Tecnologia e Innovazione - 31 ottobre 2026, 08:04

Festival della Scienza - La matematica può mettere in crisi le nostre certezze musicali?

Un esperimento che trasforma le canzoni in numeri: Elena Pesce e Irene Buselli raccontano "Contami una canzone", il laboratorio in cui anche i bambini delle elementari scoprono come funzionano alcuni strumenti alla base dell'intelligenza artificiale

Festival della Scienza - La matematica può mettere in crisi le nostre certezze musicali?

Leggendo poche righe del testo di una canzone sapremmo riconoscerne l'autore? Peccando di presunzione, se si trattasse di Fabrizio De André o Sfera Ebbasta risponderemmo di sì. Ma un esperimento al Festival della Scienza ha dimostrato a un'intera sala che ci si potrebbe facilmente sbagliare, attribuendo al rapper un verso tratto dalla Storia di un impiegato. Non è stato un incidente di percorso: era esattamente il genere di errore che le due ideatrici dell'esperimento speravano di provocare. Dietro un testo musicale si nascondono infatti strutture, ricorrenze e caratteristiche che la matematica permette di individuare, spesso con risultati diversi da quelli suggeriti dal nostro intuito.

"Contami una canzone", il laboratorio del Festival della Scienza ideato da Elena Pesce e Irene Buselli, matematiche con un dottorato all'Università di Genova, oggi impegnate professionalmente nell'analisi dei dati e nell'intelligenza artificiale, parte proprio da questo principio,  un esperimento la musica per spiegare alcuni dei meccanismi con cui i sistemi informatici analizzano il linguaggio umano.

Le due ricercatrici hanno competenze affini, ma un rapporto diverso con la musica. Pesce lavora come data scientist e si occupa da anni anche di divulgazione scientifica; Buselli è AI Specialist e, parallelamente, cantautrice, con un disco pubblicato e una partecipazione al Premio Tenco nel 2024.

"L'idea iniziale è partita da Elena, che mi ha proposto di lavorare sulle canzoni - racconta Buselli -. Io avevo già fatto analisi di testi per lavoro, anche analisi drammaturgiche per il Teatro Nazionale di Genova. Mi ero quindi già confrontata con quello che la matematica può dirci sulle parole. Abbiamo unito le nostre competenze e anche gusti musicali molto diversi: io ho portato la mia quota cantautorale, lei quella decisamente più moderna".

Il punto di partenza è: che cosa distingue davvero il linguaggio di un artista da quello di un altro? "È evidente che Sfera Ebbasta utilizzi un lessico diverso da De André - spiega Pesce -. Ma quando prendiamo singoli versi, a volte diventa molto difficile capire a chi appartengano, perché non contengono parole immediatamente riconoscibili".

Per affrontare il problema hanno selezionato una ventina di artisti italiani, appartenenti a generi ed epoche differenti, e utilizzato una metrica chiamata TF-IDF. Il principio è individuare le parole più caratteristiche di un testo rispetto a un insieme di altri testi, distinguendo quelle realmente significative da quelle che compaiono frequentemente un po' ovunque. I partecipanti sono chiamati a fare i calcoli e successivamente a riconoscere gli artisti attraverso delle word cloud, rappresentazioni grafiche in cui le parole più distintive appaiono più grandi. Un gioco che, senza bisogno di ascoltare una sola nota, permette di osservare le differenze tra linguaggi musicali.

"È interessante che, nonostante tutte le evoluzioni dei sistemi informatici dagli anni Settanta a oggi, questa metrica continui a essere molto utilizzata - spiegano le ideatrici -. È qualcosa che troviamo ancora nei sistemi automatici".

Il laboratorio, ospitato al Palazzo della Borsa nella Sala delle Grida, ha raccolto partecipanti di età molto diverse. E proprio le reazioni del pubblico hanno riservato alcune delle sorprese maggiori. "Ci hanno raccontato che è arrivata persino una classe delle elementari - spiegano -. A parte il logaritmo, che ovviamente è un concetto più complesso, i bambini sono riusciti a contare le parole e a fare i calcoli, con l'aiuto di una calcolatrice. Ma quella la utilizziamo anche noi".

Per Elena, che da anni cerca di rendere accessibile il proprio lavoro attraverso la divulgazione, è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell'esperienza. "Ho sempre cercato di spiegare quello che faccio alle persone che mi stanno vicino. Mi piace trovare attività che permettano anche a chi non è appassionato di capire di cosa mi occupo tutti i giorni".

Il pubblico adulto, invece, ha spesso mostrato curiosità per ciò che si nasconde dietro il gioco. "Ci sono persone che, dopo aver partecipato, mi hanno fatto domande molto più tecniche - osserva Irene -. Volevano capire che cosa ci fosse oltre la metrica utilizzata, quali altre applicazioni potesse avere. Non si fermavano al divertimento".

E poi c'è la musica, naturalmente, che porta con sé preferenze, discussioni e qualche protesta. Nel libro delle dediche del laboratorio sono comparsi suggerimenti per ampliare la selezione degli artisti, richieste di inserire il K-pop o Ligabue e perfino due commenti consecutivi di segno opposto su Vasco Brondi: "Ma chi è Vasco Brondi?" e "Viva Vasco Brondi". Anche la scelta delle canzoni ha richiesto una ricerca attenta. Il caso del verso di De André attribuito a Sfera Ebbasta lo dimostra: "Ero molto contenta di quella reazione. Avevo cercato appositamente una frase che potesse essere confusa con quella di un altro artista. Quando è successo, ero molto orgogliosa".

A gestire quotidianamente le attività sono gli animatori del Festival, ai quali le due ideatrici hanno affidato materiali e indicazioni, lasciando anche un margine di libertà per adattare il laboratorio ai diversi partecipanti.

"Sono stati molto bravi - sottolineano -. Noi abbiamo preparato tutto, ma poi sono loro a lavorare ogni giorno con le classi e con il pubblico. È importante che possano modulare il gioco in base a chi hanno davanti". Realizzato in collaborazione con IANUA - Scuola Superiore dell'Università di Genova e Consorzio IANUA, "Contami una canzone" ha mostrato come un'attività apparentemente lontana dalla matematica possa diventare un'occasione per comprenderne le applicazioni concrete.

Chiara Orsetti - Isabella Rizzitano

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