Cronaca - 08 novembre 2026, 13:33

Cisgiordania, rientrata in Italia la consigliera spezzina Giorgia Lombardi: "Ci hanno picchiato in carcere"

Insieme a lei anche l'attivista Lorenzo Diofili. Erano stati fermati venerdì dalle autorità israeliane mentre aiutavano alcuni contadini palestinesi nella raccolta delle olive

Cisgiordania, rientrata in Italia la consigliera spezzina Giorgia Lombardi: "Ci hanno picchiato in carcere"

È rientrata in Italia questa mattina, domenica 8 novembre, Giorgia Lombardi, consigliera comunale di Alleanza Verdi e Sinistra alla Spezia, fermata venerdì scorso dalle autorità israeliane in Cisgiordania mentre partecipava ad attività di sostegno alla popolazione palestinese. Insieme a lei è tornato anche l'altro attivista spezzino, Lorenzo Diofili. I due facevano parte di un gruppo di sei italiani, atterrati intorno alle 9.30 all'aeroporto di Venezia dopo essere stati espulsi da Israele.

"Ci hanno picchiato in carcere", ha raccontato Lombardi dopo il suo arrivo, denunciando anche di essere stata sottoposta a una perquisizione durante la quale le sarebbe stata sottratta la fede nuziale, mai restituita.

La consigliera, volontaria di Assopace Palestina e membro nazionale di Europa Verde, si trovava nei pressi del villaggio di Kafr Ni'ma, vicino a Ramallah, per affiancare gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive. Secondo il suo racconto, il gruppo sarebbe stato circondato da coloni armati di fucili e coltelli, che avrebbero ostacolato le attività nei campi. Successivamente sarebbe intervenuto l'esercito israeliano, che ha fermato i volontari e li ha trasferiti in una struttura di detenzione.

Anche Lorenzo Diofili ha ricostruito quanto accaduto, spiegando che alcune persone armate in abiti civili avrebbero rovesciato le casse contenenti le olive già raccolte, impedendo ai volontari di proseguire il lavoro. L'attivista ha espresso preoccupazione per le condizioni della popolazione palestinese.

Dopo il fermo, i sei cittadini italiani erano stati trasferiti prima alla stazione di polizia di Modi'in Illit e successivamente nel centro di detenzione dell'aeroporto Ben Gurion, nei pressi di Tel Aviv, dove sono state completate le procedure di espulsione.

La Farnesina aveva seguito la vicenda attraverso l'Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme. Nella giornata di sabato, dopo aver incontrato i connazionali, i funzionari diplomatici avevano riferito che tutti si trovavano in buone condizioni di salute, pur avendo denunciato episodi di violenza psicologica e, in un caso, un'aggressione durante la detenzione.

L'Ambasciata italiana ha quindi avviato le prime richieste di chiarimento alle autorità israeliane sulle condizioni e sul trattamento riservato ai cittadini italiani durante il fermo.

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A NOVEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU