede nel frattempo

Foto Pexels

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Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

Ci sono momenti in cui abbiamo talmente tanto da fare, o una data talmente importante cerchiata sul calendario, che tutto il resto sembra improvvisamente perdere spazio. La vita continua normalmente, le persone intorno a noi fanno le loro cose, ma nella nostra testa c’è una sola cosa. Una scadenza, un esame, un colloquio, una partenza, una visita, una discussione di laurea. E più quella data si avvicina, più sembra impossibile pensare ad altro.

Non succede a tutti allo stesso modo, ovviamente. C’è chi riesce a mantenere la propria routine e a non farsi condizionare troppo da quello che deve affrontare. E poi ci sono quelli che iniziano a vivere praticamente in funzione di quella data. Si svegliano pensando a quanto manca, durante la giornata fanno il conto alla rovescia e la sera controllano ancora il calendario, come se per magia potesse essere comparso un giorno in più per prepararsi.

La cosa quasi assurda è che spesso non cambia nulla tra un giorno e l’altro. Eppure quel numero sul calendario diventa fondamentale. “Mancano dieci giorni”, poi nove, otto, sette. E ogni volta che scende sembra aumentare la pressione. Una parte di noi vorrebbe semplicemente avere più tempo, mentre un’altra vorrebbe che arrivasse subito il giorno tanto atteso, così da poter smettere finalmente di pensarci.

Perché l’attesa, a volte, è peggio dell’impegno stesso. Quando abbiamo davanti qualcosa di importante, iniziamo a immaginare tutto quello che potrebbe andare storto. E se dimentico qualcosa? E se faccio una figuraccia? E se non riesco a rispondere? E se non sono abbastanza preparato? E se deludo qualcuno?

Ed è proprio qui che entrano in gioco anche le aspettative. Non ci sono soltanto le nostre. Ci sono quelle della famiglia, degli amici, dei professori, dei colleghi o semplicemente quelle che ci siamo costruiti da soli. Vorremmo fare bene, essere all’altezza, dimostrare di avercela fatta. E più teniamo a qualcosa, più diventa difficile accettare l’idea che potrebbe non andare esattamente come l’abbiamo immaginata.

La discussione della tesi è un esempio perfetto. Per mesi si lavora a un progetto, si correggono pagine, si cambiano frasi, si preparano le slide e si ripete il discorso. Poi arriva una data precisa e improvvisamente sembra che tutto quello che esiste intorno debba aspettare. Gli amici possono proporre di uscire, c’è una serie da guardare, una cena da organizzare, magari persino una bella giornata di sole fuori dalla finestra, ma nella testa torna sempre la stessa domanda: “Sì, però la tesi?”.

E così anche fare qualcosa di completamente normale può generare un piccolo senso di colpa. Ci si rilassa, ma si pensa che si dovrebbe studiare. Si esce, ma con la sensazione di perdere tempo. Si prova a dormire e improvvisamente il cervello decide che è il momento perfetto per ricordare quella frase del discorso che non convince abbastanza.

Il paradosso è che spesso desideriamo entrambe le cose contemporaneamente. Vorremmo avere ancora tempo per prepararci, ma allo stesso tempo vorremmo essere già dall’altra parte. Vorremmo poter controllare ogni dettaglio, ma vorremmo anche smettere di controllare tutto. Vorremmo arrivare preparatissimi, senza però passare ogni minuto che ci separa dalla data a pensare a quanto manca.

E mentre facciamo il conto alla rovescia, rischiamo di vivere poco tutto quello che succede nel frattempo. Ogni giornata diventa semplicemente “un giorno in meno” invece di essere una giornata intera. Il lunedì diventa “mancano cinque giorni”, il mercoledì “mancano tre”, il giorno prima sembra quasi non esistere perché siamo già proiettati verso quello successivo.

Poi, però, arriva il momento. La data che abbiamo guardato per settimane è finalmente lì. Si affronta quello che dovevamo affrontare, con tutta l’agitazione accumulata, e prima ancora di rendercene conto è finito. E spesso ci si ritrova a chiedersi come sia possibile aver passato così tanto tempo a immaginare quel momento e così poco a pensare a cosa sarebbe successo dopo.

Non c’è una formula per smettere di preoccuparsi quando abbiamo qualcosa di importante davanti. E non tutti vivono le scadenze allo stesso modo. C’è chi riesce a viverle con tranquillità e chi, invece, sente ogni giorno il peso di quella data avvicinarsi. L’importante è ricordarsi che, mentre prepariamo qualcosa di importante, la nostra vita non si mette completamente in pausa.

Quella data arriverà comunque. E quando arriverà, non porterà con sé soltanto tutto quello che abbiamo fatto o che avremmo potuto fare, ma anche tutti i giorni vissuti prima di arrivarci. Perché una scadenza può essere importante, può far paura e può occupare tantissimo spazio nella nostra testa, ma non dovrebbe riuscire a cancellare tutto il resto.

Martina Colladon

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