Attualità - 10 marzo 2026, 12:36

Sestri Ponente, il varo della discordia. Il Civ: “Fincantieri brinda ma il territorio paga il prezzo”

Critiche contro Comune e azienda dopo le celebrazioni per le nuove navi Explora. Gazzo e Modarelli: "Se ne parla solo come di un fiore all'occhiello, quasi un esempio da seguire, ma per chi?". E ancora: "Se neanche il centrosinistra, che di certi principi ne fa un baluardo di pensiero, se ne occupa, chi mai lo farà? Dobbiamo rassegnarci ad essere soli?"

Sestri Ponente, il varo della discordia. Il Civ: “Fincantieri brinda ma il territorio paga il prezzo”

Tra le celebrazioni per il successo della cantieristica e la realtà quotidiana del quartiere si apre una frattura sempre più evidente. Dopo la giornata di lunedì 9 marzo nel cantiere Fincantieri di Sestri Ponente, con il varo tecnico di Explora IV, la posa della moneta di Explora V e l’avvio della costruzione di Explora VI per il marchio Explora Journeys del gruppo MSC, dal territorio arriva una critica dura: il quartiere continua a pagare le conseguenze della crescita industriale senza essere coinvolto nelle scelte e senza vedere interventi concreti sulle ricadute sociali.

La polemica è esplosa sotto il post con cui la sindaca Silvia Salis ha celebrato l’evento, definendolo una giornata importante per la vocazione marittima di Genova e per il ruolo internazionale del cantiere di Sestri Ponente. "Una giornata importante per Genova e per la sua vocazione marittima, con una tripla cerimonia delle navi Explora Journeys. Tre momenti simbolici che raccontano il lavoro, le competenze industriali e la capacità tecnologica che rendono Genova un punto di riferimento internazionale nella cantieristica navale", ha scritto la sindaca. Nel messaggio Salis ha evidenziato anche il valore economico e occupazionale del progetto: "Il programma delle navi Explora Journeys dimostra quanto la collaborazione tra Fincantieri e il gruppo MSC possa generare innovazione, occupazione qualificata e nuove opportunità di sviluppo per il territorio".

Proprio sotto quel post, però, sono arrivati i commenti critici di cittadini e rappresentanti del quartiere. Tra questi quello del Civ di Sestri Ponente, che ha rilanciato una questione che nel quartiere si trascina da tempo: quella delle ricadute sociali e urbane legate alla crescita del cantiere. Dal direttivo del Civ il tono è netto: "Campagna elettorale ne è stata fatta tanta a Sestri. Oltre ai temi di interesse generale per la nostra città, quello principale per la nostra delegazione è stato l’impatto dei cantieri navali sul nostro territorio. Ora invece di Fincantieri se ne parla solo come di un fiore all’occhiello, quasi un esempio da seguire. Ma per chi? Certo non per chi vuole fare della propria azienda un’azienda etica".

Il messaggio prosegue con una critica politica esplicita: "Se neanche il centrosinistra, che di certi principi fa un baluardo di pensiero, se ne occupa, chi mai lo farà? Dobbiamo rassegnarci ad essere soli? La nostra unica speranza sono Le Iene o Ranucci? Grande rispetto per il loro lavoro di reportage, ma speravamo nella politica".

A intervenire sotto il post è stato proprio Agostino Gazzo, membro del direttivo del Civ e presidente di Federpreziosi Genova, che richiama il rapporto storico tra il quartiere e il cantiere e la mobilitazione degli anni più difficili. "In tutto questo dove entra in sinergia il territorio? O dobbiamo essere solo a servizio dei pesanti oneri che ci porta? Negli anni di crisi tutto il quartiere di Sestri Ponente si è mobilitato per non far chiudere lo stabilimento. Come commercianti abbiamo portato in piazza l’intera città produttiva". Secondo Gazzo oggi il problema non è il successo industriale del cantiere, ma il modo in cui questo si riflette sul quartiere. "Fincantieri sta facendo cambiare il quartiere reclutando operai con subappalti di manodopera straniera senza contribuire a politiche di integrazione, con politiche del lavoro che dovrebbero porre qualche domanda. Non si interviene sull’impatto che questo ha sulle scuole, dove mancano mediatori culturali e insegnanti, né sui problemi generati nella sanità locale".

Il direttivo del Civ sottolinea anche la mancanza di un collegamento con il sistema formativo locale. "Non esiste nessun tentativo di collegarsi con le numerose scuole professionali che abbiamo a Sestri per formare giovani e disoccupati. L’impatto sociale, in poco tempo, è stato devastante e lo sarà ancora di più nel prossimo futuro".

Da qui la richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte dell’azienda, anche alla luce della sua composizione pubblica. "Un’azienda che è al 71,2% statale deve responsabilizzarsi su questi temi. Un’azienda etica è quella che risponde dei cambiamenti sociali che lei stessa produce, non interessandosi solo di quello che avviene dentro al cancello dello stabilimento. Questo a Sestri non avviene".

Sulla stessa linea Monia Modarelli, presidente del Civ di Sestri Ponente, interpellata da La Voce di Genova, che punta il dito sull’assenza di un confronto stabile tra istituzioni, azienda e territorio. "In campagna elettorale tutti si sono presentati qui a parlare di Genova, Sestri e Fincantieri. Sono passati dieci mesi e di incontri sistematici con l’azienda non se ne parla. Nessuno che vada a tirare le orecchie dicendo che c’è bisogno di welfare per i subappalti. La situazione è rimasta immutata rispetto a prima".

La presidente ribadisce come il quartiere non metta in discussione il successo industriale del cantiere, ma chieda che la crescita sia accompagnata da politiche adeguate. "Noi siamo contenti che Fincantieri vada bene e che si varino navi. Però c’erano da fare altri discorsi nei confronti dell’azienda e a noi non arriva nessuna voce. Se il Comune si sta occupando della situazione ci scuseremo, ma noi non abbiamo sentito niente. Tutto bello, però non per chi ci vive".

Il punto sollevato dal Civ, però, va oltre la singola riflessione sui social. Perché mentre il cantiere continua a crescere e a essere raccontato come uno dei simboli della ripartenza industriale della città, nel quartiere resta aperta la domanda su chi debba occuparsi delle conseguenze di questa espansione e della gestione delle relative ricadute sul territorio. 

Sestri Ponente è storicamente legata al suo cantiere navale, e ciò è innegabile, e negli anni della crisi industriale il quartiere si mobilitò portando in piazza oltre tremila persone per difendere lo stabilimento e i suoi lavoratori. Una mobilitazione che, più e più volte ricordato dal Civ, dimostra quanto il territorio abbia sempre considerato Fincantieri una parte integrante della propria identità.

Proprio per questo oggi la richiesta che arriva dal quartiere è ancora più netta: se il cantiere cresce, cresce anche la responsabilità verso il territorio che lo ospita. Significa affrontare i temi dell’integrazione, dei servizi, dell’impatto urbanistico e sociale di migliaia di lavoratori che ogni giorno gravitano attorno allo stabilimento.

Temi che, secondo il Civ, oggi restano completamente fuori dal dibattito pubblico. Il rischio, dunque, denunciano dal quartiere, è che Sestri Ponente continui a essere considerata solo il luogo dove si costruiscono le navi, ma non il territorio che deve convivere ogni giorno con le conseguenze di quella crescita. E senza un confronto serio tra azienda, istituzioni e comunità locale, il successo industriale rischia di trasformarsi in una frattura sempre più profonda tra il cantiere e il quartiere che lo ospita.

Federico Antonopulo


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