"Siamo sollevati, ci sentiamo legittimati". Ma soprattutto, adesso, "possiamo continuare il piano per risanare il club, migliorare i conti e continuare a investire". Dopo diciotto mesi di battaglia legale, una società da risanare, occasioni di mercato sfumate sembra essere cambiata l'aria in casa Genoa.
Almeno questo emerge dal racconto del Ceo rossoblù Andrés Blazquez, tornato a parlare alla redazione online di Flashscore, in un'intervista a tutto tondo sul momento del club più antico d'Italia, tra gli ultimi sviluppi legali nel braccio di ferro tra l'attuale proprietà e il fondo A-Cap, il futuro rossoblù e anche uno sguardo, decisamente più manageriale, allo stato di salute e le prospettive della Serie A.
Il capitolo A-Cap e le vicende legali: "Noi sempre convinti della ricapitalizzazione"
Il punto di partenza non può che essere la lunga vicenda giudiziaria che ha accompagnato il passaggio del controllo del club a Dan Șucu. Il 23 giugno il Tribunale di Genova ha respinto integralmente, per la terza volta, le contestazioni di A-Cap sull'operazione di ricapitalizzazione, dopo due precedenti procedimenti cautelari.
Un lasso di tempo nel quale, racconta Blazquez, il Grifone ha continuato a guardare avanti nella convinzione che la strada intrapresa fosse quella corretta. "Se dicessi che è stato un sollievo direi una mezza bugia, eravamo completamente convinti che l'intero processo dell'aumento di capitale fosse stato fatto non solo secondo le regole, ma fosse necessario per salvare il Genoa", ha ribadito il dirigente spagnolo, anche se tutto non si può definitivamente dire ancora concluso, con gli americano che mantengono una partecipazione di circa il 22% di quote.
Queste però sono attualmente sottoposte a sequestro cautelare: "A-Cap ha dalla sua passaggi previsti dalla legge italiana, credo perseguirà con ciò che ritiene corretto per sé. Noi difenderemo la situazione e credo che finora il tribunale sia stato molto chiaro - ha spiegato - C'è un debito di 50 milioni da saldare verso il club e dovranno pagarli prima di poter beneficiare di qualsiasi diritto economico. Nel frattempo, non hanno diritti politici né di governance".
Il nuovo corso Sucu: "Prima di lui club vicino al fallimento. E' un presidente molto presente"
Se la vicenda giudiziaria rappresenta l'eredità del passato, il presente del Vecchio Balordo è l'imprenditore rumeno, i cui piani sarebbero definiti fin dal principio. "Fin dal suo arrivo non c'è mai stato alcun ripensamento sulle implicazioni legali, perché c'era un obiettivo molto chiaro su ciò che voleva dal Genoa, una premessa chiara sulla quale ha basato il suo investimento. Non abbiamo mai pensato che ci sarebbe stato un esito legale contrario e lui ha investito e gestito il Genoa come se questo fosse il caso - ha ribadito Blazquez - E' sempre stato un proprietario molto presente, positivo e impegnato. Ha corso un rischio enorme entrando quando la società era vicina al fallimento".
L'obiettivo ora è liberare il Genoa dalle conseguenze economiche e reputazionali di questa fase di incertezza. "Credo che questo apra la strada a nuovi partner per il miglioramento finanziario del club. Credo che saremo in grado di continuare il piano per risanare il club, migliorare i conti e continuare a investire", ha detto Blazquez.
Un percorso che, tuttavia, ha avuto un costo. "Credo che la cosa principale sia che i costi legali sostenuti dal Genoa durante questo periodo siano stati considerevoli. Si parla di milioni". E non solo: "Il coinvolgimento di A-Cap è stato estremamente problematico dal punto di vista delle procedure KYC nei rapporti con altri stakeholder e istituzioni finanziarie".
Le occasioni perse sul mercato nella gestione A-Cap
C'è però un tema molto caro alla tifoseria e tornato di attualità negli ultimi periodi, complici anche gli ultimi sviluppi dirigenziali sull'area sportiva. E' quello degli investimenti sui calciatori, secondo Blazquez decisamente condizionati dal periodo di controllo A-Cap e che oggi avrebbero invece potuto portare a un miglioramento già considerevole dei conti.
Secondo l'ad, una delle conseguenze della precedente gestione è stata infatti l'impossibilità di prendere alcune decisioni esclusivamente sulla base di valutazioni sportive. "Avevamo un'opzione per acquistare Spence per 7 milioni di euro e loro hanno rifiutato. De Gea ci fu offerto a parametro zero e, ancora una volta dissero no. Vi garantisco che quelle situazioni non sarebbe accaduta se Sucu fosse stato al comando all'epoca".
Nel racconto c'è anche un diniego all'arrivo di Mason Greenwood, poi passato all'Olympique Marsiglia. Insomma, un bilancio altamente negativo secondo Blazquez: "A causa della presenza di persone estranee al calcio, abbiamo probabilmente perso oltre 70-80 milioni di euro di valore dei giocatori. Non ci era permesso prendere decisioni basate su concetti sportivi. Il signor Sucu e io sappiamo come delegare, e credo che questo sia un grande vantaggio, abbiamo persone preparate e sappiamo fare le domande giuste".
Genoa e Rapid Bucarest, una collaborazione da costruire
Dopo "un inizio difficile nel rapporto sportivo", nato "tra una finestra di mercato e l'altra", l'altro tema che porta con sé la nuova proprietà è quello dei rapporti col Rapid Bucarest, altra società con la stessa presidenza. "Abbiamo commesso alcuni errori inizialmente nel modo di affrontare la situazione. Ora è stato chiarito tutto".
La collaborazione dovrebbe quindi allargarsi agli staff, alla preparazione e alla possibilità di organizzare amichevoli: "Sarà più ragionata e più cooperativa. Parliamo di scambi di staff, allenamento, preparazione, potenzialmente partite amichevoli, ma attraverso un processo ben studiato".
Serie A e sviluppo: "Il calcio italiano ha un potenziale enorme. Ma ora è indietro"
Nella parte finale dell'intervista Blazquez allarga lo sguardo oltre il Genoa, con un'analisi da dirigente internazionale, nella quale non mancano critiche ma neppure una dose di ottimismo.
"Negli anni Novanta l'Italia aveva il campionato più importante, ora è il quarto tra i cinque principali con un grande divario rispetto agli altri in termini di valore delle rose e diritti televisivi - sentenzia -. La cosa positiva è che, nonostante siamo indietro, il potenziale rimane molto alto con brand importanti".
Poi il punto dolente, che tocca molto da vicino Genova e non solo il club di Villa Rostan: "Il problema più grande che abbiamo sono le infrastrutture. Gli stadi sono davvero rimasti indietro. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi stadi dove poter sviluppare nuovi tipi di ricavi. Credo che siamo molto indietro su questo".
Nonostante ciò, gli investitori capienti non mancano e restano fondamentali, secondo Blazquez, per raggiungere determinati traguardi sportivi. Vedi il caso Como. "La correlazione stipendi-risultati è molto chiara - chiosa il dirigente spagnolo - Il Como ha fatto un lavoro eccellente con un allenatore eccellente, ma anche con una gestione eccellente. Credo che probabilmente sia la squadra più ricca della Serie A, ma non quella che ha investito di più. Penso che abbia investito con saggezza".
Ed è proprio questo il punto sul quale sembra convergere anche la filosofia del nuovo Genoa: non soltanto mettere risorse, ma investirle attraverso una struttura capace di trasformarle in valore sportivo.






