Cultura e spettacoli - 14 ottobre 2026, 14:46

“Renoir, Monet, Toulouse-Lautrec, Cézanne”: a Palazzo Ducale arriva la Collezione Scharf per la prima volta in Italia

Dal 15 ottobre al 2 maggio esposte oltre 140 opere, dagli impressionisti al contemporaneo, svelate al pubblico dopo oltre un secolo di collezionismo privato

Dal 15 ottobre al 2 maggio 2027, il Sottoporticato di Palazzo Ducale ospita "Renoir, Monet, Toulouse-Lautrec, Cézanne. 200 anni di Arte dalla Collezione Scharf".  Sono quattro i nomi che danno il titolo alla mostra e che segnano alcune delle trasformazioni artistiche raccontate nelle sale: dalla rivoluzione della luce e del colore degli impressionisti alle sperimentazioni del Post-Impressionismo, ma le loro opere sono esposte insieme a quelle di Goya, Degas, Bonnard, Matisse e Picasso, in un percorso di oltre 140 lavori che si estende fino all'arte contemporanea. È la prima esposizione in Italia della Collezione Scharf, raccolta privata costruita da quattro generazioni di collezionisti tedeschi e rimasta a lungo lontana dal pubblico.

A scegliere le opere e costruire il percorso è Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale e curatrice della mostra, realizzata in collaborazione tra The Scharf Collection e MondoMostre. Una selezione che affianca ai grandi maestri autori meno conosciuti, seguendo i legami tra le opere e le scelte di una famiglia che continua ancora oggi a collezionare.

Il debutto italiano segue le sole due precedenti esposizioni della raccolta, all'Alte Nationalgalerie di Berlino e al Kunstpalast di Düsseldorf. "È la prima volta in Italia. La Collezione Scharf è rimasta privata fino alla prima esposizione, lo scorso anno", spiega Bonacossa. Una raccolta più vasta di quella presentata nelle sale genovesi, dalla quale sono state selezionate le opere per ciascuna tappa: "Ogni volta la selezione è stata affidata a un curatore. In questo caso, l'ho fatta io".

Il suo lavoro ha seguito due criteri: restituire un percorso nella storia dell'arte e riconoscere la qualità delle singole opere, anche quando questo ha significato lasciare spazio ad autori meno conosciuti. "Dovendo scegliere e rinunciare a qualcosa, non ho sempre puntato sul nome dell'artista: ci sono anche opere di autori meno noti che sono però eccezionali", racconta.

“La particolarità della collezione Scharf è che non hanno collezionato nomi, ma opere", sottolinea Bonacossa. La notorietà di un autore non è stata sufficiente a giustificare un'acquisizione: "Se non hanno trovato l'opera giusta, hanno preferito non aggiungere un artista a questa storia".

La mostra permette così di incontrare i grandi maestri, ma anche di osservare come si forma e continua a crescere una raccolta privata. "Visitando la mostra si ripercorre la storia dell'arte, dall'Ottocento fino al contemporaneo. Le collezioni hanno questa particolarità: accanto ai capolavori, mostrano anche gemme nascoste e inaspettate", prosegue la curatrice. Gli Scharf continuano infatti a collezionare, mettendo le nuove acquisizioni in relazione con le opere già possedute: "Ogni nuova acquisizione ha un legame con un'opera precedente. Per questo la mostra è piena di affinità elettive".

Queste relazioni diventano parte dell'allestimento. Alcune aperture consentono di guardare da una sala all'altra, mettendo in dialogo dipinti e artisti: "Mentre si osserva Bonnard, si può scorgere Cézanne; mentre si guarda Renoir, si vede Degas", spiega Bonacossa. Una soluzione che richiama anche i rapporti tra gli autori: "L'idea è ricordare che questi artisti si frequentavano, erano amici e studiavano il lavoro degli altri".

Il percorso è prevalentemente cronologico, con alcuni nuclei dedicati ai momenti di trasformazione dei linguaggi artistici. Si parte dalle incisioni di Francisco Goya, da Honoré Daumier e dagli studi dal vero di Jean-Baptiste Camille Corot, per arrivare alla pittura impressionista di Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir ed Edgar Degas. Seguono Paul Cézanne, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard e Henri de Toulouse-Lautrec, fino alle ricerche di Henri Matisse e alle scomposizioni cubiste di Pablo Picasso, Juan Gris e Fernand Léger. Il secondo Novecento e il contemporaneo sono rappresentati, tra gli altri, da Sam Francis, Hiroshi Sugimoto, Daniel Richter, Tony Cragg e Katharina Grosse.

A metà del percorso, le stampe giapponesi ukiyo-e introducono un altro passaggio decisivo. Bonacossa ne ricorda l'influenza sugli artisti europei: "L'esposizione dell'arte giapponese a Parigi trasformò il modo di lavorare degli artisti. Anche nei diari di un giovanissimo Picasso viene raccontata come un momento di trasformazione e di rottura con la tradizione". Tra tante opere, la sua preferita resta una scelta precisa: "Sicuramente la vasca da bagno di Bonnard".

Per Giacomo Montanari, assessore alla Cultura, l'interesse dell'esposizione riguarda anche la possibilità di conoscere un collezionismo ancora attivo, legato alle scelte delle famiglie e al mercato dell'arte. "Siamo abituati a parlare di collezionismo antico. Qui, invece, incontriamo un collezionismo anche contemporaneo: una raccolta che non è nata in un museo e non vi è confluita, ma che resta legata alle scelte di una famiglia che continua ad acquistare opere sul mercato europeo”. A Palazzo Ducale, aggiunge, arrivano "non soltanto grandi capolavori, ma anche un'idea di ciò che possono dire alla società e di ciò che hanno rappresentato per una comunità di collezionisti, in questo caso tedeschi". Alla domanda sull'opera preferita, Montanari non indica un singolo dipinto: "È sempre una domanda difficile. Non ho quadri preferiti: qui sono rappresentate le grandi avanguardie e le trasformazioni dell'arte, con gli impressionisti e anche l'arte giapponese. Credo che chiunque abbia delle preferenze troverà qualcosa di suo gusto".

La storia della raccolta attraversa anche i conflitti e le fratture dell'Europa: opere messe in salvo, confische da parte dell'Armata Rossa come bottino di guerra e ricostruzione postbellica. René e Christiane Scharf, oggi custodi della collezione, ne ricordano questa dimensione: "Per generazioni, nei cataloghi le nostre opere sono state indicate soltanto come appartenenti a una collezione privata. Portarle per la prima volta in Italia, a Palazzo Ducale di Genova, significa mostrare ciò che quattro generazioni hanno costruito, salvato dalla guerra e ricostruito".

Anche Simone Todorow di San Giorgio, amministratore delegato di MondoMostre, partner nella realizzazione dell'esposizione, lega l'arrivo della raccolta alla storia del collezionismo cittadino: "Nella storia italiana ed europea, Genova ha visto famiglie che hanno avuto un ruolo di grande importanza nel collezionismo delle opere d'arte. La Collezione Scharf non appartiene al periodo barocco, ma alla pittura moderna: è un esempio di come il grande collezionismo europeo possa dialogare con questa città".

L'apertura al pubblico rende visibile un patrimonio rimasto a lungo nella dimensione privata e ancora in evoluzione. Come spiegano gli stessi Scharf: "Quest'arte non ci appartiene davvero: la custodiamo per un tratto di tempo, e condividerla con il pubblico di Genova è il modo più bello di prendercene cura".

Chiara Orsetti

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