Continua a essere al centro dell'attenzione il dibattito legato alla sicurezza sul lavoro, soprattutto legato alle cosiddette alternanze che coinvolgono gli studenti.
Dopo le tragiche morti di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, numerose sono state le manifestazioni degli studenti che, in tutta Italia, chiedono a gran voce un'alternanza scuola lavoro diversa.
Ma a far discutere sono state le dichiarazioni di Guido Torrielli, presidente ITS Italy, l'azienda che si occupa di fornire agli studenti percorsi post diploma per entrare nel mondo del lavoro.
Torrielli, intervistato da La Voce di Genova, aveva dichiarato: "Sono molto dispiaciuto per gli infortuni avvenuti nel settore ma è anche vero che per noi gestire l'ultimo metro è molto difficile, soprattutto riuscire a rientrare in quelle che sono le azioni che noi non possiamo controllare".
Il riferimento era stato ai problemi personali dei lavoratori che possono indurre a infortuni.
Dichiarazioni che hanno sollevato una risposta da parte degli studenti.
Francesco Devoti, della rete degli Studenti Medi di Genova ha sottolineato come le affermazioni di Torrielli non possano essere giustificazioni alle morti sul lavoro.
"I numeri dicono che il problema sta nella sicurezza sul lavoro e nella formazione dei lavoratori e delle lavoratrici e, di conseguenza, anche degli studenti e delle studentesse. I numero dello scorso anno indicano 1400 morti sul lavoro, un numero esorbitante; ancora, i rapporti arrivati dai controlli relativi alla sicurezza sul lavoro indicano che l'85% delle aziende ispezionate non rispettava i protocolli di sicurezza. Questi dati sono allarmanti e non dipendono dalle sviste di chi si trova sul posto di lavoro ma dalla mancanza di controlli e di responsabilità di chi mette a disposizione il lavoro".
Ancora: "Qualche caso isolato potrebbe anche essere dovuto a disattenzioni, ma il numero è marginale, quasi nullo. Con l'adeguata formazione, anche chi è sbadato può evitare sviste fatali. Francamente, le affermazioni sono sembrate una presa in giro nei confronti di chi si spacca la schiena per portare avanti il paese, sembra un discorso opportunistico per giustificarsi. C'è una mancanza di responsabilità. Tutti noi abbiamo una sfera emotiva che ci influenza ma non è quella che ci fa rischiare la vita, onestamente qui il passo è lungo e sembra difficile trovare un collegamento. Lorenzo Parelli è morto perché è caduta una putrella. Questo non ha a che fare con la sfera emotiva".
Devoti prosegue: "Ho difficoltà a credere, anche in virtù dei dati, che sia colpa dei problemi personali delle persone. Mi sembra un ragionamento molto forzato, quasi impossibile.
Una, due o tre possono essere morte per distrazioni, ma continuo a essere scettico. Visti i numeri è giusto concedere il beneficio del dubbio, ma questo non giustifica tutte le altre morti. Il dato viene portato a giustificazione di tutti gli altri ma non può essere così. E’ un ragionamento più ampio e bisogna guardare alla complessità. Ci può essere chi si distrae al punto da morire ma ci sono molte più persone che sono morte per irresponsabilità dei datori di lavoro. Non può passare l’idea che sono sbadati. Se un lavoratore muore perché il datore non rispetta i principi di sicurezza, deve assumersi le proprie responsabilità. Nel 2022 per mangiare si deve morire, è una contraddizione soprattutto su una repubblica fondata sul lavoro".
Gli studenti sono sempre più decisi a cambiare il sistema PCTO, i percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento.
"Questa settimana - prosegue Devoti - ci saranno assemblee nei luogo di lavoro tra studenti e lavoratori. Andremo nei luoghi di lavoro per raccogliere quello che lavoratrici e lavoratori hanno da dirci e dire la nostra. Sull'alternanza, sono anni che segnaliamo le diverse criticità. E' un sistema che potrebbe avere di buoni propositi ma la scuola deve educarci alla consapevolezza, non allo sfruttamento. Non esistono distinzioni tra studenti in PCTO e lavoratori. Si dovrebbe lavorare per lasciare a ogni studente la possibilità di passare quanto più tempo possibile nei plessi scolastici e in attività che sono istruttive e non pratiche, che competono a un'altra fase della vita. Molte attività dell'alternanza non hanno a che fare con l'indirizzo scelto, portano gli studenti a svolgere mansioni gratuitamente, non sono specifiche e non insegnano il mestiere. E' necessario che si cambino le regole".






