La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d'Italia contro il provvedimento che dispone lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. La decisione, arrivata oggi, giovedì 29 ottobre, dalle Sezioni Unite Civili della Suprema Corte, conferma quanto stabilito dalla Corte d'Appello di Milano e apre un nuovo, delicato capitolo nella crisi del principale gruppo siderurgico italiano, con possibili ripercussioni anche sullo stabilimento di Genova Cornigliano.
I giudici si sono pronunciati dopo l'udienza dello scorso 20 ottobre, durante la quale erano stati esaminati i ricorsi delle società in amministrazione straordinaria contro il decreto della magistratura milanese che aveva ordinato la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo del sito pugliese.
Il provvedimento risale allo scorso luglio, quando la Corte d'Appello di Milano aveva disposto la fermata degli impianti entro 90 giorni, nell'ambito di un procedimento avviato da alcuni cittadini di Taranto per i rischi ambientali e sanitari legati all'attività dello stabilimento. Una decisione successivamente confermata anche a settembre e il 5 ottobre, con il rigetto delle richieste di sospensiva presentate dalle aziende.
Durante l'udienza davanti alla Cassazione, l'avvocato generale Luigi Birritteri aveva sollecitato un accoglimento parziale dei ricorsi, sostenendo la necessità di trovare un equilibrio tra la tutela della salute e la continuità produttiva. Le Sezioni Unite hanno invece respinto le impugnazioni, lasciando fermo il decreto della Corte d'Appello.













