Un piano industriale specifico per Cornigliano, garanzie concrete sull’approvvigionamento delle materie prime e sulla tutela dei posti di lavoro, oltre a un coordinamento stabile tra le istituzioni e i territori coinvolti nella filiera siderurgica.
Questo in sintesi il contenuto dell'ordine del giorno unitario approvato dal Consiglio comunale dedicato alla situazione dell’ex Ilva e al futuro dello stabilimento genovese, chiedendo alla sindaca Silvia Salis e alla giunta di attivarsi con la massima urgenza nei confronti del Governo, della Regione Liguria, delle organizzazioni sindacali e dei soggetti industriali.
Il documento impegna la sindaca Silvia Salis e la Giunta ad attivarsi con urgenza nei confronti del Governo, della Regione Liguria, delle organizzazioni sindacali e dei soggetti industriali coinvolti. Il punto di partenza è la necessità che "il Governo presenti un piano specifico per Genova Cornigliano, con tempi, risorse, modalità di approvvigionamento e garanzie occupazionali".
La preoccupazione riguarda la tenuta produttiva dello stabilimento genovese, oggi utilizzato, secondo quanto riportato nell’ordine del giorno, a circa un terzo del proprio potenziale. La disponibilità di coils e semilavorati è decisiva per alimentare le linee produttive di Cornigliano, ma il documento sottolinea che la garanzia di approvvigionamento "rimane ad oggi solo formale, senza impegni verificabili su quantitativi, tempi e copertura economica".
La questione si è aggravata dopo la richiesta di estendere la cassa integrazione straordinaria da 4.450 a 8.622 lavoratori, fino al 28 febbraio 2027, con una previsione di appena 1.004 persone in servizio. Una prospettiva che, secondo il testo approvato, avrebbe colpito quasi totalmente lo stabilimento di Genova Cornigliano e contribuito alla ripresa dello sciopero nella mattina del 19 ottobre.
L’ordine del giorno ricostruisce anche quanto avvenuto nei giorni precedenti. Dopo la mobilitazione dei lavoratori e le interlocuzioni con il Governo, il 14 ottobre i commissari straordinari avevano comunicato che gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure avrebbero continuato a produrre attraverso l’acquisto di bramme e coils sul mercato esterno e la lavorazione del prodotto verso Genova. Una prospettiva che, per il Consiglio comunale, deve però tradursi in impegni concreti e misurabili.
Tra le richieste rivolte al Governo c’è infatti quella di garantire, nella procedura di cessione di Acciaierie d’Italia, "la continuità produttiva e occupazionale di Cornigliano", valutando il futuro dello stabilimento "all'interno di una strategia industriale complessiva e non come un semplice insieme di asset da acquisire separatamente".
Il documento insiste anche sulla necessità di mantenere unite le diverse realtà produttive del gruppo. Il futuro piano industriale, si legge, dovrà prendere in esame "come prima opzione l'unitarietà strategica della filiera siderurgica nazionale", salvaguardando i legami tra Cornigliano, Taranto, Novi Ligure e gli altri stabilimenti, ed evitando "operazioni di mero smembramento societario o produttivo".
Sul fronte del lavoro, l’ordine del giorno chiede misure di tutela del reddito e dell’occupazione sia per i dipendenti diretti sia per quelli dell’indotto, con l’obiettivo di evitare licenziamenti e interruzioni occupazionali. La richiesta più netta riguarda la gestione degli ammortizzatori sociali: il Consiglio impegna la Giunta a chiedere al Governo "di escludere l’ulteriore CIG come strumento di gestione ordinaria", prevedendo inoltre "la copertura integrale del salario in caso di fermi imputabili a mancato approvvigionamento".
Per seguire l’evoluzione della vertenza viene chiesto di rafforzare il tavolo istituzionale permanente sull’ex Ilva, con Governo, Regione Liguria, Comune, sindacati e rappresentanze industriali, assicurando aggiornamenti periodici e pubblici. Accanto al confronto nazionale, il testo sollecita anche "l'attivazione immediata di un tavolo permanente Genova - Novi Ligure - Racconigi" con le Regioni Liguria e Piemonte e il Governo, per monitorare approvvigionamenti, produzione e occupazione.
L’ordine del giorno chiede infine una programmazione "verificabile e quantificabile" degli acquisti di materia prima necessari alla piena operatività di Cornigliano, della lavorazione del prodotto destinato a Genova e dei relativi tempi di consegna. Ogni iniziativa di rilancio dovrà inoltre rispettare le norme sulla salute e la sicurezza sul lavoro e sulla tutela ambientale, garantendo protezione ai lavoratori e ai cittadini di Cornigliano.
Il documento sarà trasmesso al presidente del Consiglio, al ministro delle Imprese e del Made in Italy, ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e alle organizzazioni sindacali nazionali.






