Cronaca - 29 ottobre 2026, 14:55

Ex Ilva, la Cassazione conferma lo stop dell'area a caldo di Taranto: respinti i ricorsi delle aziende

Le Sezioni Unite Civili confermano il provvedimento della Corte d'Appello di Milano

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d'Italia contro il provvedimento che dispone lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. La decisione, arrivata oggi, giovedì 29 ottobre, dalle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte, conferma quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Milano e apre un nuovo, delicato capitolo nella crisi del principale gruppo siderurgico italiano, con possibili ripercussioni anche sullo stabilimento di Genova Cornigliano.

I giudici si sono pronunciati dopo l'udienza dello scorso 20 ottobre, durante la quale erano stati esaminati i ricorsi delle società in amministrazione straordinaria contro il decreto della magistratura milanese che aveva ordinato la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo del sito pugliese.

Il provvedimento risale allo scorso luglio, quando la Corte d'Appello di Milano aveva disposto la fermata degli impianti entro 90 giorni, nell'ambito di un procedimento avviato da alcuni cittadini di Taranto per i rischi ambientali e sanitari legati all'attività dello stabilimento. Una decisione successivamente confermata anche a settembre e il 5 ottobre, con il rigetto delle richieste di sospensiva presentate dalle aziende.

Durante l'udienza davanti alla Cassazione, l'avvocato generale Luigi Birritteri aveva sollecitato un accoglimento parziale dei ricorsi, sostenendo la necessità di trovare un equilibrio tra la tutela della salute e la continuità produttiva. Le Sezioni Unite hanno invece respinto le impugnazioni, lasciando fermo il decreto della Corte d'Appello.

Luigi Pinasco, Segretario generale UILM Genova: "La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di Acciaierie di Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il fermo dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. Siamo davanti a una svolta epocale. Il Governo ha il dovere deve di fare presto per finanziare gli strumenti straordinari di sostegno per tutti i lavoratori, anche quelli in appalto. Attendiamo con preoccupazione il prossimo 8 novembre, un appuntamento che ci porterà – almeno nella teoria -  alle manifestazioni di interesse per l'acquisizione del Gruppo. La fase di incertezza ci porta a confidare in una soluzione che veda lo Stato protagonista di questa operazione perché non si intravedono imprenditori in grado di portare a termine un'acquisizione che, nel breve periodo, possano dare una soluzione occupazionale e di rilancio del settore dell'acciaio. Se così non sarà, la bomba sociale è dietro l'angolo. Occorre garantire fin da subito le lavorazioni a freddo per tutti  gli stabilimenti. Auspichiamo una celere mossa dalle tante aziende italiane sia del settore siderurgico che di altri comparti strategici del nostro paese che si rendano da subito disponibili a portare lavoro negli stabilimenti e a sostenere una necessaria reindustrializzazione. Inoltre occorre vedere che cosa può offrire una  manovra finanziaria che pare al momento più propensa a sforbiciate che a trovare soluzioni". 

Redazione