Il nuovo Codice della strada finisce nel mirino dell'assessore comunale alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti, che contesta le disposizioni in materia di sicurezza stradale e denuncia le difficoltà introdotte per i Comuni nel controllo della velocità. Tra gli esempi citati c'è quello della Sopraelevata Aldo Moro, dove il sistema Tutor è stato disattivato nonostante, secondo l'assessore, avesse contribuito in maniera determinante a prevenire gli incidenti mortali.
La presa di posizione arriva a margine del Tavolo sulla sicurezza stradale di Anci, svoltosi oggi, venerdì 6 novembre, a Roma, alla presenza degli assessori alla Mobilità delle principali città italiane.
"A mio avviso, si va in una direzione opposta rispetto ai principi individuati dalla comunità internazionale, dalle Nazioni Unite e dalle normative più avanzate in materia di sicurezza stradale - dichiara Robotti -. Si fa finta di ignorare che gli incidenti stradali rappresentano ancora oggi la principale causa di morte tra adolescenti e giovani adulti in Italia e in Europa. Si dimentica che quasi la metà degli infortuni sul lavoro è legata agli spostamenti casa-lavoro e lavoro-casa, così come, per i più giovani, agli spostamenti casa-scuola e scuola-casa".
Secondo l'assessore, le modifiche normative rischiano di limitare gli strumenti a disposizione delle amministrazioni locali per prevenire gli incidenti, intervenendo tanto sui controlli quanto sulla possibilità di introdurre misure di moderazione del traffico.
"Con queste nuove disposizioni, così come con quelle già entrate in vigore, si rende ancora più difficile realizzare Zone 30 e introdurre misure efficaci di moderazione della velocità. Si riducono le sanzioni collegate ai comportamenti più pericolosi e si introducono principi che, di fatto, scaricano una maggiore responsabilità sugli utenti più vulnerabili della strada, a partire dai pedoni, anziché su chi conduce veicoli potenzialmente molto più pericolosi, come automobili e mezzi pesanti".
Tra le criticità segnalate da Robotti anche la maggiore facilità di presentare ricorsi contro le sanzioni e la riduzione dei tempi previsti per le notifiche, che potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà i grandi Comuni, chiamati a gestire un numero elevato di verbali.
Particolare attenzione viene riservata al controllo della velocità, con un riferimento diretto alla situazione genovese.
"Viene reso più complesso l'accertamento delle infrazioni legate alla velocità. Penso, ad esempio, alla Strada Aldo Moro, la sopraelevata di Genova, dove siamo stati costretti, come in altri tratti, a disattivare il sistema Tutor. Un sistema che, dal momento della sua introduzione, aveva contribuito in modo determinante a prevenire incidenti mortali".
L'assessore contesta in particolare il ritorno a sistemi di rilevazione istantanea, ritenuti meno efficaci rispetto al controllo della velocità media lungo un determinato tratto stradale.
"I conducenti possono rallentare in prossimità del controllo per poi tornare a superare i limiti subito dopo. Questo comportamento genera continue accelerazioni e frenate che, a loro volta, possono aumentare il rischio di incidenti", osserva Robotti.
Di fronte a questo quadro, l'amministrazione comunale rivendica una strategia differente, basata sulla progressiva introduzione delle Zone 30, sulla realizzazione delle strade scolastiche e sulle linee di indirizzo recentemente approvate per migliorare la sicurezza della circolazione.
"A Genova stiamo lavorando in un senso diametralmente opposto rispetto a questo orientamento. Lo stiamo facendo con determinazione, attraverso la progressiva realizzazione delle Zone 30, l'introduzione delle strade scolastiche e l'approvazione, da parte dell'Amministrazione comunale, delle linee di indirizzo che definiscono un percorso chiaro verso una città più sicura, più vivibile e più attenta agli utenti più vulnerabili della strada".
L'obiettivo dichiarato è ridurre il numero di incidenti, feriti e vittime, con particolare attenzione ai quartieri residenziali, alle aree scolastiche e alle zone maggiormente frequentate dai pedoni.
"Quando si parla di sicurezza stradale, riduzione degli incidenti e salvaguardia della vita umana, non dovrebbero esistere appartenenze ideologiche, ma soltanto scelte fondate sulle evidenze scientifiche, sui dati e sull'interesse pubblico - conclude Robotti -. Perché ogni vita salvata sulla strada rappresenta un risultato che dovrebbe unire tutti, al di là delle appartenenze politiche".






