Fino a dove si può spingere la tecnologia? Quale è la soglia che non deve mai essere superata, per evitare problemi serissimi e catastrofi? Esiste un’etica nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della robotica?
Queste e altre domande, su un tema assai interessante e pienamente attuale, fanno da sfondo a un bel libro capace di sposare una delle realtà del nostro tempo e l’ambientazione più affascinante che ci sia: quella del romanzo a sfondo marino, la grande avventura in mezzo agli oceani, amatissima eredità di alcune delle pagine più alte della letteratura di tutti i tempi.
Il libro si intitola ‘Velocypher’ ed è stato scritto da Guido Barbazza, praino ‘doc’, capitano sulle navi e poi ingegnere e manager per una società multinazionale nel settore industriale e marittimo, nonché ispiratore della Fondazione Primavera e già presidente del Municipio VII Ponente.
Il romanzo è pubblicato per i tipi di Magenes Editoriale ed è una storia affascinante che, sul filo delle nuove tecnologie, incrocia Pra’, la piattaforma portuale, il prima e il dopo rispetto allo scalo container, ma anche le navi sempre più digitalizzate, i cargo senza pilota, i droni, i robot, le stampanti in 3D, l’intelligenza artificiale.
Protagonista di queste centoventi pagine dense e piene di ritmo è Tesea Bignone: una donna al comando di una nave (e già questo è un aspetto singolare), che già dal suo nome e cognome riassume perfettamente le due anime del romanzo. Tesea, come il nome dell’eroe degli Argonauti, e Bignone, come uno dei cognomi più frequenti e radicati nel Ponente cittadino, al pari di quell’Achille Carbone che della protagonista è il bisnonno.
Tesea, esperta navigante e donna coraggiosa e tutta d’un pezzo, si trova alla guida del ‘Velocypher’, una imbarcazione iper tecnologica e sofisticatissima, ma anche molto preziosa e utile: perché è capace di ‘mangiare’ tutta la plastica che incontra sulla propria rotta e al tempo stesso, a bordo, trasformarla in plastica con una nuova vita, grazie all’utilizzo di una stampante in 3D. Solo che la troppa tecnologia finisce per giocare brutti scherzi: a un certo punto la nave ‘inganna’ Tesea, le fa credere di essere sulla rotta giusta ma, in realtà, è stata dirottata. Da chi? Per scoprirlo, bisognerà addentrarsi in questa avventura. Lieto fine o brutta fine? Anche questa è materia che lasciamo nel mistero, così come misterioso è tutto l’andamento di questo romanzo che è uno dei tanti dedicati al mare da Guido Barbazza (per Magenes Editoriale ci sono, ad esempio, anche ‘Il macchinista’ e ‘Uomini neri. L’ultimo viaggio della Love Boat’).
Bella la descrizione delle navi di una volta e di quelle di adesso, bello il racconto di come la tecnologia ha cambiato le nostre vite: “Difficile credere nella Divina Provvidenza - scrive l’autore - in questa era meccanicistica, fredda, senza cuore, senza passione, senza grandi uomini, senza grandi personalità, in questa brutta era digitale, della globalizzazione cieca, dell’intelligenza artificiale, degli uomini diventati computer e dei computer che vorrebbero diventare uomini”.
Con la conseguenza che si legge da un’altra parte del libro: “Le competenze che un uomo acquisiva in anni di apprendistato e pratica potevano essere trasmesse al computer in pochi secondi. I professionisti furono sostituiti dai consulenti, i campioni furono sostituiti dalle presentazioni video, i pionieri furono sostituiti dalle analisi di mercato, e la Quarta Rivoluzione industriale si compì. Le persone non sapevano fare quasi più niente: se la soluzione non era registrata in qualche database, non era possibile risolvere un problema”.
“Ho iniziato a scrivere questo libro nel 2020, all’epoca del Covid - ricorda Barbazza - Il punto è che quello che cinque anni fa avevo solamente immaginato, adesso esiste davvero. E le cose andranno sempre più avanti. Io mi sono ispirato a un guru della digitalizzazione conosciuto qualche anno fa a Losanna. Per il resto, l’ampia letteratura a sfondo marino ha fatto la parte principale. Ma nel libro c’è anche tanta fantascienza”.
Con una domanda di fondo, per tutte le pagine del lavoro di Barbazza: ma sino a quando resterà solo e soltanto fantascienza?












