Cultura e spettacoli - 10 agosto 2026, 14:44

Van Dyck traina il turismo a Genova. Il 43% in città solo per la mostra

Al Minor Consiglio presentati i dati sull’impatto dell’esposizione a Palazzo Ducale. Armella: “Il 43% dei visitatori è arrivato appositamente per la mostra”. Beghin: “La strada è quella giusta per attrarre un turismo di qualità”

Van Dyck traina il turismo a Genova. Il 43% in città solo per la mostra

Che la mostra su Antoon Van Dyck fosse di assoluta rilevanza nazionale e internazionale si era intuito già lo scorso anno, durante la conferenza stampa di presentazione dell’esposizione durante la quale erano stati annunciati anche importanti prestiti provenienti da mezza Europa.

Quello che si sperava, senza dirlo ad alta voce, era un ritorno forte sul territorio, che fosse capace di consolidare ma ance di modificare, le rotte turistiche in cui Genova compare.

Una speranza che non è stata disattesa, tutt’altro.

Lo hanno dimostrato i numeri, presentati per la prima volta pubblicamente questa mattina nel salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, che hanno evidenziato un impatto positivo della mostra su turismo, economia e immagine di Genova. Prodotta interamente da Palazzo Ducale in tre anni di lavoro e curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, "Van Dyck l'Europeo" è stata piuttosto l'occasione per capire, sempre numeri alla mano, quanto una mostra di questo livello possa diventare un volano per il turismo cittadino. 

73mila ingressi, 685 articoli pubblicati nel mondo e oltre 1,6 milioni di interazioni sui canali social (1.618.284, tra Facebook e Instagram). A colpire è anche la composizione del pubblico: il 10% dei visitatori aveva meno di 25 anni, e non grazie alle gite scolastiche, che quest'anno non sono state il principale traino della mostra, segno che a muoversi sono stati soprattutto i giovani per conto proprio.

A presentare i risultati è stata la presidente di Palazzo Ducale, Sara Armella: “I dati della mostra sono molto confortanti dal punto di vista del numero complessivo dei visitatori, ma analizzando nello specifico questi dati abbiamo ancora maggiore confidenza e fiducia nel lavoro che è stato svolto, perché il 55% dei visitatori è arrivato da fuori regione con un 7% dall'estero, il 43% dei visitatori della mostra si è recato a Genova appositamente per vedere questa esibizione. Quindi sono dati molto importanti perché ci rappresentano davvero quanto le mostre con questo alto livello di scientificità, di originalità, di approfondimento possano essere un motore turistico, culturale per la nostra città anche in una dimensione internazionale”.

Sul lavoro che ha reso possibile il progetto, Armella ha insistito sulla dimensione corale dell'operazione: “Si tratta di una mostra interamente prodotta da Palazzo Ducale con due curatrici molto molto preparate e molto capaci come Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen. Si tratta di una mostra che però ha visto veramente protagonista tutto il lavoro dell'Ufficio Mostre di Palazzo Ducale, a partire da Ilaria Bonacossa, da Monica Biondi, e quindi c'è stato veramente un lavoro corale che si è portato avanti nel corso di più anni. I prestiti internazionali dal Louvre, dal Museo degli Uffizi, dal Prado, dalla National Gallery testimoniano quanto Palazzo Ducale rappresenti un interlocutore serio e consolidato nella sua reputazione anche a livello internazionale”.

Un modello, ha aggiunto, che può essere replicato: “Il lavoro della rete con il territorio, con le istituzioni culturali sia territoriali che ovviamente anche di altri paesi resta fondamentale se vogliamo mantenere una visione fortemente orientata alla contemporaneità, alla modernità e all'attrattività anche verso i giovani”. E proprio sui più giovani, la presidente ha rivendicato un altro dato: “Il 10% dei visitatori della mostra era rappresentato da giovani Under 25, non soltanto in occasione delle gite scolastiche, ma anche molti singoli che si sono trovati interessati a visitare la mostra. Testimonianza anche del fatto che ha avuto un'ampissima ricaduta sui social, con oltre 1 milione e mezzo di visualizzazioni”.

Sull’entità del ritorno economico, la presidente di Palazzo Ducale ha preferito la cautela: “Non abbiamo ancora portato in Consiglio i dati finali perché ci sono una serie di spese che devono essere consuntivate a chiusura totale del ciclo. Credo che faremo tutto questo entro i primi 10 giorni di settembre. È una mostra che anche dal punto di vista economico ha mantenuto le aspettative: noi avevamo previsto un numero di visitatori intorno ai 70.000 per arrivare a un buon risultato anche dal punto di vista economico, e quindi da questo punto di vista siamo soddisfatti”.

Sul perché proprio Van Dyck, la presidente non ha dubbi: “Abbiamo scelto l'artista giusto. Certamente il metodo è importante, ma poi è molto importante un artista che sa dare tanto alla città di Genova, che ha dato tantissimo alla città di Genova, che l'ha resa ancora più internazionale, ancora più presente in tantissime gallerie, in tantissime collezioni private in tutto il mondo”. Guardando avanti, Armella ha anticipato che il prossimo grande progetto internazionale prodotto da Palazzo Ducale sarà presentato “all'inizio di ottobre” in concomitanza con la presentazione della nuova stagione di Palazzo Ducale che sarà aperta dalle proposte delle giovani curatrici e dei giovani curatori, sei idee che prenderanno forma negli ambienti del Ducale nelle prossime settimane.

L'assessora al Turismo del Comune di Genova Tiziana Beghin ha sottolineato il valore della mostra in termini di posizionamento: “Per noi è stato importante come posizionamento rispetto comunque a una ricerca di un target anche di un certo livello, con un soggiorno più lungo nella nostra città e chiaramente una capacità di spesa che possa avere un impatto economico  elevato sul territorio. Questo soltanto appuntamenti di questo grande valore lo possono garantire. E quindi la strada è quella giusta e corretta, e credo che sia anche un buon inizio per un nuovo periodo per poter portare poi anche altri appuntamenti così importanti”.

Beghin si è soffermata anche sulla capacità della mostra di intercettare un pubblico giovane, tradizionalmente meno vicino ai grandi appuntamenti espositivi: “È una nuova stagione che sta puntando molto anche sui giovani, e la cosa secondo me molto interessante è anche che una mostra di questo tipo attiri tanti giovani, perché chiaramente notoriamente sappiamo magari essere più orientati verso tematiche meno impegnative da un punto di vista culturale. Questa invece è stata una mostra importante: abbiamo fatto anche tanta promozione, e a livello turistico la narrativa intorno alla Van Dyck ci ha permesso anche di costruire uno storytelling sulle grandezze di una città nel periodo dei Fasti d'Oro, che sono però ancora oggi molto visibili”.

In merito ai numeri, l'assessora ha confermato la centralità del dato sui flussi turistici: “Sappiamo che comunque 73.000 visitatori sono un numero importante, oltre la metà è arrivata da fuori Genova, quindi anche questo è un numero per noi assolutamente rilevante. La cosa importante sono i numeri di chi ha deciso di venire a Genova per la mostra, e questo è chiaramente fondamentale, perché se abbiamo un flusso turistico già avviato che comunque beneficia della mostra va benissimo per la mostra, un po' meno in termini di attrattività”. Quanto alla vocazione turistica della città, Beghin non ha dubbi: “Genova è già una città turistica, devo dire i numeri dal 2004 a oggi sono sempre stati crescenti, quindi questo ci conforta. È chiaro che per arrivare al livello delle grandi destinazioni turistiche abbiamo ancora un po' di lavoro da fare. Il trend è molto positivo, ci stiamo lavorando cercando anche di far tesoro degli errori di altre destinazioni ed evitare quei fenomeni negativi legati all'overtourism, cercando quindi di promuovere ma al contempo proteggere la nostra città”.

A realizzare l'indagine, per conto dell'Osservatorio Turistico Regionale della Liguria, è stato il consulente statistico di Regione Liguria Luca Sabatini, che ha condotto la rilevazione nell'ultimo mese di apertura della mostra. A spiegarne il funzionamento è stata Anna Galleano: “L'Osservatorio turistico è una struttura di Regione e Camere di Commercio che tutti gli anni monitora i dati per fornire dati concreti. L'Osservatorio fa analisi, la più importante ad agosto con la rilevazione sulle spiagge: nelle località balneari, nei punti in cui arrivano i turisti, dei rilevatori intervistano le persone e poi forniscono i dati per la rilevazione della customer satisfaction. Per Van Dyck è stata realizzata un'indagine specifica all'uscita dalla mostra, con un questionario di tre pagine e una rilevazione sul campo condotta da una rilevatrice che ha intervistato le persone che uscivano dalla mostra. Questo ci ha permesso di arrivare ai dati che sono stati presentati quest’oggi".

IL REPORT

La mostra dedicata a Van Dyck si è confermata un potente motore di attrazione per Genova, capace di superare i confini regionali: oltre la metà del pubblico (55,5%) è arrivata infatti da fuori Liguria, con un 48,5% proveniente da altre regioni italiane e un 6,9% dall'estero. Tra i mercati nazionali più forti si confermano Lombardia (16,5%) e Piemonte (12,5%), seguiti da Toscana ed Emilia-Romagna.

Il dato più significativo riguarda la capacità dell'evento di generare nuovi flussi: per il 43,1% degli intervistati la mostra è stata la ragione determinante del viaggio a Genova. Questo significa che quasi un visitatore su due non avrebbe visitato la città senza questo appuntamento culturale. L'indagine evidenzia inoltre un impatto concreto sulla ricettività: il 21,9% del pubblico ha pernottato in città, con una permanenza media di 3,3 giorni. La quota di pernottamenti sale vertiginosamente tra i turisti stranieri, raggiungendo il 68,4%.

L'esposizione ha attivato un importante indotto economico sul territorio: l'83,2% dei visitatori ha svolto almeno un'altra attività a Genova oltre alla visita a Palazzo Ducale. La ricaduta più diffusa riguarda la ristorazione (74,8%), seguita dalla visita ad altri musei (31%) e dallo shopping (18,2%). Particolarmente interessante è il ruolo della mostra come "porta d'accesso" culturale: per il 19% dei visitatori si è trattato della prima esperienza museale a Genova.

In sintesi, i profili emersi sono tre:

  • Exhibition-Driven Day Trippers (51,5%): escursionisti attratti specificamente dalla mostra.
  • Local Culture Loyalists (27,4%): il pubblico genovese fedele.
  • Cultural City Breakers (21,2%): turisti con soggiorno, prevalentemente stranieri o extra-regionali.

Il gradimento finale è stato eccezionale, con un voto medio di 9,3 su 10. Oltre alla qualità delle opere, i visitatori hanno premiato la cortesia del personale e la gestione degli spazi. L'effetto a lungo termine appare altrettanto positivo: il 93,4% dichiara di aver sviluppato una maggiore curiosità verso la storia e l'arte di Genova, mentre il 100% degli intervistati esprime orgoglio per l'organizzazione di un evento di tale respiro internazionale in città.

Isabella Rizzitano

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