Attualità - 31 ottobre 2026, 09:47

Shoah, Genova ricorda la deportazione degli ebrei: una commemorazione nella Sinagoga a 83 anni dal rastrellamento

Martedì 3 novembre l'iniziativa promossa dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità Ebraica, insieme al Centro culturale Primo Levi e ad ANED. Testimonianze e riflessioni per tramandare la memoria alle nuove generazioni

Shoah, Genova ricorda la deportazione degli ebrei: una commemorazione nella Sinagoga a 83 anni dal rastrellamento

83 anni dopo il rastrellamento degli ebrei genovesi, la città torna a ricordare una delle pagine più drammatiche della propria storia. Martedì 3 novembre, alle ore 18, la Sinagoga di via G. Bertora 6 ospiterà la commemorazione della deportazione degli ebrei genovesi, promossa dalla Comunità di Sant'Egidio insieme alla Comunità Ebraica di Genova, al Centro culturale Primo Levi e ad ANED.

Proprio nella Sinagoga, il 3 novembre 1943, ebbe luogo il rastrellamento che segnò l'inizio della deportazione degli ebrei genovesi. Oltre 260 persone furono deportate verso il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel quadro delle persecuzioni nazifasciste che colpirono anche la comunità ebraica cittadina.

L'incontro sarà un'occasione per ripercorrere quegli avvenimenti attraverso le testimonianze e la ricostruzione storica, ma anche per interrogarsi sul significato della memoria nel presente, in un contesto internazionale nuovamente segnato da guerre e violenze.

Dopo i saluti istituzionali, interverranno Filippo Biolè, presidente di ANED Genova, Giustina Olgiati dell'Archivio di Stato di Genova, Andrea Chiappori, responsabile della Comunità di Sant'Egidio di Genova, e Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Comunità Ebraica di Genova.

Da anni le realtà promotrici lavorano per mantenere vivo il ricordo delle deportazioni, coinvolgendo non soltanto le istituzioni, ma anche i cittadini, gli studenti e i nuovi genovesi provenienti da altri Paesi. Un impegno che assume un significato particolare mentre si riduce progressivamente il numero dei sopravvissuti in grado di raccontare in prima persona quanto accaduto.

"Nel momento in cui la generazione dei sopravvissuti va scomparendo, tenere viva questa memoria, trasmettendola alle generazioni più giovani, è un'arma potente per evitare una banalizzazione e una insensibilità verso la guerra e non ripetere gli errori della storia" scrive la Comunità di Sant'Egidio.


 

Redazione

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