È stata fissata per giovedì 12 novembre 2026, a Genova, l'udienza preliminare nell'ambito dell'inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche. Al centro del procedimento Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione palestinesi in Italia, e altri cinque imputati, accusati di reati legati al terrorismo. Secondo la Procura, sarebbero stati raccolti e destinati all'organizzazione palestinese oltre 18 milioni di euro.
Tra gli elementi che emergono dall'avviso di fissazione dell'udienza figura anche l'indicazione delle parti offese: oltre allo Stato italiano, compare lo Stato di Israele, entrambi potenzialmente legittimati a costituirsi parte civile nell'eventuale processo.
L'inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Luca Monteverde e Marco Zocco, coinvolge, oltre ad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly, Ra'ed Dawoud, Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa e Khalil Abu Deiah.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe utilizzato tre associazioni, la "Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese", la "Abspp Odv" e "La Cupola d'Oro", per raccogliere denaro formalmente destinato a iniziative di solidarietà e assistenza alla popolazione palestinese. Le somme che, secondo l'accusa, sarebbero confluite nella disponibilità di Hamas ammontano complessivamente a 18.150.230,13 euro.
Il denaro sarebbe stato trasferito, direttamente o attraverso intermediari, a esponenti dell'organizzazione operanti all'estero e a strutture associative considerate collegate o controllate da Hamas. Una parte delle risorse, sempre secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe inoltre stata impiegata per sostenere economicamente i familiari di persone coinvolte in attentati o detenute per reati di terrorismo.
Hannoun viene indicato dalla Procura come il presunto vertice della cellula italiana di Hamas, nonché componente della struttura estera dell'organizzazione. Gli investigatori gli attribuiscono un ruolo centrale nel coordinamento delle raccolte fondi e nella successiva destinazione delle somme. In particolare, tra il 2001 e il 2025, avrebbe contribuito al trasferimento diretto o indiretto di circa 7,2 milioni di euro verso esponenti e strutture riconducibili ad Hamas.
Agli altri cinque imputati vengono contestate responsabilità differenti nella gestione della rete di finanziamento. Per Khalil Abu Deiah, in particolare, l'accusa sostiene che avrebbe provveduto all'apertura di nuovi conti correnti per consentire la movimentazione di diversi milioni di euro, anche dopo i blocchi imposti dal circuito finanziario.
Il procedimento rappresenta un nuovo passaggio giudiziario nell'inchiesta condotta dalla Procura di Genova, che aveva portato agli arresti nel dicembre 2025 e alla successiva conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei sei imputati.
Il prossimo 12 novembre spetterà al giudice valutare le richieste dell'accusa e le posizioni delle difese, nell'ambito di un procedimento in cui le contestazioni restano ancora da accertare in sede giudiziaria.
A rappresentare i sei imputati sono gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Fausto Giannelli, Pier Francesco Poli, Marina Prosperi, Federico Riboldi, Dario Rossi, Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio.






