Meraviglie e leggende di Genova - 25 ottobre 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Perché Camogli si chiama così?

Dalle donne rimaste ad aspettare i naviganti alle case strette l’una all’altra, sono tante le storie che provano a spiegare il nome della città dei Mille Bianchi Velieri. Ma la prima traccia scritta risale al Medioevo e si chiama “Villa Camuli”: sull’origine del toponimo, ancora oggi, non c’è una risposta definitiva

Meraviglie e leggende di Genova - Perché Camogli si chiama così?

Ci sono nomi di luoghi che, al solo pronunciarli, sanno evocare ricordi ed emozioni.

Tra questi c’è Camogli.

Al solo sentirle il nome, la mente corre alle case, alte e colorate, che seguono il profilo del litorale; alla basilica di Santa Maria Assunta, riferimento dello sguardo dalla Ruta; alle spiagge, magari raccolte e un poco isolate, dove lasciarsi incantare anche dalla voce del mare. 

Non solo ciò che Camogli è oggi, ma anche ciò che è stato in passato con i velieri a salpare dal porto e le donne che, secondo la tradizione, restavano a terra ad aspettare il ritorno dei mariti.

Un’immagine che, nel tempo, ha fatto nascere una delle spiegazioni più romantiche al nome del borgo: Camogli è la casa delle mogli.

Una storia suggestiva che ben si lega all’identità di un luogo legato al mare e alla navigazione. 

Ma è davvero questa l’origine di Camogli? La risposta, almeno per ora, è che non lo sappiamo.

Diverse sono infatti le ipotesi avanzate per l’etimologia del nome del borgo, alcune delle quali trovano origine mille anni fa.

La prima testimonianza del toponimo compare in un inno liturgico dedicato a san Giovanni Bono, generalmente datato tra il 1018 e il 1045, nella forma Villa Camuli. Una denominazione che rimanda a un insediamento già riconoscibile nel territorio della valle di Recco, ma che non risolve il mistero perché se è vero come è vero che compare il nome, è altrettanto vero che non se ne ha spiegazione. Dal XII secolo, Camogli compare con maggiore frequenza nelle cronache genovesi e negli atti notarili, mentre il borgo consolida progressivamente la propria fisionomia.

Il nome è antico e la traccia è comprovata ma sul suo significato non c’è unanimità.

La spiegazione più conosciuta divide idealmente la parola in due parti: cà, casa in dialetto, e mogli, intese come le donne rimaste nel paese mentre gli uomini erano lontani per pesca e navigazione. Camogli diventerebbe così il luogo delle mogli, custodi della casa e della famiglia durante le lunghe assenze dei mariti.

È facile capire perché questa interpretazione abbia trovato terreno fertile. La storia marinara di Camogli ha lasciato un segno profondo nella memoria: dietro la fama dei capitani e degli armatori c’erano anche famiglie che dovevano fare i conti con partenze, attese e ritorni incerti. Eppure, per quanto evocativa, la storia delle mogli non costituisce una derivazione linguistica dimostrata. La somiglianza tra le parole non basta a spiegare come il nome medievale Camuli si sia trasformato nell’attuale Camogli.

La leggenda, tuttavia, conserva un valore diverso da quello di una prova etimologica: racconta il modo in cui una comunità ha scelto di interpretare se stessa. E in questo caso lo fa attraverso una prospettiva spesso meno celebrata rispetto a quella degli uomini di mare: la vita di chi restava a terra.

Un’altra spiegazione popolare guarda invece al paesaggio. Camogli deriverebbe da cà a muggi, cioè “case a mucchi”: un riferimento agli edifici addossati gli uni agli altri, che sembrano arrampicarsi sul pendio e stringersi attorno al porto.

Anche questa interpretazione trova una corrispondenza immediata nell’immagine del borgo. Le case, viste dal mare o dall’alto, compongono una quinta compatta, quasi una parete di colori davanti all’acqua. Gli spazi sono raccolti, le strade ripide salgono la collina costeggiando gli edifici e ogni costruzione si adagia alla conformazione del territorio.

Le ipotesi diventano ancora più remote quando si guarda alle possibili radici antiche del toponimo. Tra le spiegazioni raccolte c’è quella che riconduce il nome a Camulo o Camulio, divinità associata al dio romano Marte, oppure a Camolio, nome collegato in alcune ricostruzioni a una divinità gallo-celtica.

Un’altra pista chiama in causa i Casmonati, popolazione preromana alla quale alcuni studiosi del passato attribuivano la frequentazione di questa parte della Liguria. Anche la derivazione da una presunta radice greco-ligure, con cam nel significato di “in basso” e gi in quello di “terra”, è stata proposta per indicare un abitato affacciato sulla costa e situato più in basso rispetto a Ruta.

Ipotesi tra le più disparate che, tuttavia, non fanno chiarezza sul perché Camogli ha questo nome.

Forse è proprio questo un altro elemento di fascino di questo luogo: il nome che oggi pronunciamo ha attraversato i secoli ma il suo significato si perde nel tempo. Non c’è bisogno di un’etimologia certa per spiegare l’anima della città dei Mille Bianchi Velieri che sa ammaliare con i suoi scorci, coccolando chi si siede sulla riva del mare a guardare l’orizzonte.

Isabella Rizzitano

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