Attualità - 08 agosto 2025, 08:00

Traffico di armi, Genova di nuovo sotto osservazione: i portuali scoprono mezzi anfibi e materiale esplosivo su una nave in arrivo dagli USA, scatta il blocco dell’imbarco

Un’altra giornata di protesta da parte dei sindacati “vista la scarsa trasparenza nella procedura e le carenze di informazioni fornite”

Traffico di armi, Genova di nuovo sotto osservazione: i portuali scoprono mezzi anfibi e materiale esplosivo su una nave in arrivo dagli USA, scatta il blocco dell’imbarco

Quella di ieri è stata una giornata intensa sul fronte del traffico di armamenti al porto di Genova. Dopo il presidio organizzato in mattinata dal Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (CALP) davanti a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità di Sistema Portuale, nel pomeriggio è arrivata la conferma della presenza di materiale bellico a bordo della nave cargo saudita Bahri Yanbu, attraccata al terminal GMT.
Secondo quanto reso noto dal Coordinamento Lavoratori Portuali e da USB, durante le operazioni di lavoro a bordo i portuali hanno individuato mezzi anfibi militari statunitensi e container classificati 1-E1.1, sigla che indica la presenza di materiale esplosivo, con ogni probabilità proiettili da cannone. La nave risulta proveniente da Dundalk, negli Stati Uniti.

In seguito alla scoperta, il Coordinamento e USB hanno annunciato un nuovo presidio per questa mattina alle 8, davanti ai cancelli del terminal. Contestualmente, la Filt-Cgil ha diffuso un comunicato con cui dichiara il blocco dell’imbarco del materiale bellico sulla nave.
Nel testo, la Filt-Cgil riferisce che nel corso di un incontro tenutosi oggi in Prefettura, le autorità competenti hanno affermato “in maniera documentata” che il trasporto del materiale è avvenuto nel rispetto delle normative vigenti. Tuttavia, il sindacato ha espresso preoccupazione per la destinazione del carico, che potrebbe riguardare aree coinvolte da guerre e crisi umanitarie, in particolare il Medio Oriente e la Striscia di Gaza.

Vista la scarsa trasparenza nella procedura e le carenze di informazioni fornite - si legge nella nota - dichiariamo il blocco dell’imbarco del materiale bellico interessato sulla nave Bahri Yanbu”.

Il presidio del mattino era stato convocato dal CALP per chiedere maggiore chiarezza e trasparenza sulla presenza di armamenti nei traffici portuali, oltre all’istituzione di un osservatorio permanente in grado di monitorare in modo costante la natura dei carichi movimentati. A dare il via all’iniziativa era stata una segnalazione risalente a pochi giorni fa proprio sul terminal GMT. Il collettivo aveva ricordato i principi sanciti dalla legge 185/90, che vieta l’invio di armamenti verso Paesi coinvolti in conflitti o responsabili di violazioni dei diritti umani.
Nei giorni scorsi, l’Autorità Portuale aveva escluso il coinvolgimento di Israele, precisando che il materiale precedentemente segnalato non sarebbe stato diretto verso scali israeliani. Tuttavia, le spiegazioni non avevano placato le proteste, né fermato le richieste di chiarimenti da parte dei sindacati.

La vicenda della Bahri Yanbu si inserisce in un contesto già reso teso da un episodio recente: il caso della nave Cosco Pisces, che trasportava container con armamenti destinati a Israele. Dopo una mobilitazione dei lavoratori, l’attracco a Genova è stato annullato e il carico respinto.
Intanto l’Autorità di Sistema Portuale ha comunicato i dati aggiornati sui traffici tra Genova, Savona-Vado e gli scali israeliani di Ashdod e Haifa. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati movimentati circa 17.000 TEU, di cui 13.500 pieni. Il 75% dei volumi riguarda l’export. Il primo trimestre ha registrato un aumento del 13,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Pietro Zampedroni

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