Negli archivi dell'Università degli Studi di Genova la sua prima iscrizione porta la data del 1963 e il numero di matricola “S. 11623”.
All'epoca Giampiero Cellerino, nato nel 1945 e diplomato come perito chimico a soli 18 anni, varcava le soglie dell'ateneo guidato dalla passione per l'analisi strumentale. Poi, a un passo dal traguardo con 33 esami sostenuti e soli due da superare al quinto anno, la vita reale ha bussato alla porta. Oggi, dopo più di quarant'anni passati ai vertici mondiali del settore tecnologico, Cellerino è tornato sui banchi universitari per riprendere un percorso che aveva dovuto abbandonare.
Quando lo incontriamo, è in attesa di assistere alla Lectio Magistralis di Barbara Mazzolai, che ha dato il via al Festival della Scienza.
“Purtroppo - ricorda Cellerino - è successo un evento nella mia famiglia che mi ha costretto a lasciare all'ultimo anno. Avevo già pensato di laurearmi nel febbraio successivo, mi mancavano due esami, però la vita ti porta a delle scelte obbligate perché prima della cultura c'era la pancia, la pancia tua e quella dei tuoi cari, quindi ho dovuto piantare lì".
Da quella rinuncia è scaturita un'avventura professionale fuori dal comune. Ha iniziato come insegnante tecnico negli stessi laboratori in cui si era diplomato, per poi passare al settore privato presso l'azienda genovese Ital Class. Qui ha assunto la responsabilità del settore strumentazione scientifica, viaggiando oltreoceano alla ricerca delle ultime innovazioni. La svolta decisiva è arrivata durante una fiera di settore negli Stati Uniti.
Notato da una multinazionale americana della chimica, Cellerino si è visto offrire il trasferimento negli Stati Uniti come responsabile commerciale e tecnico. Una scelta di vita radicale rifiutata per non recidere i legami con la propria terra: “Ne parlo con quella che è diventata mia moglie e mi dice: ‘Senti, i soldi sono una bella cosa, però le radici…'".
La fermezza nel voler restare a Genova non ha fermato il suo successo. Due anni dopo, la stessa azienda gli ha proposto di dirigere l'intero mercato europeo rimanendo in Liguria. “Ho lavorato per 40 e più anni con questa società” racconta Cellerino. “Eravamo i leader mondiali di questa piccola specializzazione e lì ho fatto delle esperienze meravigliose: ho conosciuto dei premi Nobel, ho cominciato a fare pubblicazioni scientifiche. Ho rischiato più volte la vita sugli aerei. Una sintesi che io dico sempre è: io avrei pagato pur di fare il lavoro che ho fatto”.
Conclusa la carriera lavorativa, una decina di anni fa, Cellerino ha fatto posto nella sua vita all’orto e al giardinaggio, ma anche alla sua passione per l’arte dei sommelier.
In tutto questo, il pensiero è sempre tornato all’Università e alla volontà di chiudere un cerchio: “Il pezzo di carta alla mia età non serve proprio a niente, ma è un bilancio che uno fa con l'avanzare degli anni. Ti chiedi: cos'è che ho fatto che mi ha soddisfatto e cosa invece non ho compiuto?”.
Questa molla lui sa bene qual è. “Secondo me è la curiosità”, confessa con entusiasmo. “La cosa che mi ha stimolato ancora di più è stata quando ho visto nel nuovo piano di studi almeno due argomenti che non conosco assolutamente e che mi incuriosiscono: la chimica biologica, che ai miei tempi non esisteva, e la parte delle macromolecole. L'ho presa al volo”.
La sfida è ora completare gli ultimi sei esami entro due anni prima della discussione della tesi e del titolo di dottore. Ad maiora.






