Economia - 16 febbraio 2026, 10:23

Cornigliano, Confindustria chiede la svolta: “Restituire le aree entro il 2026 e separare Genova da Taranto”

Nel documento congiunto di Confindustria Genova e Alessandria la proposta per il futuro degli stabilimenti di Cornigliano e Novi Ligure: stop al diritto di superficie fino al 2065, bonifiche anticipate, più spazio a logistica e industria portuale e rilancio dell’automotive al Nord

Cornigliano, Confindustria chiede la svolta: “Restituire le aree entro il 2026 e separare Genova da Taranto”

Separare il futuro di Cornigliano e Novi Ligure da quello di Taranto, restituire le aree bloccate entro il 2026 e avviare una nuova fase industriale per il Nord-Ovest. È questa, in sintesi, la proposta contenuta nel documento firmato da Confindustria Genova e Confindustria Alessandria, che interviene nel pieno della trattativa nazionale sul destino di Acciaierie d’Italia. 

Il nodo principale riguarda Genova Cornigliano. Dopo la chiusura dell’area a caldo nel 2005, una parte consistente delle superfici è rimasta in diritto di superficie fino al 2065. Oltre un milione di metri quadrati che, secondo Confindustria, oggi impediscono uno sviluppo pieno delle attività industriali e logistiche legate al porto e all’aeroporto. 

Il documento sottolinea che gli obiettivi dell’Accordo di Programma del 1999, in particolare sul fronte occupazionale, non sono stati raggiunti. I numeri mostrano un calo costante degli addetti: dai 2.596 lavoratori del 2006 ai 974 attuali. Anche la produzione è molto al di sotto delle potenzialità autorizzate: oggi si attesta attorno alle 400-500 mila tonnellate annue, contro un’AIA che consentirebbe fino a 2,2 milioni.

La proposta è netta: modificare l’Accordo di Programma e chiedere la restituzione delle aree entro il 2026, con bonifica anticipata a carico dello Stato per le superfici non più utilizzate. Resterebbero operativi solo gli impianti ritenuti strategici, come decapaggio e zincatura, mentre viene esclusa l’ipotesi di installare un forno elettrico a Cornigliano.

Secondo Confindustria, le aree di Cornigliano hanno oggi un valore che va oltre la siderurgia: sono strategiche per lo sviluppo logistico-portuale del Mar Ligure Occidentale. L’Autorità Portuale, già da anni, manifesta l’esigenza di recuperare spazi per attività connesse alla crescita del porto. 

In quest’ottica, le banchine lato Polcevera e canale di calma dovrebbero passare in gestione diretta all’Autorità Portuale, mentre la Società per Cornigliano avrebbe il compito di gestire nuovi insediamenti siderurgici, industriali e logistici. 

Diversa la prospettiva per Novi Ligure, dove si concentrano laminati a freddo e zincati per il settore auto. È oggi l’unico stabilimento del gruppo a produrre acciaio destinato all’automotive. 

Per Novi la linea indicata è di rafforzamento: ammodernare le linee produttive (in particolare la CAPL) per produrre acciai altoresistenziali di nuova generazione, ridurre la dipendenza dal ciclo a caldo di Taranto e investire nel lamierino magnetico per intercettare il mercato dei motori elettrici. Il completamento del Terzo Valico viene indicato come leva fondamentale per sostenere questa strategia.

Uno dei passaggi chiave del documento è la richiesta di separare la trattativa su Taranto da quella su Cornigliano e Novi Ligure. Le esigenze del Nord, porto, logistica, manifattura ad alto valore aggiunto, vengono considerate diverse da quelle del ciclo integrale del Sud.

L’obiettivo dichiarato è evitare che il destino industriale di Genova resti subordinato alle scelte su Taranto. Dopo 25 anni di trasformazioni incompiute, la richiesta è di aprire una nuova fase, che metta al centro il sistema produttivo e logistico del Nord-Ovest, con Genova in prima linea.

Redazione

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