La concessione novantennale dello stadio Luigi Ferraris, di Villa Musso Piantelli e delle relative pertinenze continua a essere al centro del dibattito pubblico e a Marassi è tra i temi caldi delle ultime settimane.
Il progetto di riqualificazione dello stadio, promosso da Genova Stadium, società partecipata in parti uguali da Genoa e Sampdoria, prevede un investimento di circa 108 milioni di euro e il mantenimento della proprietà pubblica dei beni, ma il diritto di superficie potrà arrivare appunto a 90 anni.
La delibera approvata dalla Giunta prevede inoltre la gratuità per i primi 50 anni e un corrispettivo al Comune a partire dal cinquantunesimo.
È proprio sul destino del complesso, e in particolare di Villa Piantelli, che si concentra ora la protesta del Circolo Nuova Ecologia che annuncia di voler portare le proprie contestazioni in Commissione consiliare.
"In attesa di essere convocati dalla Commissione Consigliare competente per entrare nel merito di quanto già rappresentato dalla nostra Associazione sull'operazione relativa alla concessione su richiamata - si legge -, rendiamo noto la nostra ferma contrarietà a che il quartiere sia menomato rispetto ad una dimora storica che, sebbene non adeguatamente valorizzata, costituisce un elemento di assoluto rilievo per la comunità di Marassi".
Il timore espresso non riguarda quindi soltanto lo stadio, ma soprattutto ciò che accadrà alla villa storica e alle sue pertinenze. L’associazione considera Villa Piantelli, insieme all’edificio storico Saredo-Parodi poco distante, uno degli ultimi elementi rimasti della realtà precedente alla trasformazione urbanistica della delegazione. "Essa infatti, insieme all'altro edificio storico Saredo-Parodi poco distante - oggetto anch'esso di una procedura di alienazione immobiliare, è quanto rimane del periodo antecedente allo sviluppo urbano che ha interessato pesantemente la delegazione".
La critica più netta riguarda la possibilità che beni oggi pubblici diventino, di fatto, non più disponibili alla collettività per una lunghissima fase. "Questa operazione privatizza di fatto i beni interessati, rendendoli indisponibili alla collettività per almeno una generazione", sostiene l’associazione, che contesta anche le garanzie sul futuro utilizzo della villa. Il mantenimento delle attività oggi presenti, viene sottolineato, non sarebbe sufficiente a garantire una reale fruizione dello spazio. Nel mirino finiscono in particolare gli interventi sulle aree esterne, con "l'abbattimento di tutti gli alberi ad esclusione di un cedro del Libano e la modifica dei muri perimetrali", ma anche gli spazi interni, compresi "il grande salone di rappresentanza affrescato del primo piano" e "il loggiato che si affaccia su Corso de Stefanis".
Per l’associazione, inoltre, esisterebbe una strada alternativa: utilizzare gli spazi che si renderanno disponibili con la ristrutturazione del Ferraris senza sacrificare le potenzialità della villa. Il riferimento è ai nuovi 10.700 metri quadrati disponibili all’interno dello stadio rinnovato. "Non si è dunque voluto perseguire una strada diversa che ricavasse all'interno dello Stadio rinnovato, con i suoi nuovi 10.700 mq. disponibili, gli spazi per le funzioni che s'intende invece collocare nella Villa, a scapito di un rilancio e di un'estensione degli usi sociali della stessa".
Nella presa di posizione viene contestata anche la possibilità di intervenire diversamente sulla sostenibilità economica dell'operazione, garantendo una manutenzione più ampia della villa. "D'altro canto ci si poteva assicurare una integrale manutenzione del manufatto tramite l'ulteriore concessione di 1-2 anni a canone gratuito oltre i 50 pattuiti".
C'è poi un'altra questione che per il quartiere rischia di diventare tutt'altro che secondaria: i parcheggi e la viabilità. L’associazione contesta l’idea che le nuove attività previste possano essere automaticamente considerate un beneficio per Marassi, sostenendo che si tratterebbe invece di servizi a pagamento che avrebbero ricadute sulla già delicata situazione della sosta. "Si vuole fare credere invece che vi sarà un beneficio per il quartiere dalle attività che verranno insediate nelle strutture anzidette, quando si tratta in realtà di servizi a pagamento che il quartiere farebbe volentieri a meno di mettere a disposizione dei consumatori cittadini, con i problemi che poi comporteranno sui parcheggi disponibili".
Ed è proprio il tema della mobilità a collegare il futuro dello stadio a quello dell’intero quartiere. Secondo l’associazione, con un trasporto pubblico considerato insufficiente, corso Sardegna dovrebbe diventare un asse di penetrazione affidabile anche nei giorni delle manifestazioni al Ferraris. Una scelta che potrebbe però comportare una riduzione dei posti auto. "In carenza di un trasporto pubblico di buona qualità, l'asse di Corso Sardegna dovrebbe comunque rappresentare il punto di penetrazione cui garantire una percorrenza ad alta affidabilità (anche per le manifestazioni sportive e non che si terranno nello Stadio), cosa che comporterebbe anche nelle ipotesi meno impattanti un sacrificio di posti auto, il recupero almeno parziale dei quali potrebbe essere soddisfatto dalle aree vicine, incluse quindi quelle interessate dalla presente operazione".
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa dal via libera della Giunta. L’associazione attende la Commissione consiliare per chiedere chiarimenti e soprattutto garanzie su ciò che accadrà al complesso e al quartiere una volta avviata la concessione. "Andremo quindi alla Commissione che ci è stata preannuciata, anche se oramai decisamente tardiva, per verificare le effettive misure di compensazione richieste per il quartiere, le garanzie in merito all'utilizzo dei beni dati in concessione e rispetto al rischio di varianti in corso d'opera; da ciò trarremo le dovute indicazioni su come proseguire nella nostra vertenza".
Sul fronte istituzionale, il Comune difende invece una formula che, secondo l’amministrazione, consentirà di attirare capitali privati mantenendo la proprietà pubblica del complesso. Il progetto dovrà essere affidato attraverso una gara pubblica e prevede che il concessionario sostenga i lavori e la gestione dell’impianto; al termine del rapporto concessorio, lo stadio, la villa e le opere realizzate torneranno nella piena disponibilità del Comune.






